Cinquant’anni fa nascevano le Regioni. A Sona questo permise l’unificazione di Lugagnano

Alcuni giorni orsono abbiamo ricordato che il 1946 fu un anno importante per il Paese ed anche per il Comune di Sona: fine della guerra, caduta del Regime, libere votazioni (per la prima volta le donne) per il Referendum Istituzionale Regno-Repubblica e per l’Assemblea Costituente. C’è una seconda data che fu molto importante per il Paese ed in modo particolare per il Comune di Sona, il 1970.

Con legge nazionale del 16 maggio 281 fu dato l’avvio al processo di decentramento amministrativo, previsto dalla Costituzione Italiana agli art. 5 (“La Repubblica è una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”) e 118 (“spettano alle Regioni le funzioni amministrative...”) che era rimasto inattuato per più di vent’anni.

Si arrivò a varare questa legge dopo un lungo percorso, in parte anche di contrapposizione, fra i due Partiti egemoni nel periodo: la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano.

Il regionalismo della Democrazia Cristiana porta la stessa data di nascita del movimento politico dei cattolici, che si chiamò all’inizio Partito Popolare. Nell’appello “ai liberi e forti” del 1919 è scritto: “Libertà ed autonomia degli enti pubblici locali. Riconoscimento delle funzioni proprie del Comune, della Provincia e della Regione in relazione alla tradizione della vita locale”. Il Partito Comunista mancava  invece di una vera propria tradizione regionalista, anche se era favorevole ad un decentramento di compiti e servizi alle regioni.

Il grave ritardo nell’attuazione del decentramento fu dovuto al fatto che D.C. e P.C.I. per motivi opposti, ma della stessa natura, trovarono pretesti per rimandare la sua costituzione. La D.C., ideologicamente favorevole al decentramento, si rendeva però conto che, con la sua realizzazione, le Regioni del Centro Italia sarebbero diventate a gestione P.C.I. Il P.C.I. dal canto suo, non particolarmente motivato sul tema, si rendeva conto che la maggior parte delle regioni sarebbero state rette dalla D.C. essendo la sua forza elettorale concentrata in poche regioni. Il suo peso politico quindi, che in Parlamento era notevole, nelle regioni sarebbe stato largamente minoritario.

Per il Comune di Sona il decentramento fu molto importante perché consentì di ottenere, attraverso una legge regionale e referendum, che la frazione di Lugagnano, divisa fra quattro Comuni, si unificasse in quello di Sona.

Era infatti dall’inizio del ‘900 che i vari tentativi, avviati dai cittadini, dai Partiti o dal Comune stesso, che si tentava questa unificazione, senza risultati perché ogni rettifica territoriale era di competenza del Ministero dell’Interno, difficilmente raggiungibile anche durante il Regime.

Per dare seguito alla legge 281 furono indette le prime elezioni regionali il 7 ed 8 giugno 1970, nelle quali furono eletti i primi 51 Consiglieri della Regione Veneto (nella foto la prima seduta). Il primo Presidente del Veneto fu l’ingegnere veronese Angelo Tomelleri. Giunta e del Consiglio Regionale Veneto si misero di buona lena a legiferare, per consentire che divenissero operative le deleghe ricevute dallo Stato nelle diverse materie.

La legge regionale 17 del 17 luglio 1973 emanò le “Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di circoscrizione comunali”, e consentì quindi l’utilizzo della Legge Regionale 12 gennaio 1973, che prevedeva la possibilità di rettificare confini territoriali, secondo quanto previsto all’ articolo 133 della Costituzione Italiana.

La pandemia da coronavirus che sta sconvolgendo da mesi la vita sociale del nostro Paese e non solo, ha messo a confronto competenze e ruoli del Governo centrale e delle singole Regioni.

Nella dichiarazione che il Presidente della Repubblica Mattarella ha rilasciato per i cinquant’anni dalle prime elezioni regionali non possiamo non condividere la visione che fornisce dell’evento, così come le perplessità che, con il consueto garbo, manifesta sui conflitti e le sovrapposizioni che molte regioni hanno messo in atto, durante la fase acuta della pandemia, creando fratture nella società civile.

“Cinquant’anni or sono i cittadini delle Regioni a statuto ordinario vennero chiamati per la prima volta alle urne per eleggere i loro rappresentanti nei Consigli regionali – ha indicato il Presidente Mattarella nel suo discorso -. Si completava così il disegno dei Costituenti e la democrazia nel nostro Paese compiva un ulteriore, significativo passo in avanti, ampliando le sue basi e rafforzando il carattere pluralista delle sue istituzioni. La Repubblica nasce nel rifiuto del carattere autoritario e centralista dello Stato, inasprito dal regime fascista, contro la tradizione dei liberi Comuni e delle identità dei territori, ricchezza della civiltà dell’Italia. Il principio di autonomia, delle Regioni e degli enti locali, è alle fondamenta della costruzione democratica, perché appartiene al campo indivisibile delle libertà e costituisce un regolatore dell’equilibrio costituzionale. L’esperienza delle Regioni ha attraversato diverse stagioni, è stata oggetto di confronti molto intensi, e di riforme che hanno modificato non solo il profilo legislativo e amministrativo degli enti, ma anche il funzionamento complessivo dei poteri democratici della Repubblica. Dopo mezzo secolo di esperienza la riflessione è ancora aperta, e la stessa lotta alla pandemia ci ha posto di fronte a nuovi interrogativi su come rendere migliore il servizio ai cittadini ed evitare che conflitti e sovrapposizioni tra istituzioni possano creare inefficienze paralizzanti o aprire pericolose fratture nella società”.

Renato Salvetti

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

Related posts