Una sala riunioni, la sede del Consorzio Vini Bardolino, e una scelta che non lascia spazio a interpretazioni: continuità. Il consiglio di amministrazione ha confermato all’unanimità Fabio Dei Micheli alla presidenza dell’ente. Accanto a lui, nel ruolo di vicepresidenti, Luca Oliosi, Davide Ronca e Fausto Zeni. La seduta di rinnovo dei vertici si è tenuta nella serata di ieri, con un Consorzio che oggi mette insieme 817 soci e più di 600 viticoltori.
Il presidente non ha nascosto il clima complicato in cui il vino si muove, “una fase complessa che il settore sta attraversando a livello globale”, ma ha scelto di trasformare la difficoltà in una linea politica precisa. In una dichiarazione che suona come una bussola per i prossimi tre anni, Dei Micheli ha indicato tre parole come chiave della denominazione: “riconoscibilità, contemporaneità e freschezza”. Termini che, in controluce, parlano anche di un’esigenza: non rimanere fermi mentre cambiano consumi, mercati e aspettative.
La partita, ha spiegato, si gioca sulle leve del mercato “che non possono prescindere dalla qualità”. E dentro quelle leve c’è un nodo che nel mondo del vino è diventato quotidiano: l’equilibrio tra quantità e valore. Il presidente ha messo al centro il “riallineamento di produzione e domanda” con un obiettivo dichiarato, cioè “garantire la giusta remunerazione alla filiera”. Non è solo una formula: è il tentativo di evitare che il prezzo venga schiacciato sia a valle e che a monte, tra vigne e cantine, resti la fatica senza margine.
Nel pacchetto delle priorità compaiono anche due strumenti di rilancio che in area Garda hanno un peso specifico enorme: il potenziamento dell’enoturismo e un rafforzamento del marketing “anche in chiave internazionale”. Il terzo capitolo, quello più tecnico ma potenzialmente più incisivo, è la “definizione di un nuovo disciplinare”: un passaggio che può ridisegnare regole, identità e ambizioni del Doc, e che spesso segna la differenza tra un marchio che insegue e un marchio che guida.
Il momento non è casuale. Dei Micheli ha ricordato che la conferma arriva “proprio nel centenario dalla nascita del Consorzio”. Perché il Consorzio Vini Bardolino è attivo dal 1926 e oggi rappresenta e tutela la Bardolino Doc, che nel territorio gardesano veronese si esprime in tipologie storiche come Bardolino e Chiaretto di Bardolino. E i numeri raccontano una denominazione tutt’altro che marginale: 2.400 ettari di superficie vitata, di cui 1.000 dedicati al Chiaretto. Nel 2025 la produzione complessiva ha raggiunto 21 milioni di bottiglie, divise in 11 milioni di Bardolino e 10 milioni di Chiaretto.
C’è un dato, poi, che illumina la direzione verso cui il Consorzio guarda: il Chiaretto viene definito “il rosato più venduto d’Italia” e mostra una “propensione all’export al 60%”. In altre parole: la spinta internazionale non è un obiettivo astratto, è già una parte consistente del lavoro quotidiano. Anche sul piano della governance il Consorzio sottolinea la propria forza: in regime di erga omnes dichiara una rappresentatività al 92%, segno di una filiera ampia che si riconosce (quasi per intero) nello stesso perimetro.
Il nuovo consiglio di amministrazione, eletto in assemblea il 22 aprile, mette insieme una squadra numerosa: Claudia Benazzoli, Alessandro Bianchi, Chiara Brancher, Piergiuseppe Crestani, Fabio Dei Micheli, Claudio Lenotti, Luca Oliosi, Francesco Piona, Matilde Poggi, Agostino Rizzardi, Davide Ronca, Egidio Roviaro, Christian Scrinzi, Marco Zanoni, Fausto Zeni. Una lista che è anche una mappa di sensibilità e interessi diversi, chiamati ora a tenere insieme una parola antica come “denominazione” con un presente che chiede velocità, visione e concretezza.
La linea è tracciata: far riconoscere Bardolino per ciò che è, renderlo contemporaneo senza snaturarlo, e difenderne quella freschezza che sul Garda è clima, paesaggio e promessa nel bicchiere. Nel centenario del Consorzio, la continuità non è solo una riconferma: è un impegno pubblico a non perdere terreno.
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