Cento anni fa l’Italia entrava in guerra: centroquattro da Sona non tornarono

La Prima Guerra Mondiale iniziò il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero Austro-Ungarico al Regno di Serbia e coinvolse le principali potenze economiche mondiali.

L’Italia entrò in guerra il 24 maggio del 1915, cento anni fa come oggi.

Il Piave mormorava,
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera…

Foto ariticolo storico prima guerra mondiale Rizzi Michelangelo
Qui sopra Rizzi Michelangelo, che combattè nella prima guerra mondiale. Sopra il Dottor Beggiato, che fu medico condotto a Sona, con alcuni commilitoni durante il conflitto

Inizia con questa strofa la Canzone del Piave di E.A. Mario scritta nel 1918 e descrive lo stato d’animo del Paese quando, per Trento  e Trieste, decise di entrare  in guerra e come fu vissuto dagli italiani tutto il periodo del lungo conflitto, fino alla vittoria.

Fu una decisione sofferta fra interventisti e non, ma nelle piccole comunità quale era Sona in quelli anni, fu probabilmente bene accolta specialmente fra i più giovani, che coltivavano sentimenti patriottici genuini.

E furono proprio i giovani a pagare  il più pesante tributo  di sangue e di sofferenze per realizzare una unità d’Italia, che meriterebbe di essere maggiormente rispettata ai nostri giorni.

Il Comune di Sona fu subito prima retrovia del fronte con il monte Baldo a pochi chilometri, con la sede di un enorme campo di concentramento per prigionieri nemici, con un piccolo aeroporto militare, con un ospedale di convalescenza e con la presenza di reparti combattenti, anche di truppe alleate.  Lo sforzo bellico fu supportato anche da chi non era sui fronti di guerra e fu enorme.

A Sona e requisizioni di bovini e di cereali e foraggi per alimentare i soldati al fronte e gli animali al loro seguito, con il calmiere dei prezzi ed il razionamento dei beni di consumo impegnarono pesantemente  gli Amministratori comunali, i produttori ed commercianti. Le donne ed i ragazzi dovettero sostenere al meglio, in mancanza di uomini, il peso dell’agricoltura.

Poco più di 300 giovani partirono per i fronti di guerra, gli alpini sull’Ortigara, l’altopiano di Asiago, il Pasubio, i fanti ed i bersaglieri sull’Isonzo e 104 non tornarono, due terzi avevano meno di trent’anni e undici meno di venti.  Sona dovette registrare un altro tragico elenco con 26 vedove, 47 orfani e 11 madri vedove, tre delle quali persero due figli ciascuna.

Il contributo di sangue e dolore di quegli anni non fu mai dimenticato dai cittadini del nostro Comune.  Ci piace ricordare quanto, anni orsono, chi aveva vissuto gli anni del dopoguerra ci raccontò.

In vicinanza del 4 novembre, data della fine del conflitto, i monumenti ai Caduti venivano coperti di fiori e di lumini e nelle serate prima e dopo quella data si formava una processione continua con veglie di famigliari e amici che rivivevano così, nel dolore, il ricordo dei propri cari.

I ricordi dovrebbero aiutare, ma forse non è vero se pensiamo che, trent’anni dopo, un secondo conflitto mondiale con gli stesso attori, rimescolati nelle alleanze, triplicò i morti della Grande Guerra. 

La parola fine, per le guerre, è stata finalmente scritta? Per l’Europa forse si, ma nel mondo ce ne sono decine in atto ed i morti e i profughi sono migliaia ogni anno. Il mare Mediterraneo è purtroppo un testimone pressoché quotidiano ai nostri giorni di quanto le tragedie della guerra sopravvivano ad ogni razionale considerazione.

Le famiglie e le scuole sappiano trasmettere ai giovani sani sentimenti di pacifismo e le nazioni più progredite si impegnino di più per risolvere le crisi economiche e religiose che infiammano ancora così tanti conflitti.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.