Il Roland Garros adesso ci consegna una certezza meravigliosa: un italiano giocherà la finale di Parigi. Non è più un sogno, non è più una speranza da coltivare con prudenza, ma una splendida realtà scritta sulla terra rossa più nobile del mondo.
Sarà Flavio Cobolli contro Matteo Arnaldi, una semifinale tutta azzurra che profuma di storia, di coraggio e di generazione nuova. Dopo l’uscita di scena di Jannik Sinner, l’Italia non si è spenta. Ha cambiato volto, ma non ha smesso di brillare.Cobolli ha vinto una partita bellissima contro il “gatto Felix”, quel Félix Auger-Aliassime capace di partire meglio e prendersi il primo set. Poi però l’azzurro ha cambiato marcia, cuore e ritmo, rimontando con autorità e chiudendo 4-6 6-4 6-4 6-4. È stata una vittoria da giocatore vero, da uomo che non si spaventa davanti al vento, al punteggio e alla qualità dell’avversario. Cobolli ha saputo soffrire, ripartire, alzare il peso del dritto e trasformare una partita complicata nella notte più luminosa della sua carriera.
Dall’altra parte ci sarà Matteo Arnaldi, passato in semifinale dopo il ritiro dello sfortunatissimo Matteo Berrettini, costretto a fermarsi quando inseguiva 5-7 2-5. Una scena dolorosa, perché il romano resta un gigante di talento e fragilità, un campione dal cuore enorme e dal corpo troppo spesso tradito. Il “gigante di cristallo” si rompe ancora, e fa male vederlo uscire così, proprio mentre il torneo sembrava poterlo riportare tra i grandi. Arnaldi, però, non ha rubato nulla: ha giocato con ordine, lucidità e presenza, meritandosi una semifinale conquistata dopo un torneo di fatiche e maratone che ne hanno temprato carattere e ambizioni.
Nell’altra parte del tabellone Alexander Zverev ha dato un sonoro schiaffo al volo al giovane Rafael Jódar, battuto 7-6(3) 6-1 6-3. Lo spagnolo era partito bene, aveva anche avuto l’occasione di servire per il primo set, ma poi ha pagato dazio davanti all’esperienza del tedesco. Zverev ha lasciato sfogare il ragazzo, ha resistito nel momento più delicato e poi ha messo la partita dentro la sua gabbia. Dal tie-break in avanti è emersa tutta la differenza tra chi sta ancora scoprendo certi palcoscenici e chi, da anni, vive stabilmente nei piani alti degli Slam.
Contro di lui ci sarà Jakub Menšík, protagonista di una delle partite più belle del torneo contro João Fonseca. Il ceco ha vinto 6-4 6-3 7-6(3), in una battaglia tra due giovani talenti che hanno fatto intravedere il futuro del tennis mondiale. Menšík ha impressionato per maturità, servizio, coraggio e soprattutto per la sicurezza mostrata quando ha scelto di venire avanti. A rete ha messo in mostra mano, freddezza e colpi da giocatore completo. La chiusura del match è stata un’opera di nervi saldi: Fonseca ha annullato sei match point uno dopo l’altro, trascinando il ceco fino al tie-break con la forza della disperazione, ma Menšík non ha mai perso la bussola, chiudendo infine al settimo tentativo con la lucidità di chi sa già di essere grande.
Ora il quadro è meraviglioso: Cobolli contro Arnaldi, l’Italia contro l’Italia, con Parigi pronta a incoronare almeno un finalista azzurro. Dall’altra parte Zverev contro Menšík, l’esperienza contro la gioventù, la solidità contro l’entusiasmo. Il Roland Garros entra nella sua fase più calda e l’Italia ci arriva con il petto gonfio d’orgoglio. Comunque vada, venerdì sarà una giornata da ricordare: perché su quella terra rossa, finalmente, il tricolore non accompagna più soltanto un sogno. Accompagna una certezza.
Nella Tribuna VIP del Divano regna una serenità insolita. Per una volta nessuno suda freddo: con un italiano già in finale, il risultato più importante è già in cassaforte.
“Ho letto il tuo articolo” esordisce l’AutoGufo rivolgendosi all’Orso. “Però secondo me sei stato un po’ duro con Zverev.” “In che senso?” chiede l’orso. “Beh, scrivere che ha dato uno schiaffo al volo a Jódar mi sembra eccessivo. Il ragazzo ha perso, ma addirittura prenderlo a sberle…”
A quel punto cala il silenzio. Nostradamus si toglie lentamente gli occhiali. L’Orso sospira.
“AutoGufo…” dice l’Orso con infinita pazienza. “Lo schiaffo al volo è un colpo del tennis.” “Davvero?” “Sì.” “Quindi Zverev non ha picchiato Jódar?” “No.” “Neanche uno schiaffetto piccolo?” “No.” “Nemmeno nel tie-break?” “NO.”
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”Dopo qualche secondo di riflessione l’AutoGufo annuisce soddisfatto.
“Allora va bene. Per un attimo avevo pensato che il Roland Garros fosse diventato una gara di arti marziali.” Nostradamus scuote la testa e torna a consultare le sue profezie.
L’Orso invece sorride. In fondo l’AutoGufo è fatto così. Ogni tanto confonde un colpo di tennis con una rissa da saloon, ma è anche per questo che la Tribuna VIP del Divano continua ad essere uno dei luoghi più bizzarri dell’universo conosciuto.
Forza Sinner sempre, ci manchi tanto. Forza Cobolli e Arnaldi: scriveteci una pagina che non dimenticheremo.
E un abbraccio grande, grandissimo, a Matteo Berrettini, che se ne va ancora in lacrime, ancora tradito dal corpo, ancora con quella dignità silenziosa che lo rende unico.
Ci vediamo sull’erba di Wimbledon, Matteo. Quella è casa tua.
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