Consulte di frazione a Sona: ci siamo finalmente? Martedì il Consiglio comunale approva il regolamento

Nell’intervista al Sindaco di Sona Mazzi in occasione del suo primo anno di secondo mandato, comparsa dello scorso luglio della nostra rivista, è stato rispolverato il tema delle Consulte di frazione, che il Baco da sempre segue con estrema attenzione.

Nonostante il primo cittadino Mazzi avesse dichiarato che le consulte sarebbero state ufficiali entro la fine dell’anno scorso, non vi sono state novità in tal senso. Ora però l’Assessore Monia Cimichella, che ha ricevuto la delega sul tema ad inizio anno, conferma al Baco che “il Regolamento delle consulte è stato approvato e verrà presentato durante il prossimo Consiglio comunale“. Consiglio che si tiene martedì 3 marzo, tra l’altro a porte chiuse a causa delle disposizioni per il coronavirus.

L’obiettivo delle Consulte di frazione, lo ricordiamo, è quello di avvicinare la cittadinanza all’Amministrazione comunale, non in funzione decisionale, ma con scopo meramente consultivo.

Vittorio Giardini, ultimo presidente della Consulta di Frazione di Lugagnano negli anni ’90.

Al fine di scendere maggiormente nel vivo (ma anche nel tecnico) della questione abbiamo incontrato Vittorio Giardini, ultimo Presidente della Consulta di Lugagnano negli anni ’90. La sua vita politica inizia a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. “Mi stava a cuore darmi da fare per la comunità e il socialeci racconta Vittorio –, quindi mi iscrissi al partito della Democrazia Cristiana”.

La sua esperienza all’interno delle consulte di frazione quando iniziò?

Fui Presidente della circoscrizione di Lugagnano dal 1985 al 1990. La mia esperienza politica, tuttavia, non finì lì: poi fui eletto in Consiglio comunale in qualità di Consigliere capogruppo in maggioranza. Poi crollò la DC e progressivamente uscii dall’ambiente politico che stava un po’ alla volta mutando, nonostante avessi le mie idee e una mia visione e non abbia, comunque, smesso di interessarmi e attivarmi per la politica locale.

Una piccola parentesi: cosa possedeva di diverso la politica locale di allora con quella di adesso?

Generalmente in tutte le realtà locali in Italia esisteva una formazione all’interno di tutti i partiti: il tesseramento e la partecipazione ai direttivi costituivano il primissimo approccio alla politica attiva. Un altro elemento di notevole differenza erano i pre-consigli.

Cioè?

Prima dei Consigli comunali l’Amministratore di riferimento indiceva il pre-consiglio, una sorta di riunione in cui venivano anticipati i temi del successivo Consiglio comunale. Al di là dei contenuti i pre-consigli erano formazione pura: capire cosa si andava a votare, il perché, le conseguenze, i successivi passaggi tecnico-burocratici permettevano agli aderenti al partito di avere un’analisi approfondita e puntuale del tema.

Torniamo alle Consulte di frazione.

In seguito a una legge emanata durante il mandato di Angelo Boscaini in qualità di primo cittadino di Sona, anche il nostro Comune adottò il sistema delle Consulte di frazione. Io succedetti in qualità di Presidente della circoscrizione di Lugagnano a Francesco Mazzi, che entrò in Giunta.

Che linea ha adottato nelle vesti di Presidente?

Fin da subito ho voluto tenere lontani gli scontri politici dalla Consulta, eliminare le logiche della maggioranza e minoranza; il nostro obiettivo era fare da tramite tra la gente della frazione e gli Amministratori comunali. In concreto proponevamo progetti e iniziative, ma muovevamo anche delle critiche, che erano, però, sempre costruttive.

Qual è stata, a suo avviso, la conseguenza di questo approccio?

Credo che abbiamo ottenuto risultati davvero interessanti e bellissimi per la frazione di Lugagnano. Semplicemente tenendo fuori dalle nostre riunioni le logiche dei partiti, avendo uno scambio costruttivo tra di noi e focalizzandoci unicamente sul benessere del nostro paese.

Ci può fare qualche esempio di una vostra attività?

Abbiamo avuto molti confronti quando si dovette dare il nome alle vie e alle piazze del paese. Non sapevamo come chiamare quella che oggi è Piazza Martiri della Libertà a Lugagnano: c’era chi proponeva Piazza Martiri delle foibe, chi faceva riferimento ad altri fatti storici; eravamo un po’ divisi tra di noi. Poi ci dicemmo: “perché non dedicare questa piazza a tutti i martiri per i valori della libertà?”. E così approvammo all’unanimità il nome “Piazza Martiri della Libertà”.

Davvero curioso.

Un’altra piccola chicca: Via Pelacane.

Avevamo già dedicato un articolo sul nostro sito a tale riguardo.

L’ho letto, ma devo fare una precisazione, dato che nell’articolo viene affrontato in modo superficiale.

Prego.

Quand’ero Presidente di circoscrizione mi arrivò una richiesta dal sindaco Boscaini: “Devi cambiare nome a Via Pelacane”. Fui veramente colto alla sprovvista. “A Lugagnano è venuta una persona importante ad abitare – mi spiegò Boscaini –; il nome ‘Pelacane’ è disdicevole, pertanto dovete trovare una soluzione”.

Una richiesta davvero insolita. Come la risolveste?

Ci riunimmo e sorsero varie proposte, tra cui “Già via dei pelacani” per richiamare l’attività dei conciatori di pelli. Ma fu bocciata perché non eliminava il problema del nome. In seguito a varie ricerche e approfondimenti, scoprimmo che nel medioevo era vissuto alla corte degli Scaligeri un personaggio chiamato Antonio Pelacane, una grande figura di medico e uomo di cultura. Decidemmo di attribuire a lui la via.

Quindi “Via Pelacane” divenne “Via A. Pelacane”.

Esatto. Facendo diventare la denominazione della via un nome proprio, ingabbiammo la richiesta del Sindaco. Un giochetto amministrativo che, pur non cambiando la forma, stravolgeva la sostanza.

Che altre attività avete gestito?

Ci occupavamo dei doposcuola estivi, rapportandoci anche con la parrocchia della frazione, e supportavamo l’Università Popolare a livello organizzativo. Abbiamo assistito attivamente all’avvio della biblioteca di Lugagnano, gestendo gli ordini e la catalogazione dei libri. Un’altra iniziativa che abbiamo supportato è stata la scuola di lavoro per le ragazze del paese, a cui veniva insegnata soprattutto l’attività di cucito.

E con le attività produttive e commerciali del territorio?

Con gli agricoltori locali abbiamo organizzato tre bellissime edizioni della mostra delle pesche. Nel periodo natalizio, inoltre, abbiamo più volte incontrato i negozianti del paese per acquistare e installare le luminarie lungo le vie di Lugagnano. Discutevamo, inoltre, di problemi ed esigenze del territorio. Qualora ce ne fossero, cercavamo sempre di trovare dialogo con i cittadini al di fuori delle mura del municipio e di portare determinati argomenti sul tavolo della giunta. Anche durante le nostre riunioni di consulta s’instaurava un clima quasi familiare, confidenziale.

Ci sono (stati) progetti, per così dire, nel cassetto ma che poi non hanno visto la luce?

Uno sì. A Lugagnano c’è una vasca di dispersione su cui non si può costruire. Mi sarebbe piaciuto replicare lì una struttura che vidi tempo fa in paesino dell’Alto Adige: in uno spazio aperto vi era una costruzione in legno a forma di conchiglia in cui si tenevano concerti ed esibizioni artistiche. L’acustica era sensazionale: il pubblico sentiva benissimo e non si recava disturbo alle abitazioni adiacenti. A Lugagnano poteva essere un punto strategico: tra la casa anziani e la baita degli alpini si poteva creare un riferimento fisso per gli eventi culturali, avvalendosi anche della collaborazione delle due adiacenti realtà associative.

A suo avviso, le Consulte di frazione rappresentano oggi un’esigenza per Sona?

Alla luce dell’esperienza che ho avuto, sì, ma credo che per essere utili debbano essere apolitiche. Per andare d’accordo, non bisogna arroccarsi all’interno del gruppo o del partito politico di provenienza. Quando alla gente non si parla di politica in astratto ma si espongono fatti, attività e iniziative concrete, l’interesse della cittadinanza verso l’Amministrazione aumenta.

Cambiando argomento, in termini amministrativi che differenze aveva la politica locale di allora rispetto a quella odierna?

Un elemento di differenza sostanziale era il rapporto con la cittadinanza. Il sabato mattina venivano tenuti aperti gli uffici del municipio: la maggioranza, la minoranza e anche i dipendenti comunali incontravano i cittadini senza prendere appuntamento. Un modo di comunicazione molto efficace.

Che opinione ha della politica nazionale?

Oggi, purtroppo, la politica è vissuta con fanatismo sia dall’elettorato attivo sia da quello passivo. Affermare che la politica sia tifoseria è, a mio avviso, riduttivo. E di politici competenti, purtroppo, non ne vedo l’ombra. C’è chi ha puntato sul “nuovo”, ma senza sapere cosa sia il nuovo. Si guarda troppo al risultato immediato, senza avere una visione lungimirante.

E sul piano dei valori?

Lo Stato è uno e laico. Va benissimo che uno abbia un credo religioso o un proprio pensiero riguardo a temi etici, però ciò non si può imporre agli altri. Deve esserci un’armonia tra il lavoro in politica e le proprie idee personali. La mancanza di armonia porta alla tifoseria, che, sua volta, può sfociare nel fanatismo.

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

Related posts