Coronavirus a Sona. Alessandro e la (dura) vita dei corrieri al tempo della pandemia

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La pandemia anche a Sona cambia gli equilibri, produce ripensamenti e aggiustamenti: infatti l’elenco delle attività da inserire nel DPCM con le attività considerate “essenziali” è cambiato tre volte.

E’ stato fatto un grande lavoro comune nella speranza di ottenere un ottimo risultato nella direzione di tutelare la salute di tutti i lavoratori e di tutti i cittadini. Il messaggio del mondo del lavoro è stato dunque univoco: la salute è prioritaria e non si può sacrificare sull’altare della produzione.

Incontriamo perciò un lavoratore nel settore dei trasporti del nostro territorio, che non ha mai smesso di recarsi al lavoro perché considerata un’attività primaria per la filiera agroalimentare, infatti non si sono mai fermati i trasporti di merce.

Si chiama Alessandro ha 45 anni, è sposato da 17 anni e ha due ragazzi di 15 e 11 anni e, come si diceva, abita nel territorio sonese. Lavora da oltre 25 anni nel settore della logistica e spedizioni, un settore dinamico ricco di adrenalina per la gestione, fatto di mille imprevisti e soddisfazioni, un settore spesso maltrattato dalla clientela, un lavoro che Alessandro adora perché permette contatti con persone diversissime per mille motivi, dalla casalinga al dirigente dell’azienda top.

Ma ora con l’emergenza sanitaria, ci spiega Alessandro: “I corrieri e la logistica, sono stati riconosciuti come indispensabili per sorreggere le sorti dell’economia italiana, in questo periodo di difficoltà per tutti. Il nostro lavoro è indispensabile. Ma mi chiedo, prima non lo era? Da settimane mi reco al lavoro e le strade sono vuote. Il silenzio fa da padrone nella zona industriale dove è ubicata la mia azienda. Quando si arriva in azienda tutti: magazzinieri, autisti e impiegati sono già dotati dei nuovi accessori da lavoro le mascherine e i guanti in lattice. Tutti a corretta distanza, ma per fortuna la voglia di fare due chiacchiere non manca mai, la voglia di sentire come stanno vivendo i colleghi, anche di nazionalità diverse, è tanta, e sono tante le parole di incoraggiamento che ci si scambia: si deve lavorare nonostante la preoccupazione di poter contrarre il virus, di trasmetterlo alle nostre famiglie e ai nostri colleghi!”.

“Tutti mi dicono che sono fortunato ad andare al lavoro sottovalutando le preoccupazioni che affollano la mia mente – prosegue Alessandro -, ma lo spettacolo deve continuare, cantava Piero Pelù. Vero, noi stiamo lavorando tanto e a buon ritmo, ma la cosa che rende le nostre fatiche insopportabili sono le persone che chiamano al telefono con arroganza e maleducazione, chiedendo informazioni e pretendendo le consegne”. “Credo che alcuni dovrebbero farsi un esame di coscienza e chiedersi: ma il mio shampoo è indispensabile? Il rossetto, il vino e il libro ordinati on-line sono indispensabili? Sono beni necessari? Perché tante aziende si sono organizzate vendendo e acquistando tramite e-commerce i propri prodotti a privati e non, che ordinano direttamente sui siti aziendali o sulle piattaforme in internet. Quindi si spedisce veramente di tutto, non solo prodotti della filiera agroalimentare”.

“L’arroganza degli acquirenti arriva a volte a tal punto che ci vediamo costretti a giustificare e scusare per il ritardo con cui viene effettuata la consegna del pacco. Le persone – spiega Alessandro – non si rendono conto della difficoltà nella quale ci troviamo a lavorare, per motivi di emergenza tanti hub, i magazzini dove vengono divise e distribuiti i pacchi per provincia e regione e rilanciati per tutta Italia, sono stati chiusi per cui abbiamo dovuto ricostruire un po’ la distribuzione per l’Italia, trovare nuove strategie e cercare di fare del proprio meglio. Il nostro lavoro comunque si è ridotto notevolmente in termini di fatturato, perché è cambiata la tipologia della spedizione: i destinatari non sono più negozi e/o aziende ma privati che ordinano piccole quantità per uso domestico, quindi bancali e grandi rifornimenti per noi non ci sono più o quasi. Per contenere i costi abbiamo deciso di fare la distribuzione a Verona e provincia solo tre giorni a settimana e questo ci permette di avere un po’ più di liquidità per affrontare i prossimi mesi, perché per il settore trasporti non è stato ad oggi considerato nessun ammortizzatore sociale, nonostante sia evidente che ci saranno perdite, e nessuna agevolazione fiscale”.

“Si è innalzata quindi l’assistenza al cliente, le email, il recupero di informazioni, le maggiori aziende di trasporto lavorano in smart-working e non sempre la persona a cui chiedevi le informazioni delle spedizioni è in grado di dartele come prima, perché c’è una comunicazione delle informazioni rallentata. I dati nei sistemi non sono aggiornati in tempo reale come prima – prosegue Alessandro -, ci sono problematiche a livello di sistema e di server, la connessione non sempre è veloce e questo rallenta l’operato e la trasmissione dei dati. Tutto questo non permette di essere efficienti al 100%, si possono generare dei ritardi di consegna, che generano continue chiamate da parte dei destinatari. La mia azienda ha comunque deciso di dare la precedenza di consegna ad ospedali, farmacie, sanitarie e studi medici per garantire l’approvvigionamento dei presidi medici ospedalieri”.

“Tecnicamente il lavoro è cambiato con qualche difficoltà in più – conclude Alessandro -, rallentamento distributivo e sicuramente il poco traffico sulle strade permette agli autisti dei mezzi a impiegare meno tempo per arrivare a destinazione e rientrare in magazzino”.