Che “Ecoballe”! Cronaca di una serata tenutasi a Lugagnano

Venerdì 7 novembre presso l’hotel Antico Termine, il gruppo culturale Passepartout di Sona, Legambiente Verona, e libreria Castioni Sergio, hanno organizzato un incontro con Paolo Rabitti. Ingegnere, urbanista, docente universitario, ricercatore, ma soprattutto, negli ultimi 15 anni è stato consulente tecnico di molte procure in innumerevoli casi, dal Petrolchimico di Marghera, al processo Enel di Porto Tolle; dal Petrolchimico di Brindisi, all’inquinamento da DDT del lago Maggiore.

 

Le sue relazioni tecniche per la Procura di Napoli, sono un fulcro dell’accusa nel processo al presidente della Regione Campania e ai vertici di Impregilo. Da questa ultima vicenda, Rabitti ne ha tratto un libro dal titolo, – Ecoballe -, che per l’occasione ha presentato.

 

In sintesi questa storia comincia ufficialmente il 31 marzo 1998, quando il ministro dell’interno Giorgio Napolitano, attuale presidente della Repubblica, da il via con un ordinanza ministeriale, al grande progetto di realizzare in Campania una moderna filiera di rifiuti. I cardini del progetto sono: raccolta differenziata al 35% entro il 2000, e conferimento dei rimanenti rifiuti a impianti di trattamento che devono separare la frazione organica da quella combustibile (CDR), utilizzata per produrre energia. L’energia prodotta godrà del forte incentivo CIP6 legato alla produzione di energie alternative. L’ordinanza mette due paletti: incentivo solo sull’energia prodotta al massimo con metà dei rifiuti urbani della Regione, e l’obbligo di smaltire il CDR prodotto in impianti esistenti, senza attendere che vengano costruiti gli inceneritori.

 

Il progetto del ministro Napolitano, minaccia l’enorme viluppo di interessi legati allo smaltimento dei rifiuti in Campania, quindi, bisogna sabotarlo. Il seme di questo disastro è nella gara d’appalto. I decreti commissariali nn. 58 e 59 del 12 giugno 1998 stravolgono l’impostazione originaria del progetto, volta a favorire la raccolta differenziata. Il direttore dell’ABI, Giuseppe Zadra  a nome dell’intero sistema bancario italiano, si intromette in una procedura d’appalto europea in corso – racconta Rabitti, nella foto durante la serata assieme a Lucio Santinato del Gruppo Passepartout – chiedendo di modificare le condizioni.

 

La gara viene vinta da Fisia Impregilo, con un progetto considerato insufficiente, nonostante le valutazioni su altri progetti fossero migliori. L’ingegnere Umberto Arena che ha preso parte all’elaborazione del piano rifiuti regionale dirà alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti: “Gli altri tre partecipanti alla gara, hanno ottenuto un punteggio anche più alto di 8 . Ricordo infatti di aver assegnato 9,85, su un massimo di 10, sia alla B&B che all’Ansaldo, con dei piani praticamente perfetti, da tutti i punti di vista “ (il progetto di Fisia Impregilo è valutato 4,2 e vince).

 

In pratica, Impregilo partecipa alla gara d’appalto sapendo benissimo di non poterne rispettare le prescrizioni. Perciò può permettersi di esporre condizioni economiche molto più favorevoli degli altri concorrenti e,quindi, vincere la gara anche con un progetto assolutamente insufficiente. Sergio Pomodoro dirigente di Impregilo racconterà al pubblico ministero: “Il prezzo esposto doveva avere il consenso tecnico da parte delle banche, in particolare da Sanpaolo IMI, nella persona dell’ingegner Granara. Le banche, erano al corrente delle reali intenzioni di Fisia Impregilo,e hanno dato il loro consenso preventivo al valore economico dell’offerta.”

Secondo il gip, vi è la conferma della perfetta consapevolezza da parte degli operatori industriali e degli istituti di credito del reale contenuto del servizio di smaltimento, relativo all’intera quantità di RSU (rifiuti solidi urbani) prodotti, senza alcuna considerazione della possibile e futura raccolta differenziata.

 

Vengono costruiti, collaudati e messi in esercizio, impianti che, invece di separare i rifiuti li triturano, riempiendo così la Campania di milioni di ecoballe in attesa di essere buciate. Perché l’affare è la quantità da incenerire legata al contributo CIP6: 293£/KWh. Per assurdo, anche bruciando acqua si guadagna.

 

Il bluff sono dovuti andare a vederlo i magistrati, con i loro tempi. Ma i magistrati devono reprimere i reati, non fare gli amministratori o sostituire gli enti di controllo. I colpevoli sono stati messi all’indice da Bassolino e da un editoriale di Sebastiano Messina,
entrambi pubblicati dalla “Repubblica”. Ambientalisti, rifondaroli, preti, vescovi. Sono loro i responsabili. “La Repubblica”, nel pubblicare la lettera di Bassolino, si è dimenticata di informare i lettori che pochi giorni dopo sarebbe stato presente, come imputato, assieme ai vertici di Impregilo, a tecnici di Fibe e Fisia e a funzionari del Commissariato, a un’udienza preliminare fissata per decidere in merito alla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Napoli per truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, attività di gestione dei rifiuti non autorizzata. La richiesta verrà poi accolta.