Cinquant’anni e sentirli tutti: storia delle Elementari di Lugagnano

Le scuole elementari di via De Gasperi sono state inaugurate nel 1964, ma c’è poco da festeggiare. Il mezzo secolo trascorso si vede eccome: L’edificio scolastico, nato quando gli abitanti del paese ancora non toccavano quota 3000, arranca ancor oggi, quando i residenti superano ormai decisamente gli 8000.

Classe 1930 davanti vecchie scuole elementari LugagnanoE questo naturalmente è evidente sia dentro il perimetro, dove le aggiunte della scuola materna e del blocco mensa e palestra hanno compresso gli spazi in modo intollerabile, sia fuori, dove non esiste possibilità di parcheggio, così che ogni mattina va in scena una tragicomica. Pedoni e ciclisti, provenienti da ogni direzione, slalomeggiano fra le auto e poi si accalcano di fronte ai cancelli. Intanto, alla utilitaria della Mamma Lavoratrice che, frenetica, sosta di sghembo, segue l’ammiraglia del Nonno Imperioso che si ferma in mezzo alla strada (tanto anche spostandosi non passerebbe nessuno) e osserva protettivamente il nipotino fino ad ingresso avvenuto, incurante della colonna retrostante. E così via.

Ma prima di lamentarsi, è meglio pensare che il progetto originario dell’Amministrazione di Sona prevedeva addirittura un edificio più contenuto, poi con l’intervento determinante del parroco di allora, don Enrico Brunelli, e di altri lungimiranti compaesani, l’edificio principale venne portato alle dimensioni odierne. Che sembrarono un lusso assoluto per molto tempo, visto che la storia di Lugagnano aveva offerto fino ad allora ben miseri ricoveri alle scuole.

Notizie certe su un insediamento scolastico comunale in paese ne abbiamo a partire dal 1837. Le aule si trovano in un locale attiguo alla vecchia chiesa, abbattuta nel 1968 e sulle cui fondamenta sorge oggi l’edificio di Unicredit, e con ogni probabilità si tratta della stessa casa che, due anni più tardi, il generoso parroco don Francesco Coltri indicherà nel suo testamento, destinandola “a beneficio della popolazione di Lugagnano per provvedersi d’ottima Maestra per l’istruzione delle ragazze”.

Il primo maestro laico di cui ci è data notizia è una donna e, quasi fatalmente per Lugagnano, porta il diffusissimo cognome Mazzi. Si tratta della signorina Romana, che nel 1867 regge la scuola femminile, doverosamente munita del certificato di moralità rilasciato dal parroco. Di questi tempi, l’anno scolastico va da novembre a luglio e l’insegnamento è tenuto per i maschi al mattino e per le femmine al pomeriggio.

Il problema maggiore, in quegli anni, è senz’altro l’assenteismo degli alunni, che i genitori stessi preferiscono vedere impegnati in occupazioni più necessarie alla stentata economia domestica. I frequenti appelli comunali sortiscono ben pochi effetti così, con lodevole iniziativa, il parroco di Lugagnano (don Luigi De Vecchi) e quello di Sona (don Angelo Biasi) offrono all’Onorevole Giunta Municipale di Sona il proprio aiuto.

Riguardo agli scolari, dichiarano che “…non è a tacersi che la causa precipua del loro scarso profitto è la poca frequenza, che calcolando la Scuola quasi un luogo di ricovero nel Verno l’abbandonano alla primavera fino al successivo riaprirsi, e negligentando ogni istruzione dimenticano quello che potrebbero aver appreso”. Considerato poi che “…anche gli adulti abbisognerebbero essi pure di istruzione, trovandosene fra questi ben pochi che soddisfino al leggere scrivere ed aritmetica…” propongono l’istituzione di corsi serali. Così, “…d’assicurarsi un graduato progresso almeno dei più diligenti…ed impedire che questo Comune non abbia da aumentare il proprio bilancio d’onorario ai maestri… i riverenti sottoscritti di pieno e buon accordo offrono allo stesso la loro opera gratuitamente sì per l’istruzione elementare giornaliera dei giovanetti come pella serale degli adulti”.

Non ci è dato sapere come l’abbiano presa i legittimi insegnanti ma, sperando che a quei tempi non ve ne fossero di disoccupati o di precari, certo per il Comune non era facile rifiutare una simile offerta. Infatti, nel febbraio del 1877 oltre ai due insegnanti di ruolo, un maestro e una maestra, a Lugagnano è già attiva anche una scuola feriale e festiva per adulti.

Nel frattempo, le aule sono state trasferite al primo piano dell’edificio tutt’ora esistente a destra della vecchia canonica, poco prima del semaforo in via 26 aprile al civico 13. Ma gli ambienti sono comunque insufficienti, almeno nella stagione fredda, quando sono gremiti di alunni che vi si recano, chi per imparare e chi “per scaldare i banchi”, ma certamente tutti anche per scaldare se stessi. “Sgàlmare” e “buganse” (zoccoli di legno e geloni) sono un binomio inseparabile e generalizzato e, per responsabilizzare almeno i genitori circa il vero e nobile ruolo della scuola, si impone che gli scolaretti portino con sé un “sochèto” di legna per contribuire all’alimentazione delle stufe.

Giunge infine il tempo in cui viene costruito appositamente un edificio per le scuole, anche perché il paese conta ormai più di 800 abitanti e così Lugagnano beneficia, per la prima volta, di un’opera pubblica che non ha dovuto realizzare da sé. Siamo nell’ottobre del 1903 e, con un preventivo di spesa pari a £ 9.705, la ditta Mazzi Luigi fu Romualdo “Giòcarle” provvede all’esecuzione dell’opera, dopo essersi aggiudicata l’asta pubblica al ribasso con un’offerta di £ 9.485.

1 Scuola elementare di LugagnanoCerto, le tre aule ed i pochi insegnanti non consentivano che lezioni cumulative con più annate contemporaneamente in ciascuna stanza o, nel migliore dei casi, turni mattutini e pomeridiani. Ma a caval donato, anche se… di piccola taglia, non si guarda certo in bocca. E comunque queste prime scuole a Lugagnano se le dovranno far bastare a lungo: resteranno attive fino al 1963, per poi essere abbattute nel 1967 e fare così posto all’attuale filiale del Banco Popolare di Verona (nella foto qui accanto la vecchia scuola).

Agli inizi del Novecento, il corso di studi per gli alunni lugagnanesi prevede un anno, diciamo così, introduttivo comunemente chiamato “primetta”: una sorta di… asilo avanzato. Poi si accede alla prima classe elementare vera e propria, detta anche “seconda prima” oppure “primona”. I più volonterosi che in seguito superassero anche la seconda classe elementare (e con i genitori più aperti) potevano arrivare fino alla terza, poi basta.

Si deve arrivare agli anni del primo conflitto mondiale per vedere attivata anche la quarta classe, mentre per la quinta bisognerà attendere più di dieci anni ancora. Certo, gli ambiziosi che un secolo fa avessero voluto far superare ai propri figlioli anche le colonne d’Ercole della terza classe elementare, potevano sempre mandarli nelle più attrezzate scuole di San Massimo. A piedi, naturalmente.

E’ singolare che il luogo prescelto per la costruzione delle scuole, sull’angolo del crocevia come si è detto, in qualche modo aveva già in sé le stigmate della cultura. Il primo abbonamento ad un giornale, infatti, (un numero alla settimana, per carità) era stato sottoscritto proprio alla fine dell’Ottocento dal compaesano Pietro Bendinelli, che abitava sul lato di fronte all’appezzamento, dove i suoi discendenti diretti gestiscono ancor oggi un negozio di generi alimentari.

L’immancabile “marògna” di sassi che delimitava anche quel campo forniva così una naturale gradinata per i lugagnanesi analfabeti o comunque poveri che, usciti da messa, proprio lì si accomodavano per ascoltare e commentare gravemente le ultime novità, declamate al pubblico dall’istruito e generoso proprietario del prezioso stampato.