Cisterne Sun Oil a Lugagnano: il Comune ordina di presentare un programma di smaltimento rifiuti. Ma le certezze sono poche

Il tormentato e annoso problema della Sun Oil si era ulteriormente complicata lo scorso inizio febbraio con una novità di grande rilievo e del tutto inaspettata: il Tribunale di Verona aveva disposto con un’ordinanza il dissequestro dell’impianto.

Ma proviamo a riepilogare brevemente la vicenda. Dell’impianto Sun Oil posizionato a Lugagnano dietro la Grande Mela si era tornati a parlare lo scorso novembre a causa di un furto di rame, che aveva rischiato di determinare una vera catastrofe ambientale.

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre 2018, infatti, dei ladri erano entrati dal cancello di via Molinara e avevano asportato venti quintali di rame facenti parte dei collegamenti elettrici dell’impianto. La vera paura era nata dalla constatazione del fatto che, a causa di quel furto, l’impianto era rimasto senza energia elettrica. Questo significava che, se si fossero verificate delle perdite delle cisterne, non sarebbe stato possibile attivare il sistema di emergenza rischiando il disastro ambientale, con rifiuti che sarebbero potuti penetrare nella falda acquifera che serve il nostro territorio e una fetta della zona a sud della provincia di Verona.

Successivamente, ad inizio 2019, a prendere posizione sul tema era stata la Prefettura di Verona. “Questa Prefettura – scriveva infatti l’allora Prefetto Mulas al Ministero dell’Ambiente – considerati in astratto i pericoli derivanti da possibili cedimenti di qualche contenitore e della conseguente dispersione in ambiente di rilevanti quantità di sostanze inquinanti, ha ritenuto di interpellare il locale Dipartimento Provinciale ARPAV al fine di valutare l’opportunità di esperire verifiche in loco e di ponderare l’effettiva entità dei rischi derivanti da questa situazione”.

La relazione di ARPAV, scriveva Mulas, “ha evidenziato che tutte le strutture edili, le linee di adduzione e i relativi organi di intercettazione e tenuta, le strutture e le parti metalliche presenti nell’area mostrano un avanzato stato di decadimento. In alcuni pozzetti di carico di serbatoi interrati sono visibili iridescenze, indicative della presenza di sostanze oleose al loro interno; detti pozzetti risultano essere in un precario stato di conservazione che non ne garantisce la tenuta delle infiltrazioni in caso di precipitazioni meteoriche”.

A fronte di tutto questo, come si diceva, arrivava a febbraio la notizia che il Tribunale di Verona aveva disposto con un’ordinanza del 27 dicembre precedente il dissequestro dell’impianto. Va infatti ricordato che in quelle cisterne sono presenti più di trentamila metri cubi di rifiuti, anche pericolosi, come oli esausti, acidi e policlorobifenili e che il custode giudiziario dell’impianto dal 2006, data del sequestro, era, fino a quanto deciso dal Tribunale di Verona lo scorso dicembre, il Sindaco di Sona. In questi anni Gianluigi Mazzi, come prima di lui erano stati i Sindaci Flavio Bonometti e Gualtiero Mazzi.

Il sequestro era stato disposto nell’ambito del procedimento penale poi conclusosi con la sentenza n. 35568 della Terza Sezione della Corte di Cassazione che, dopo due condanne nei gradi di merito, ha dichiarato estinto il reato per intervenuta prescrizione.

L’impianto della Sun Oil a Lugagnano.

“Preme sottolineare come la società Sun Oil Italiana Sri non sia stata dichiarata fallita ed è allo stato in liquidazione. Il liquidatore nominato dalla società è il sig. Savoia Gianni Camillo scriveva il Sindaco di Sona al Ministero, alla Regione, alla Provincia, ai Carabinieri e ad ARPAV, saputo della sentenza ed esprimendo chiaramente il suo sconcerto -, proprio il soggetto imputato per aver gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti anche pericolosi nel procedimento penale conclusosi con la declaratoria della prescrizione. Ricordo che il Sindaco del Comune di Sona era stato nominato custode dell’area perché l’attuale liquidatore, all’epoca custode egli stesso, aveva sversato in fognatura ingenti quantitativi di rifiuti, così creando problemi al depuratore”.

Il Sindaco di Sona quindi, a seguito del dissequestro, non è più custode del sito e che non può pertanto nemmeno entrarvi per procedere a controlli o verifiche.

Ora, a due mesi di distanza, il Comune di Sona prende ulteriormente forte posizione emanando un’Ordinanza datata 5 aprile con la quale ordina la rimozione dei rifiuti liquidi pericolosi e non pericolosi presenti nelle cisterne fuori terra ed interrate e dei depositi di rifiuti giacenti nelle aree coperte e non all’interno dell’impianto della Sun Oil.

Nella nuova Ordinanza il Sindaco Gianluigi Mazzi cita l’Ordinanza del 2006 dell’allora Sindaco Flavio Bonometti, con la quale già si ordinava alla Sun Oil la rimozione dei rifiuti da effettuarsi entro sessanta giorni. Ordinanza che, come ben noto, non era stata in alcun modo ottemperata.

Il Sindaco Mazzi, inoltre, ricorda che l’impianto “non ha mai ricevuto l’autorizzazione all’esercizio per l’attività di stoccaggio e trattamento rifiuti e, pertanto, i rifiuti a suo tempo introitati costituiscono un’attività di gestione rifiuti illecita, come peraltro accertato nel procedimento penale pur conclusosi con sentenza che ha accertato l’intervenuta prescrizione del reato ambientale”.

Il Sindaco di Sona ritiene quindi necessario, come scrive nell’Ordinanza, “provvedere all’adozione del presente provvedimento al fine di eliminare le  potenziali e reali fonti di inquinamento delle matrici ambientali dovute, sia alla situazione strutturale ed impiantistica (serbatoi) sempre più precaria e vetusta, sia ai depositi di rifiuti di varia tipologia disseminati in stato di abbandono nelle aree dell’impianto e ripristinare, in tal modo, le necessarie ed indispensabili condizioni di sicurezza per l’ambiente e la sicurezza del sito”.

Per questo motivo Mazzi ordina alla “Sun Oil Italiana S.r.l.”, di provvedere, entro il sessanta giorni, a trasmettere al Servizio Tutela Ambientale del Comune di Sona, e al Settore Ambiente della Provincia di Verona e al Dipartimento Provinciale Arpav di Verona, un programma di smaltimento rifiuti presenti nell’impianto.

Ordina, inoltre, che vengano adottati tutti i “necessari, indispensabili ed improcrastinabili interventi e misure atte a garantire il controllo costante dello stato dei serbatoi, delle vasche e dei cassoni scarrabili ove sono presenti rifiuti liquidi o solidi nonché la corretta gestione dei rifiuti liquidi all’interno delle vasche e dei bacini di raccolta delle acque piovane che, specie in occasione di eventi atmosferici importanti e violenti, possono riempirsi e determinare la conseguente tracimazione del liquido con interessamento e contaminazione dei terreni circostanti, fintantoché non si proceda allo svuotamento del loro contenuto”.

Quando, e se (il condizionale è d’obbligo a questo punto) il programma di smaltimento dei rifiuti verrà presentato e valutato favorevolmente dagli Enti preposti, la ditta dovrà provvedere a mettere in atto tale programma, non prima però di aver caratterizzato i rifiuti, in particolare di quelli liquidi, presenti all’interno delle cisterne e vasche nonché di quelli solidi contenuti negli scarrabili, fusti, carrelli e contenitori vari presenti all’interno dell’impianto.

Nel caso che la ditta non seguisse quanto prescritto dall’Ordinanza, il Comune procederà direttamente all’esecuzione dell’intervento, addebitando successivamente le spese sostenute al liquidatore della Sun Oil Italiana, oltre che ad inoltrare denuncia all’autorità giudiziaria.

Si tratta di una svolta? Difficile dire, anche se allo stato attuale è improbabile che il liquidatore sia in grado di adempiere a quanto ordinato dal Comune e, al contempo, appare inverosimile che il Comune sia in grado di assumersi l’onere economico veramente importante (si parla di un intervento del costo di dieci milioni di euro) di provvedere direttamente, ben sapendo che poi la rivalsa sul liquidatore rischia seriamente di cadere assolutamente nel vuoto.

Nel frattempo, il grave rischio ambientale continua ad incombere sulla falda e la politica regionale e nazionale, nonostante le tante dichiarazioni, sembra essersi nuovamente defilata.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti.

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