Compito della politica nel nuovo anno è anche quello di ritornare a far partecipare i cittadini, dopo il Covid

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E’ finito un anno davvero difficile, la comunità internazionale non era preparata a questa emergenza. Tutti siamo stati coinvolti in questa battaglia chi, direttamente con la malattia, chi indirettamente per la parte economica personale o della propria attività. Certamente siamo stati coinvolti tutti nella dimensione dei rapporti sociali quasi annullati.

Alcune istituzioni in questa tempesta hanno dato segnali forti di vita, penso all’Unione Europea con il forte finanziamento delle economie dei paesi membri e con il piano vaccini, altre istituzioni sono rimasti immobili nella bolla delle indecisioni, altre si sono perse nella quotidiana polemica politica.

Mi rendo conto che non è facile essere costruttivi nei momenti difficili, non è facile portare idee perché per farlo bisognerebbe immedesimarsi nelle persone più deboli, più fragili e cercare di capire come riorganizzare la comunità coinvolgendo tutti.

I mezzi di comunicazione rilevano che questa pandemia ha potenziato l’aspetto solidale ma vengono tanti dubbi quando si sentono forti accenti di discriminazione fra giovani e anziani, fra la libera professione e il posto fisso, fra chi sta bene e chi si è impoverito aumentando la diseguaglianza.

Con questi pensieri penso spesso alla mia piccola grande comunità, al mio piccolo grande Comune di Sona che nonostante tutto ha saputo dimostrare doti che nelle istituzioni più grandi non ci sono state.

Mi vengono in mente le tante iniziative dell’Amministrazione comunale e delle associazioni locali nel cercare di tenere vivo il tessuto della comunità aldilà delle diverse posizioni economiche e politiche.

Ma come sarà questo nuovo anno? Come riuscirà la politica a dare la carica a una comunità stanca e nervosa? Come riuscirà l’Amministrazione locale a riorganizzare i suoi servizi e guidare con forza i cambiamenti necessari dopo questa tragedia?

Una vecchia canzone di De Andrè diceva che quando finiscono i buoni consigli si inizia a dare il cattivo esempio. Certamente il Sindaco del mio piccolo grande Comune non ha bisogno né di buoni consigli né tantomeno di cattivi esempi ma riporto alcune riflessioni per me e per quanti hanno voglia di mettersi in gioco per fare grande la nostra comunità.

Credo che l’impegno maggiore sarà quello di dare coraggio e voglia di fare, di creare le condizioni perché l’Amministrazione locale faccia partecipe ogni cittadino alla vita politico/amministrativa, faccia sentire il Comune come la propria casa dando maggiore visibilità alla politica locale.

Quando sento che i Consiglieri comunali, a fronte di silenzi incomprensibili, lavorano molto dietro le quinte, nelle commissioni o girando senza una meta negli uffici comunali penso che questa sia proprio la politica da cambiare: la politica è visibilità, è discussione, è partecipazione e senza questo credo difficile riprendersi.

Negli ultimi tempi il Consiglio Comunale ha approvato l’organizzazione delle consulte di frazione, ne ha parlato anche il Sindaco nell’intervista di fine anno al nostro Gianmaria Busatta – si sono previsti Consigli comunali convocati sul territorio, si è valorizzato il rapporto fra Amministrazione Comunale e terzo settore.

Sono alcuni esempi che mi piace ricordare soprattutto a me stesso per cercare un piccolo sostegno alla istituzione locale e al Sindaco per questo nuovo anno che sarà, si spera, meno drammatico.