Corbaz, parla Urbani

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Spettabile Direttore del periodico Il Baco da Seta,

sul suo portale di informazione e approfondimento per Sona, Lugagnano… notizie locali di La Redazione del 26,02,09 è apparsa la notizia che la Lista Civica L’Incontro ha presentato in Comune un’interpellanza per capire cosa sta succedendo nell’area Corbaz in quanto alcuni cittadini hanno segnalato la ripresa dell’attività di scavo della collina.

Intanto contestiamo il titolo “Sbancamenti abusivi a Sona?” abbinato ad una foto vecchia del nostro cantiere. In quello che stiamo facendo non c’è nulla di abusivo e la vostra è pura disinformazione contro di noi! Ci dispiace… La Corbaz sta lavorando in forza del “Permesso di costruire” n. 1632008 del 19.12.2008 rilasciatoci per il muro di sostegno interrato lungo la ferrovia e per i due binari di presa e consegna.

1) Non stiamo scavando la collina, ma ammucchiando, recuperandola, della terra vegetale scavata lungo la ferrovia. Riguarda la formazione del sedime dei due binari di presa consegna autorizzati, parzialmente interrati, con uno scavo sul terreno quasi pianeggiante lungo la ferrovia Milano Venezia, partente a quota zero vicino alla stazione ma profondo m. 2.00 circa verso via Palazzo. Questo per rispettare la quota della ferrovia che impone di realizzare i due binari perfettamente piani, per motivi di sicurezza, mentre la quota campagna dalla stazione sale di m. 2.30 verso via Palazzo.

2) La terra vegetale di risulta dallo scavo, è stata ammucchiata qui in cantiere, assieme a quella degli scavi precedenti, per essere soltanto meccanicamente vagliata e riutilizzata per ricostruire le scarpate della collina Monte Spada, deturpata dallo scavo del 1989 eseguito dai precedenti proprietari.

3) Secondo Lei Direttore, era forse meglio buttar via tutta questa bella terra vegetale del luogo, per poi andare a fare altri scavi in altri luoghi per ricostruire le scarpate della collina cosi come prevedono i progetti che ci siamo impegnati a realizzare? O non è meglio procedere come stiamo procedendo, informando I’Ufficio Tecnico del Comune, recuperando tutta questa terra? Non è questo rispetto e amore della natura e dei paesaggi del nostro tenitorio sia pur dovendo realizzare i progetti autorizzati? O la sensibilità ambientale ce I’ha solo chi non ha mai realizzato nulla? Io ed i miei figli siamo nati e vissuti qui ed amiamo questi bei luoghi come e più di tanti predicatori ambientalisti, che ostacolano questa iniziativa mirante a levare camion dalle strade per farli viaggiare su treno. Purtroppo il raccordo ferroviario con la linea Milano Venezia tra Verona e Desenzano è possibile solo in questo punto. Probabilmente si poteva scavare molto meno la collina ed allungare il terminal verso il campo pianeggiante di via Palazzo. Gli scavi però sono stati fatti nel 1989 e non da noi. Ora noi possiamo solo ripristinare le balze del piede della collina, secondo i progetti autorizzati dalle Autorità preposte. Ed è quello che stiamo facendo.

Le chiediamo di cancellarci dalla Sua lista degli untori e di considerarci aperti al dialogo e pronti a recepire qualunque suggerimento intelligente che non preveda prioritariamente la cancellazione della nostra iniziativa imprenditoriale in val della stazione. Noi abbiamo comprato la società Corbaz nel 2001 e Dio solo sa se oggi ricommetteremmo questo errore: certo che no! Ma con tutti i milioni di euro fin qui investiti e di indebitamento, se ci fermassimo ora, probabilmente il Gruppo Urbani sarebbe scosso dalle fondamenta. Però provi a pensare se nessuno avesse messo mano al completamento di questa opera, la collina per quanti anni ancora sarebbe rimasta ferita e abbandonata? Tra I’altro con il grosso contributo in denaro che abbiamo dato al Comune, ci pare di essere stati generosi anche con la ns. comunità di Sona. Questo almeno è sotto gli occhi di tutti.

Questi sono i fatti come mostrano le foto e la documentazione che allego alla presente. Ma vorremmo cogliere I’occasione per darle qualche altra notizia:

a) La Corbaz ha cessato I’attività il 29 maggio 2008 a causa della revoca dei permessi da parte RFI (rete ferroviaria italiana) perché non aveva realizzato i binari di presa e consegna in tempo con l’avvento dei controlli satellitari della rete ferroviaria. Ma non ha potuto realizzarli perché non aveva ottenuto i permessi di costruirli. Ora finalmente i permessi sono arrivati e li stiamo realizzando. Speriamo di riaprire presto.

b) Al terminal lavoravano e sono tuttora stipendiate 8 persone. A fine Maggio 2008,con la speranza di riaprire I’attività entro due o tre mesi, non è stato licenziato nessuno. Invece sono passati ben 9 mesi e probabilmente ne passeranno altri 4 prima di riaprire. Ed a noi la Cassa Integrazione non la passa nessuno. Spesso ci siamo chiesti se non importasse proprio a nessuno un costo sociale così rilevante in caso di chiusura di questa attività. Noi stiamo facendo la ns. parte e speriamo che qualcuno di buon senso lo apprezzi. A terminal completato qui potranno trovare lavoro una trentina dei nostri ragazzi senza contare I’occupazione indotta e di questi tempi lo riteniamo un fatto importante.

c) Dopo ben 5 mesi dalla approvazione dell’accordo di programma deliberato dal Consiglio Comunale il 27 luglio 08, ci è stata richiesta la VIA Provinciale sull’intero progetto, compresa la parte già realizzata e mai prima si era parlato di VIA. Noi comunque abbiamo dovuto dire “obbediamo” anzi abbiamo immediatamente incaricato dei professionisti per preparare la necessaria corposa documentazione prevista dalla Legge e contiamo di presentarla entro qualche settimana. La cosa che ci disturba è questo continuo stillicidio di burocrazia e perdita di tempo. Non Le pare Direttore che il nostro enorrne sforzo finanziario meriterebbe un po’ più di attenzione e di rispetto da parte di tutti?

d) Circa la palazzina uffici le cose stanno così: I’accordo di programma con il Comune non prevede la sanatoria della palazzina uffici. Si sarebbe potuto inserire il problema nell’accordo, ma per motivi politici si è lasciata la questione pendente presso il TAR. Non si è voluto procedere con la sanatoria. Pazienza. Speriamo nel buon senso dei giudici veneziani che dovranno pronunciarsi fra qualche anno. Intanto noi chiederemo di costruire un’altra palazzina in fianco a quella sequestrata, del tutto uguale a quella esistente. Vonà dire che in futuro avremo ridondanza di uffici. Ancora pazienza. ll perché di questo presunto abuso edilizio è una storia a parte, che racconteremo con dovizia di particolari…

e) La strada campestre che costruiremo, scenderà prima dal cimitero poi costeggiando il Monte Spada contiamo di portarla in futuro fino in Val di Sona. E’ stata un’idea nostra, un regalo agli abitati di Sona. Una passeggiata panoramica attorno al Monte Spada. Senza contare che le bici mountan bike arrivanti da Lugagnano, potranno percorrere Via Stazione risalire un poco Via Monte Spada, costeggiarlo e sfociare anch’esse in Val di Sona, per poi proseguire per S.Giorgio o per altri suggestivi percorsi campestri. Ci dispiace che nessuno mai abbia dato rilevanza a questa idea ed opera nell’opera che realizzeremo cedendo circa mq. 6000 di terreno alla comunità di Sona. Noi ne siamo orgogliosi.

f) Si millanta che stiamo facendo una cava di ghiaia! Non è vero! In questi terreni non c’è ghiaia, c’è “toar” che è un misto d’argilla e sassi. I due mucchietti di ghiaia che sono presenti in cantiere, li abbiamo portati noi: per la necessaria scorta di ghiaia per la centrale di betonaggio operante in cantiere e per i sottofondi ai piazzali, per i quali serve appunto il ghiaiotto cosiddetto “mistone”, che li non c’è.

g) Anche il problema del traffico è un falso problema. Siamo al lembo sud del Comune di Sona, i ns. pochi camion sfociano su una strada provinciale sulla quale già transitano ben 26000 veicoli al di. I nostri camion non passano alcun insediamento residenziale e dopo soli 800 m anivano in autostrada. Quale terminal è posizionato meglio di questo? Quindi contestiamo l’argomento demagogico che cavalca il falso problema del nuovo mostruoso traffico…

Potremmo dilungarci in molti altri sfoghi o lagnanze ma ci fermiamo qui per non tediarla oltre… Saremmo oltremodo lieti se pubblicasse sul giornale Il Baco da Seta questa nostra lettera, per far sapere ai cittadini di Sona che noi non siamo affatto quei mostri che per avidità, sacrificano parte del nostro bel territorio collinare, come qualche pieghevole locale stupidamente sentenzia, ma siamo imprenditori capaci e responsabili che creano posti di lavoro veri, in attività molto importanti per lo sviluppo delle nostre industrie veronesi, oggi in difficoltà come non mai, proprio nello spedire quelle merci che producono. Consideri che il Quadrante Europa è saturo di traffico merci già dal 2005 per loro stessa ammissione.

Probabilmente Lei non pubblicherà questa lettera, ne il testo ne le foto che le offriamo. Comunque a suo tempo provvederemo da soli a comunicare con tutte le famiglie del Comune di Sona e racconteremo per filo e per segno tutte le nostre difficoltà, presentando correttamente e senza bugie i risultati e le opere eseguite, che da sole parleranno di noi e del nostro agire e di coloro che con intelligenza e lungimiranza ci hanno aiutato e degli altri che con falsità e supposizioni senza fondamento ci hanno sempre continuamente ed inutilmente osteggiato. Questo Terminal è un’opera utile ed importante che onora chi riuscirà a portarla a termine e la Comunità che la ospita.

Distinti saluti,
Marco, Nicola e Luciano Urbani

Come consuetudine del Baco pubblichiamo integralmente l’intervento dei signori Urbani, segnalando comunque che nella fattispecie in oggetto questa Redazione si è limitata a pubblicare, senza commenti, quanto inviatoci – a noi come a L’Arena e al Corriere Verona – dalla Lista Civica L’Incontro.

Non facciamo disinformazione e non rientra nelle nostre abitudini affibbiare la qualifica di untori a nessuno. Sulla vicenda Corbaz, di cui oggi leggiamo – dopo quella de L’Incontro – la versione dei signori Urbani, i nostri commenti li abbiamo già esposti sulla nostra rivista cartacea. E per comodità dei lettori li ripubblichiamo qui sotto.

Un accordo che andava fatto

Molte solo le perplessità che ruotano all’accordo siglato tra il Comune di Sona e Corbaz. Perplessità di merito (tante le incognite sulla reale portata della riqualificazione ambientale e sull’impatto che avrà l’interporto sulla viabilità comunale) e perplessità di forma (l’Amministrazione comunale è apparsa forse un po’ succube dell’iniziativa del privato). Ma è indubbio che l’accordo andava fatto, la situazione doveva essere sanata dopo troppi anni di non-gestione del problema e quanto si è ottenuto è comunque un risultato positivo. In certe delicate questioni riteniamo che non paghi asserragliarsi su posizioni filosoficamente – e spesso inutilmente – intransigenti ma che una certa dose di sano realismo sia indispensabile. Una realpolitik, per citare altre epoche e altri contesti.

Come condivisibile è il Vicesindaco Di Stefano quando in Consiglio afferma che rientra nei compiti di chi ha avuto elettoralmente il mandato per amministrare quello di prendere delle decisioni. Anche difficili.

(dal 48esimo numero de Il Baco da Seta)