Che cosa c’è sotto il Lago di Garda e il territorio che lo circonda? Quali tracce conserva il terreno delle grandi glaciazioni del passato? E cosa può raccontare sulla presenza e sul movimento dell’acqua nelle falde? A Castelnuovo del Garda sta per aprirsi una finestra scientifica su una storia lunga fino a un milione di anni, grazie a un progetto internazionale che porterà sul territorio geologi e ricercatori italiani e stranieri.
L’appuntamento aperto alla cittadinanza è per mercoledì 23 settembre alle ore 20.30, nella sala civica XI Aprile 1848 di Castelnuovo del Garda. Al centro della serata ci sarà ICDP-DOVE, Drilling Overdeepened Alpine Valleys, programma internazionale di ricerca geologica che studia le valli alpine attraverso sondaggi e analisi del sottosuolo. L’incontro si inserisce in un convegno di cinque giorni che riunirà proprio a Castelnuovo studiosi impegnati sul progetto.
Per il territorio gardesano la ricerca ha obiettivi particolarmente ambiziosi: provare a ricostruire l’origine del lago, leggere nei sedimenti l’alternarsi dei cicli glaciali e interglaciali dell’ultimo milione di anni e approfondire la struttura degli acquiferi dell’area gardesana veronese. In altre parole, il sottosuolo diventa una sorta di archivio naturale capace di conservare informazioni su trasformazioni avvenute in tempi enormemente più lunghi rispetto alla storia umana.
È proprio questo uno dei principi sui quali si basa il progetto internazionale DOVE: le valli scavate in profondità dall’azione dei ghiacciai e successivamente riempite di sedimenti possono conservare preziose testimonianze sull’estensione e sull’età delle antiche glaciazioni alpine. Il programma scientifico punta quindi a recuperare e studiare questi archivi geologici per ricostruire l’evoluzione del paesaggio alpino nel Quaternario.
Ma la ricerca non guarda soltanto a ciò che è avvenuto migliaia o centinaia di migliaia di anni fa. Tra gli elementi di maggiore interesse per il presente ci sono infatti le falde acquifere e le risorse idriche. Nel programma previsto per il Garda rientrano lo studio delle acque potabili e termali, il monitoraggio delle falde e anche l’analisi dell’attività sismica del territorio.
A spiegare al pubblico cosa verrà studiato e con quali finalità saranno Giancarlo Scardia, dell’UNESP in Brasile e CNR-GEO in Italia, Giovanni Monegato, del CNR-GEO di Padova, e Markus Fiebig, dell’Università BOKU di Vienna. La serata servirà soprattutto a presentare il programma della ricerca che interesserà l’area, con una particolare attenzione proprio al sito di Castelnuovo del Garda.
La dimensione dell’iniziativa va infatti molto oltre i confini comunali. Il progetto vede coinvolti, tra gli altri, il Comune di Castelnuovo del Garda, l’Università di Padova, le Università BOKU di Vienna, Berna e Friburgo, la Regione Veneto, AGS e Acque Veronesi. Una rete che mette insieme ricerca scientifica, territorio e soggetti direttamente interessati alla conoscenza e alla gestione delle risorse idriche.
Per il sindaco Davide Sandrini, l’arrivo del progetto rappresenta anche un’occasione per rendere comprensibile alla comunità una ricerca che potrebbe apparire molto tecnica. “Ospitare a Castelnuovo del Garda un progetto di ricerca di questa rilevanza internazionale è per il nostro Comune motivo di grande soddisfazione”, sottolinea il sindaco, indicando tra gli elementi centrali la possibilità di conoscere meglio “il nostro territorio, la sua storia geologica e, soprattutto, le risorse idriche”.
L’interesse dell’incontro del 23 settembre sta quindi proprio nel portare fuori dai laboratori una ricerca che riguarda da vicino il territorio. Capire come si è formato il Garda, cosa si nasconde sotto le colline e le pianure che lo circondano e come sono organizzate le riserve d’acqua sotterranee significa aggiungere nuovi tasselli alla conoscenza di uno degli ambienti più complessi e preziosi del Veronese.
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