Churchill, l’anno che abbiamo davanti e la necessità di essere pronti alla prova

Nell’agosto del 1943, durante la conferenza del Québec, il primo ministro canadese William Mackenzie King disse a Winston Churchill che nessun altro, tranne lui, avrebbe potuto salvare l’impero britannico nel 1940. Lo racconta lo storico Andrew Roberts nella sua monumentale biografia del grande statista britannico, da poco data alle stampe per i tipi di UTET.

A quelle parole Churchill rispose che si era preparato in modo davvero eccezionale per quel momento. Ricordando la sera di venerdì 10 maggio 1940, quando era diventato primo ministro poche ore dopo il blitzkrieg di Adolf Hitler sull’Occidente, spiegò infatti a Mackenzie che “in quel momento mi pareva di procedere di pari passo con il destino, come se tutta la mia vita precedente fosse stata soltanto una preparazione a quest’ora e a questo cimento”.

Quasi una conferma della vecchia idea presbiteriana della predestinazione o preordinazione, dell’essere ogni uomo scelto per un preciso scopo. Un’idea, uscendo dall’episodio storico, che tutti forse oggi dovremmo fare nostra, dopo quest’anno di terribile prova Covid e sulla soglia del nuovo, che tutti vogliamo fortemente diventi l’anno nel quale sapremo andare oltre questa pandemia.

Comunque la si metta e comunque la si pensi, ciascuno di noi sembra aver vissuto proprio per affrontare la durissima stagione che stiamo vivendo. Nel bene e nel male. E così ci accorgiamo di chi attorno a noi è riuscito a convivere con la paura del morbo, trovando motivi forti per non crollare. Di chi ha trovato a fatica un equilibro, tramite il quale comunque sopravvivere alla tempesta e di chi, invece, in quest’anno è stato progressivamente schiacciato dalle incertezze taglienti dell’emergenza continua.

Ognuno ha affrontato questo mostro con i propri mezzi, strutturati o fragili che fossero. Perché quello che siamo stati ci ha portati tutti qui, a questo drammatico 2020.

Ed ora? Se accettiamo questa visione della prova alla quale siamo stati destinati, allora è veramente il momento – per tutti noi – di prendere in mano il nostro destino, come singoli e come comunità.

Come quando si addensò sul mondo “l’ora più buia” della Seconda Guerra Mondiale, che dovettero affrontare Churchill e, con lui, tutta l’umanità, così anche noi oggi siamo chiamati, su questo ponte tra 2020 e 2021, a fare scelte forti.

Quindi l’augurio più importante che possiamo farci, in questo fine anno che è veramente un passaggio, è quello di essere all’altezza della prova. Tutti. Ci sono grandi ostacoli ancora da affrontare: il contenimento della diffusione della pandemia, i forti timori per la tenuta sociale con la fine del pagamento della cassa integrazione, la difficile ed incerta ripresa dell’economia reale, l’immenso sforzo che richiederà una campagna vaccinale senza precedenti.

Nel mare delle incertezze nel quale siamo ancora immersi, abbiamo però ben capito però che questa tortuosa strada o la si percorre insieme o non si va da nessuna parte. Facciamo in modo che tutta la fatica ed il dolore che ci hanno portati a questo punto non siano almeno stati vissuti invano.

Ognuno per il proprio ruolo ed ognuno per le proprie competenze. Tutti indispensabili.