“Ci stiamo preparando al peggio, ma la solidarietà del mondo ci aiuta”. Nuovo contatto con Alex, da Užhorod in Ucraina

Stavolta collegandomi con lui ho trovato Alex, il ragazzo ucraino che abbiamo intervistato tramite Zoom qualche giorno fa, stanco. Non sto parlando di stanchezza fisica quanto piuttosto di pesantezza emotiva. ”Saimi dicela carica e l’euforia negli ucraini, che ha contraddistinto le prime giornate di guerra in cui  la voglia di contrastare l’invasore era al massimo, è messa a dura prova dai giorni che passano. La consapevolezza di avere davanti a noi una sfida improba non è mai venuta meno. Ma quando il morale ti sostiene vai avanti a mille. Purtroppo le cronache di ogni giorno di guerra sono sempre più impietose. È veramente dura…”.

Mentre lo ascolto penso alla notizia di ieri di un italiano che vuole arruolarsi nella milizia volontaria ucraina per combattere i russi. La razionalità e soprattutto le legge italiana dicono che questo non si può fare. Ma l’irrazionalità, che è in ognuno di noi, ti farebbe partire subito. È quello che ho provato nel parlare con lui stasera.

Nella quotidiana routine di questi giorni – continua Alexè stata aggiunta una novità: un corso con il quale ci vengono dati i rudimenti del primo soccorso. In particolare, come gestire situazioni tipo ustioni, lacerazioni, pulizia di ferite, medicazioni. Ma anche uso di presidi per trasportare i feriti dal campo di battaglia negli ospedali da campo”. Questo fa capire che anche nelle zone di retrovia, dove si trova Alex, ci si sta preparando ad affrontare il peggio.

Ognuno fa quello che può: chi era informatico si è attivato nelle operazioni di cyber attack, chi era un albergatore ora si occupa di smistamento delle persone, chi si occupava di turismo ora si occupa di logistica. L’esigenza di tenere fede al proprio sentirsi Ucraini in una Ucraina libera spinge le persone a mettere in campo una capacità di adattamento alle situazioni e alle esigenze straordinaria. Un mio amico – prosegue Alex sta facendo la spola dal confine polacco verso l’Ucraina per portare materiale di sussistenza di vario genere. Le cose da fare sono tantissime, ce n’è per tutti”.

Dietro il lavoro dei cittadini attivi tra le fila della resistenza ai russi c’è una rete capillare di altri ucraini che quotidianamente rifornisce tali persone con beni di prima necessità fatti in casa: pane, lette, torte, the caldo, caffè. Il mio ricordo va, con le dovute proporzioni, ai giorni dell’inizio della pandemia nel marzo del 2020. La sede del S.O.S. a Sona, punto di azione sanitaria di primo livello durante l’emergenza, era un viavai di persone che portavano ai volontari conforti di ogni genere. Una sensazione di partecipazione che scaldava i cuori.

Alex, in questi giorni si vedono, nei canali internazionali, civili che si stanno formando all’uso delle armi. È un’immagine che mi sconvolge, ma la comprendo appieno data la situazione.
“Faccio parte, da qualche anno, di una organizzazione che sia chiama Ukraine Legion, alla quale verso anche un contributo mensile per il sostentamento di circa 4 Euro. È una organizzazione paragonabile alla Guardia Nazionale americana. Cioè civili che, in caso di emergenza nazionale, possono intervenire al fianco dell’esercito regolare. Lo so che per voi italiani è un’organizzazione che fa fatica a trovare un collocamento nel vostro pensiero. Ma voi non avete a che fare con un ‘vicino’ che ritiene che l’Ucraina non esista e che sia un errore della storia. Nel paese non tutte le comunità e le amministrazioni locali hanno perseguito l’azione di incentivare la costituzione della legione. Forse il pericolo russo era stato sottovalutato o non considerato tale. Alla luce dei fatti è stato perso del tempo. Una milizia volontaria formata avrebbe sicuramente costituito un aiuto ancor più sostanziale rispetto alla situazione attuale. In questa organizzazione si viene formati su tanti aspetti: l’uso delle armi è uno di questi, ma si impara anche a come vestirsi, quali calzature indossare, a come gestire una evacuazione, nozioni di primo soccorso, ecc. Io adesso, per il fatto di essermi formato nel tempo, posso dire di avere un livello di preparazione, per quello che sono chiamato a fare, discreto”.

Le notizie rimbalzate sui notiziari internazionali sono vere – prosegue Alex -. Abbiamo perso la citta di Kherson, i russi hanno conquistato la centrale di Zaporizhzhia, si stanno avvicinando dalla Crimea, stanno mettendo a ferro e fuoco kharkiv. Ma in ogni luogo occupato sta nascendo una resistenza dei cittadini. Le fila delle retrovie si allungano, in mezzo le distanze sono dure da colmare. La stessa colona di 60 km di camion in marcia su Kiev è stata spezzettata dal nostro esercito in più tronconi. La situazione attuale è simile a chi si trova nel mare circondato dagli squali. Gli squali sono gli Ucraini.”. Un’immagine forte ma assolutamente rappresentativa di un possibile scenario futuro di questa guerra.

Con i miei compagni di lotta non disdegniamo pensieri sul futuro. Ma perché non dovrebbe essere così? – si domanda Alex guardandomi fisso nello schermo –. L’altra sera, con uno di loro, parlavo del mio treno in Transcarpazia e lui mi parlava dell’idea di aggiungere nell’offerta un elicottero. Guai se non ci concedessimo la possibilità di sognare. È interessante, dal punto di vista dell’evolvere della guerra la situazione di Odessa. Al contrario di città come Kharkiv, Mariupol, Kherson o la stessa Kiev non hanno ancora bombardato strutture civili. Odessa è una città ricca di edifici e siti storici. Il bombardarla, nell’immaginario collettivo internazionale Russia compresa, rappresenta un richiamo troppo forte alle infami azioni perpetrate dal Nazismo e dal Fascismo durante la seconda guerra mondiale”.

“Qui siamo in retrovia – dice ancora Alexma la percezione è che prima o poi la prima linea arriverà anche qui”. Alex, lo ricordo, è di stanza a Užhorod, a 800 chilometri da Kiev e a 230 chilometri da Rzeszów, la città polacca che sta accogliendo i profughi in fuga.

Sto riflettendo molto su quello che sta accadendo attorno alla nostra situazione attuale – prosegue Alex -. L’Ucraina sta ricevendo una solidarietà che non ha mai avuto uguali nella nostra storia. Ci è voluta un’infame aggressione nei nostri confronti, ma questa è l’evidenza dei fatti. La mia paura è che il mio popolo si possa un po’ adagiare su questa cosa. È nella natura umana tutto ciò, ma non è quello che vorrei per la mia nazione. Lo sbaglio più grande che potremmo fare è non dimostrare riconoscenza verso chi ci sta aiutando. Adagiarsi può anche voler dire non pensare ad un nuovo futuro su questa terra”.

Con Alex concordiamo sul fatto che l’enorme pressione economica e politica che la comunità internazionale sta esercitando sulla Russia sia l’arma in questo momento più efficace. Minare la società russa alla base, nelle sue certezze, è un lavoro che non finisce in qualche giorno ed è un’azione lunga che avrà i suoi veri risultati nel tempo a venire. “Potranno anche prendersi l’Ucraina – conclude Alexma noi tutti confidiamo che la vittoria arriverà. E non sarà quella delle armi, ma quella della cooperazione tra i popoli che si riconoscono nella tradizione Europea”.   

L’Italia, come indicato anche dal Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, si sta muovendo nelle more degli accordi, in fase di definizione, tra i paesi dell’Unione Europea. E anche Sona si sta muovendo in questo senso proprio in queste ore.

Le prime avvisaglie della cooperazione hanno portato all’invio di un certo quantitativo di mezzi e attrezzature di accoglienza nei luoghi di arrivo dei profughi di là dei confini ucraini. Polonia e Romania in primis. Ma la macchina del volontariato italiano, nei suoi mille rivoli di fiume di solidarietà in piena inarrestabile nelle situazioni di emergenza, è in moto sin da subito.

Sarà importante trovare un inquadramento e un incanalamento di questi sforzi e di questa buona volontà. Le emergenze in Italia degli anni recenti invitano a non perdere mai di vista l’obiettivo e l’organizzazione necessaria per raggiungerlo. L’Italia sta per essere raggiunta da un flusso di migrazione improvviso e consistente.

Il nostro Paese è una delle mete più plausibili perché, non dimentichiamolo. in Italia vivono tantissime donne ucraine che sono le badanti dei nostri anziani. Nella maggior parte dei casi saranno ricongiungimenti famigliari. La comunità europea ha già dichiarato che gli ucraini avranno lo status di rifugiati di guerra, per cui non avranno bisogno di visti. Le autorità sanitarie di tutti i paesi stanno valutando le implicazioni relative ella pandemia COVID-19 e alla necessità di provvedere alla vaccinazione delle persone in arrivo.

A noi singoli cittadini è data in consegna una riflessione: cosa posso fare per garantire una accoglienza a queste persone? Nessuno ci dirà quello che dobbiamo fare, ognuno di noi lo dovrà decidere secondo coscienza.  In base alle proprie possibilità, questo è certo. La pandemia avrebbe dovuto renderci migliori, questa era l’aspettativa di molti. Invece ci ha imbruttito un po’ tutti. La vita, con la vicenda Ucraina, ci mette davanti un’occasione di riscatto.