Cattolici e politica, una questione sempre aperta anche a Sona. E che richiede visioni nuove

Spenti i riflettori sulle elezioni amministrative ed europee e calmati gli animi a seguito di vittorie e sconfitte si può tentare qualche riflessione, senza pretesa di completezza, che faccia forza sul ruolo dei cattolici in politica, anche a livello locale.

Partiamo anzitutto dal senso e valore della politica che ha, come principale compito, quello di perseguire il “bene comune” dei cittadini. E la tutela dei loro interessi (sia pure legittimi) rientra in questo bene comune? La prospettiva dovrebbe essere quella di una scelta di campo a favore di coloro che meglio garantiscono, o sembrano garantire, il perseguimento più completo possibile dei valori piuttosto che la tutela dei propri interessi.

Ma sembra che difficilmente ciò avvenga, anche nell’ambito di coloro che si considerano credenti e che forse, al momento del voto – quasi prigionieri, appunto, dei propri interessi – si lasciano da questi, e da questi soltanto, condizionare.

C’è stato un periodo in cui un partito di ispirazione cristiana collegava fra loro l’atteggiamento verso la religione e le scelte di voto con riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa e ai valori evangelici. Ma è acqua passata! Con la fine di questo sodalizio si è conclusa un’epoca della quale non è opportuno essere nostalgici. Già San Giovanni Paolo II e più recentemente Papa Francesco hanno richiamato quanto sia molto più importante la presenza dei cattolici in politica rispetto ad una univoca politica dei cattolici.

Proviamo a fare un ulteriore passo nella nostra riflessione. L’associazionismo cattolico nell’ultimo periodo si è fatto promotore di diverse iniziative che avevano come scopo quello di solleticare l’interesse dell’elettorato cattolico. Buone, generose ma… un po’ ingenue.

Da un lato le questioni sociali, ecologiche e finanziarie sono entrate da tempo in maniera stabile nei programmi di quasi tutti i movimenti e partiti e quindi non costituiscono una “specificità cattolica”. Piuttosto quest’ultima la si registra sulle grandi questioni di etica pubblica: la famiglia, l’aborto, la procreazione, l’eutanasia.

Dall’altro lato, a fronte di queste questioni, la voce dei cattolici è debole non nei toni ma nella forza argomentativa. La questione oggi è pensare cose nuove, abbandonando paradigmi nobili ma consunti, e partire dalle nuove provocazioni del sociale. La lotta contro l’eutanasia non può essere univoca perché lo stesso concetto di eutanasia oggi è frantumato, esistendo una molteplicità di pratiche eutanasiche che richiedono strategie nuove e diversificate. La crisi della famiglia tradizionale ci impone di ristrutturare con nuova sapienza giuridica le forme alternative di convivenze e di genitorialità che sono ormai consolidate e che non possiamo ignorare (che non è uguale al condividerle).

La stessa questione dell’aborto non può più essere affrontata come in passato perché è un fenomeno sempre più “privatizzato” almeno da quando sono di facile commercializzazione le nuove pillole abortive. Si devono allora elaborare nuovi paradigmi utilizzando le tante energie che provengono da associazioni e movimenti che si ispirano al messaggio evangelico. Non bisogna aver paura di rinunciare ai vecchi “no” per sostituirli con nuove forme di “no” da ripensare con intelligenza.

A fronte di ciò, la questione di un nuovo partito di ispirazione cristiana, per quanto nobile come idea, risulta anacronistica perché aumenterebbe la frammentazione che già è in atto. E poi, la politica non richiede scelte solo sul piano etico. Pensiamo piuttosto, anche sul nostro territorio, alla creazione di forme e luoghi stabili di coordinamento ed elaborazione che vedano impegnati in primo luogo i soggetti collettivi (associazioni ecclesiali, volontariato, sindacati, realtà sociali…).

Sono sempre più utili le scuole di “educazione di cittadinanza” che promuovano una cultura politica di base dalla quale non solo nascano idee e progetti ma anche “vocazioni” all’impegno diretto.

Don Pietro Pasqualotto

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Don Pietro Pasqualotto è coparroco di Lugagnano dal 2017. Sulla rivista cartacea del Baco tiene una rubrica di approfondimento e riflessione dal titolo "La rete di (don) Pietro"

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