Coronavirus a Sona: come si vive (e cosa si posta) su Instagram nei giorni del contagio e della reclusione?

Durante questo difficile periodo di quarantena, il punto di riferimento per tantissimi di noi è indubbiamente il social. Tanto criticato, tanto sfruttato per cose futili, ora come ora deve essere considerato l’arma principale per vincere la barriera della distanza, anche se questa è di un solo chilometro. È inoltre un grande mezzo per vincere la noia, soprattutto in giorni vacui come quelli di una quarantena che, diciamocelo, ci sta molto stretta.

Eh si, perché come diceva Aristotele nella sua Politica già nel IV secolo a.C., l’uomo è un animale sociale. La relazione, il contatto e il confronto con altri esseri viventi sono inevitabilmente parte di noi. E quando questi ci vengono tolti quasi radicalmente, cerchiamo un nuovo modo, sfruttiamo mezzi che prima non avremmo mai pensato di avere.

Ed ecco che anche chi prima era un po’ più restio, ora anche a Sona ci si ritrova a navigare sui social network più di quanto credesse, me compresa.

Una colonna portante tra questi social è Instagram. Soprattutto tra i giovani, ha ormai rimpiazzato il suo collega più anziano Facebook. Il tipo di contenuti che sfrutta tale piattaforma ha sempre portato chi lo usava a mettere in risalto gli aspetti positivi e i grandi avvenimenti della propria vita. Vacanza a Formentera? Devo assolutamente postare una foto davanti al furgoncino. Serata in discoteca? Carico una story mentre ballo, tra le luci stroboscopiche e la voce del mio amico sovrastata dalla musica. Cena in un nuovo ristorante? Faccio una foto al piatto, più tardi la caricherò. Tutti su quel social hanno una vita straordinaria, fuori dal comune, sempre colma di nuove esperienze.

Ora, purtroppo, sappiamo bene che nessuno di noi può vivere così. E quindi cosa ci rimane? Che cosa guardiamo su questi fantomatici social? Esistono delle vite che al momento sono più interessanti delle nostre e che quindi vale la pena spiare? La risposta molto probabilmente è no.

Perciò, sempre per un’inclinazione umana al mantenimento dell’omeostasi sociale, stiamo cercando sempre di più un modo per creare contenuti che valga la pena vedere sui social. Per sentirci più vicini, e al contempo intrattenerci a vicenda in queste lente giornate.

Ecco quindi come sono ritornate in voga le #challenge. E le stories di Instagram, ma anche di Facebook, si riempiono: di fotografie di quando eravamo bambini, o di pizze fatte in casa, o addirittura di video di calciatori amatoriali che si cimentano nel palleggio con un rotolo di carta igienica.

Mi sono chiesta più volte, scorrendo la bacheca, se queste sfide avrebbero preso veramente piede se tutti fossimo stati impegnati con le nostre vite. Certe volte mi sono risposta di no, perchè nella frenesia degli impegni quotidiani, lavorativi o ludici, avremmo dato meno peso a queste cose. Altre volte mi sono risposta che invece forse sì, avremmo seguito comunque la moda, anche solo perchè molte altre persone insieme a noi la seguivano. Difficile darsi una risposta.

Però una cosa la so per certo: quando sarà finito questo periodo di quarantena, quando arriveranno tempi più sereni, in cui si potrà uscire per fare quattro chiacchiere con gli amici, i social, che tanto ci hanno aiutato in questo periodo, saranno usati un po’ meno. Ci si guarderà negli occhi, non si riderà più attraverso lo schermo, e forse, daremo più importanza a quello che prima davamo per scontato.

E da animali social, torneremo animali sociali.

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