“Controllo del vicinato”, la Corte Costituzionale dichiara la legge del Veneto incostituzionale

Sul territorio di Sona le prime esperienze di “controllo del vicinato” nascono ancora nel 2017, e da allora si sono diffuse in tutte le frazioni, con la nascita di gruppi, dotati di un responsabile ciascuno, e delle chat di WhatsApp molto attive.

Arriva però oggi la notizia che la legge della Regione Veneto n. 34 che istituiva e promuoveva il “controllo del vicinato” è stata dichiarata incostituzionale della Corte Costituzionale.

Nella sentenza la Suprema Corte ha indicato che spetta soltanto allo Stato legiferare in materia di “sicurezza primaria”, che consiste nell’attività di prevenzione e repressione dei reati, affidata alle forze di polizia.

Le Regioni possono solo prevedere interventi a sostegno della “sicurezza secondaria”, in particolare mediante azioni volte a rafforzare nella comunità una cultura della legalità, nonché a rimuovere le condizioni nelle quali possono svilupparsi fenomeni di criminalità.

Quello che quindi la Corte costituzionale sottolinea con forza è che la legge regionale viola la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico.

Appena la notizia è diventata ufficiale, il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’Associazione Controllo del Vicinato ACdV hanno però reso pubblico un comunicato stampa nel quale chiariscono che “In riferimento alla notizia apparsa oggi sulle testate nazionali in merito al pronunciamento della Consulta Regionale Veneta su una proposta di Legge Regionale sul ‘Controllo di Vicinato’ si comunica che l’Associazione ‘Controllo del Vicinato ACdV’, consapevole del fatto che sia lo Stato a dover legiferare in materia di sicurezza primaria, è totalmente estranea a tale proposta di legge, dalla quale si dissocia essendo questa presumibilmente redatta da soggetti terzi a lei estranei”.

L’intervento della Cassazione quindi non interessa in alcuna maniera l’attività dei gruppi presenti a Sona, che agiscono in stretta collaborazione con le Forze dell’Ordine nell’ottica, appunto, che solo allo Stato competa la gestione dell’Ordine Pubblico.