Coltivare la speranza di un domani migliore partendo da oggi, dal 25 aprile

Un violento uragano si è abbattuto sui “25 aprile” dello scorso e dell’anno in corso, in tutti i Paesi del mondo. Dopo più di un anno stiamo ancora subendo le conseguenze fisiche, economiche e sociali di una pandemia che, pare, non intenda ancora tornare sotto controllo.

Il 25 aprile 1945 è una data che ci ha fatto sempre riflettere e quest’anno il quadro all’interno del quale si colloca non può che chiamarci ad un confronto ancora più impegnativo. I padri fondatori dell’Europa unita, dopo la tragedia di una guerra con 60 milioni di morti, la vollero indirizzare su percorsi virtuosi di condivisione, assumendo scelte conseguenti di collaborazione fra le nazioni che erano state le principali belligeranti.

La tragedia della pandemia, che ci sta pesantemente colpendo ha consentito di verificare che una parte del cammino da loro indicato è andato nel verso voluto. Seppure con molta difficoltà, un accordo per finanziare la ripresa economica del dopo pandemia si è trovato e, cosa più importante, pur in presenza di situazioni diverse di debito pubblico nazionale, una parte dell’onere complessivo sarà ripartito fra tutti.

In Italia il duro confronto, fra chi valorizza il problema della salute e chi quello economico, sta assumendo toni aspri e talvolta spinge ad azioni che potrebbero compromettere la tenuta della coesione sociale.

Non intendiamo qui analizzare oltre i risvolti dei problemi posti dalla pandemia, perché non è l’argomento scelto per il nostro intervento. Abbiamo scelto di scrivere della situazione economica e sociale odierna, partendo da un 25 aprile, perchè fu in quella data del 1945 che le migliori risorse umane dei singoli Paesi si misero a disposizione per riportare le proprie comunità ad essere habitat di benessere sociale ed economico, senza distinzioni di classe sociale o appartenenza politica o religiosa.

Ora, come allora, abbiamo ancora la necessità che le leadership migliori delle nostre Comunità, sappiano dare quanto serve per risollevare uno stato d’animo civico depresso, affaticato e stanco.

Ma dove sono queste leadership? Noi pensiamo agli ottomila sindaci d’Italia, che avendo scelto di essere punto di riferimento per i propri concittadini, devono essere in grado in questo frangente di fare un passo in più. Devono saperli animare, senza ricercare consensi immediati, attivando iniziative e promuovendo stimoli per ottenere partecipazione a progetti che creino comunità.

Pensiamo alle centinaia di migliaia (solo a Sona più di cento) presidenti di associazioni di volontariato, che avendo deciso di donare una parte del proprio tempo per un interesse generale, dovrebbero attivarsi chiedendo ai propri associati di ricercare comunione di intenti con chi opera nelle loro vicinanze, anche se lontani dai rispettivi spazi di attività.

Pensiamo alle migliaia di parrocchie, con le loro capillari attività di apostolato sul territorio, che dovrebbero spingere i propri aderenti a dare di più in partecipazione civica.

Non manca infatti in questi mesi chi fornisce contributi di tempo ed economici e morali, scarseggia chi anima e da speranza a chi è stato duramente colpito sul piano degli affetti e di chi non crede più che il tempo bello non arriverò più per loro. Solamente un concerto di iniziative, volte a raggiungere lo stesso obiettivo potrà consentirci di consegnare alle generazioni del dopo Covid una società migliore, come cercarono di fare i nostri concittadini negli anni del dopo 25 aprile 1945.

Ci sia d’esempio, uno fra tutti Winston Churchill, che nel periodo peggiore per la sopravvivenza della libertà nel proprio Paese, non si associò al coro dei lamenti dei propri concittadini ma, pur indicando loro strade faticose di lacrime e sangue, li convinse a resistere.

Concludiamo con una frase di un saggio, “di fronte ai drammi c’è chi reagisce contro e chi invece costruisce; la differenza sta nell’educazione ricevuta”, e l’educazione di un popolo è costruita dalla capacità dei propri leader di essere esempi e condottieri nei momenti difficili.