Clamoroso a Lugagnano: chiude l’Agripol. Trenta persone a casa

La notizia è clamorosa, pur se della cosa si era iniziato a sussurrare ancora due anni fa. Ma ora purtroppo quella che pareva solo una voce sembra diventare una dura realtà.

Con una lettera ad oggetto “Cessazione di attività” dello scorso 22 ottobre infatti la RIPRO. COOP Società Cooperativa Agricola informa i dipendenti che dal 31 dicembre di quest’anno chiuderà lo storico stabilimento di Lugagnano posizionato a sud del parco giochi parrocchiale e conosciuto da tutti come ex Agripol.

Ad essere purtroppo colpite da questa decisione sono ben trenta persone, e quindi trenta famiglie, che vedono chiudersi le porte del loro posto di lavoro. Una situazione sicuramente molto preoccupante.

Proprio questi dipendenti dell’incubatoio si sono rivolti stamattina al Baco, inviando successivamente anche una lettera aperta per poter dire la loro su quanto sta accadendo. I lavoratori hanno informato il Baco che lo scorso 31 ottobre hanno avuto un incontro con il Sindaco Gianluigi Mazzi, “che ha promesso di contattare la proprietà Amadori per poi informare dell’esito di questo colloquio”.

Il Sindaco, contattato dal Baco, ha confermato che è già infatti in calendario per il prossimo venerdì 15 novembre un incontro tra l’Amministrazione e la proprietà Amadori per capire se esistano spazi di manovra o soluzioni alternative. Il Sindaco ha anche anticipato che martedì 19 novembre l’Amministrazione Comunale terrà un incontro pubblico a Lugagnano per parlare di questo problema e di altre tematiche che interessano la frazione.

Ecco quanto scrivono i lavoratori dell’ex Agripol.

Siamo in autunno. Bel tempo, maturano i frutti, si vendemmia e cadono le foglie. Sono le immagini che associamo al nome di questa stagione. Da quest’anno, almeno per chi abita a Lugagnano, possiamo associarne un altro: RIPRO.COOP. Questo il nome dell’ex Agripol (incubatoio di pulcini) che dopo tanti anni chiude. L’attuale proprietà (gruppo Amadori) in una nota inviata ai lavoratori (oltre alla FLAI CGIL, FLAI, CISL. UILA  UIL e alla DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO) il 22 Ottobre, ha posto la data della cessazione attività il 31.12.2013 motivandone la chiusura con le seguenti argomentazioni:

– La generale situazione di crisi economica nonché la contrazione dei consumi di carne avicole, sia a livello locale che nazionale che ha portato ad una minor incubazione di uova.

– La generale esigenza di ristrutturazione aziendale con realizzazione delle strutture di incubatoio e la maturata necessità di non poter più sostenere i costi così strutturati del personale dipendente in rapporto all’attività produttiva aziendale.

Il tutto chiudendo con un ineccepibile… distinti saluti, ma data la situazione quanto mai inopportuno!

Non siamo qui adesso per fare la storia dell’ex Agripol, dei bei tempi andati, come successo sugli ultimi numeri del Baco. Ci vorrebbero quintali di carta e noi non vogliamo abbattere alberi inutilmente. Vogliamo solo porre l’accento sugli aspetti che saltano agli occhi: le fumose motivazioni della chiusura da parte dell’azienda, e la parte economica ed umana della vicenda.

Le motivazioni.

Per chi non è dentro la vicenda come noi operai, sembrerebbero delle considerazioni valide e sufficienti. Sappiamo però che oltre a quest’incubatoio, la proprietà ha altri due stabilimenti che sfornano pulcini in affitto nelle vicinanze: uno a Brescia ed un altro a Vicenza. Il nostro (lasciatecelo dire per noi che ci lavoriamo) incubatoio è di proprietà dell’azienda Amadori, e non riusciamo a capire quale vantaggio sia per la proprietà, chiudere un sito che non ha spese di locazione e tenere invece aperti quelli in affitto.

La risposta delle nostre obiezioni alla chiusura è stata questa: …l’impianto è vecchio con costi di produzione troppo elevati. Sappiamo però che ogni fine anno, è stilato in azienda centrale a Cesena, un prospetto dove sono messi a confronto tutti e sei gli incubatoi del gruppo Amadori, per vedere se gli obiettivi prefissati inizio anno sono stati raggiunti e per confrontarne le spese di gestione. L’impianto di lugagnano in questa classifica, non è mai risultato il peggiore, cioè quello con i costi più alti. La risposta dataci, quindi, come giustificazione alla chiusura dell’incubatoio di Lugagnano non è reale. Per questi motivi siamo ancora qui a chiedere alla società Amadori quali sono stati i reali argomenti che la inducono a chiudere il nostro incubatoio.

La parte economica.

Noi 30 lavoratori siamo stati tutti assunti con contratto nell’ambito agricolo a tempo determinato, tranne 2 responsabili. Questo vuole dire che ogni anno venivamo assunti il 1 Gennaio e licenziati il 31 Dicembre, con relativo t.f.r. Lo stipendio certo non era una gran cosa, dipendeva dalle giornate, anzi dalle ore lavorate e non era paragonabile allo stipendio degli anni d’oro di questo incubatoio, ma sufficiente per molti di noi… a tirare a campare. Per essere del tutto trasparenti, allo stipendio reale andava aggiunta la Disoccupazione Agricola Ordinaria, passata dall’I.N.P.S., una somma che variava per ognuno di noi determinata in percentuale dallo stipendio annuo e sulla base delle giornate lavorate l’anno precedente. Adesso per noi, tutto questo cessa. Dal 1° Gennaio siamo senza stipendio e senza i così detti ammortizzatori sociali, perché il settore agricolo non li prevede, Fornero volente o non.

La parte umana.

Siamo 30 famiglie in difficoltà economica. Certo come potrete vedere dai nomi al termine di questa lettera, quasi tutte donne, ma all’interno dell’economia famigliare (ammesso che il coniuge continui con il suo lavoro) come può non influenzare il nostro mancato stipendio per pagare il mutuo o l’affitto della casa, i libri della scuola dei figli, ecc? Questo per non parlare delle famiglie monoreddito, o altre situazioni particolari: lavoratori che rimaniamo entrambi a casa, lavoratrici non italiane che dobbiamo pagare l’affitto e le spese scolastiche per i figli/e a scuola, di noi separate. 

Soluzioni non ne abbiamo, e pensiamo sia ben difficile averne. Non siamo qui per chiederne ma per denunciare quello che secondo noi ci può essere dietro un banale: l’ex-Agripol chiude.

Adelina, Astrit, Bianca, Cinzia, Cinzia, Elena, Elena, Erica, Flora, Franca, Francesca, Georgeta, Gloria, Laura, Luisa, Magda, Mara, Marcello, Maria, Marjeta, Marta, Paola, Raffaele, Roberta, Roberto, Rodica, Rudina, Simonetta, Tarik, Tonia.

La Redazione
Il Baco da Seta nasce nel 2000. Nel 2007 sbarca on line con il sito allnews