Casa di riposo di Lugagnano: il Comune condannato a pagare oltre 700mila euro per indebito arricchimento

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Molto travagliata è la vicenda degli affidamenti della gestione del centro polifunzionale di Lugagnano. Eventi che prendono il via ancora nel 2001 con l’Amministrazione Tomelleri per poi investire tutte le Amministrazioni che da allora si sono succedute.

Una serie di gare, affidamenti, ricorsi, sentenze, annullamenti e nuovi affidamenti che sfociano oggi nella sentenza del Tribunale di Verona n. 190/2020, pubblicata lo scorso 29 gennaio, che condanna il Comune di Sona a pagare una somma di 719.575,81 euro.

Ma come si arriva a questa sentenza? Nel 2001 la Cooperativa “Il Colle” aveva vinto il bando di gara indetto dal Comune per la gestione del Centro Polivalente di Lugagnano, e in suo favore erano quindi state stipulate due convenzioni: una per l’attivazione del centro e una per l’affidamento del servizio di assistenza domiciliare.

A quel punto la Cooperativa “Spazio Aperto”, che aveva partecipato alla gara senza vincerla, aveva impugnato davanti al giudice amministrativo le delibere del Comune di affidamento della gestione del Centro, e il TAR Veneto, con sentenza n. 1605, gli aveva dato ragione annullando quei due provvedimenti.

In quella sentenza il TAR aveva contestato al Comune il fatto che, nonostante spetti al dirigente comunale l’individuazione del contraente nel caso di affidamento della gestione di servizi pubblici, il Consiglio Comunale di Sona invece “anziché limitarsi a disporre l’affidamento di servizi nella forma del convenzionamento, ha anche proceduto ad individuare direttamente il concessionario”.

La sentenza proseguiva asserendo che la deliberazione di affidamento “è ritenuta poi autonomamente viziata anzitutto per violazione di legge sotto svariati profili, nonché per eccesso di potere sotto i profili della violazione della par condicio, della trasparenza ed economicità dell’azione amministrativa”. Infatti, il servizio di assistenza domiciliare sarebbe stato affidato “senza effettuare prima un’indagine di mercato”, e per di più ad una “cooperativa fantasma” costituita undici giorni prima della proposta di deliberazione ed inattiva alla data di aggiudicazione, quindi assolutamente inadeguata non disponendo “dei requisiti previsti dalla normativa regionale”.

In più l’Amministrazione Comunale avrebbe escluso la cooperativa “Spazio Aperto” in favore della Cooperativa “Il Colle” “non seguendo una valutazione comparativa tra i due progetti, bensì sulla base di apodittiche affermazioni, attinenti ad elementi di giudizio estranei a quelli indicati dalle norme citate, o addirittura incomprensibili”, considerando anche che l’Amministrazione avrebbe valutato le offerte pervenute “in modo assolutamente non trasparente, senza verbalizzazione delle operazioni compiute”. Un bel pasticcio insomma.

Successivamente, e qui arriviamo nel 2003 con l’Amministrazione Bonometti, la convenzione tra il Comune e la Cooperativa “Il Colle” era stata risolta per il mancato versamento dei contributi previdenziali da parte della Cooperativa e il Comune aveva incamerato le opere e gli interventi che la Cooperativa aveva, nel frattempo, eseguito per poi affidare la gestione del centro, con tutto ciò che la cooperativa aveva realizzato, alla Cooperativa “Spazio Aperto”.

E proprio in questo sta il motivo della causa che è arrivata a sentenza negli scorsi giorni.

Un terzo ha, infatti, acquistato quel credito inerente le opere e gli interventi che la Cooperativa “Il Colle” aveva realizzato nel Centro Polifunzionale di Lugagnano e ha portato il Comune di Sona in tribunale, sostenendo l’ingiustificato arricchimento. In sintesi, la tesi presentata al giudice è stata che il Comune aveva fatto propri quei beni in maniera indebita. Dopo gli investimenti della cooperativa, il Comune li avrebbe, cioè, incamerati senza pagare nulla, così arricchendosi senza giusta causa a danno della Cooperativa stessa.

Prima però che arrivasse una prescrizione ad azzerare tutto – e prima di cedere il credito – la Cooperativa “Il Colle”, poi fallita, il 18 novembre del 2013 aveva intimato al Comune il pagamento di euro 727.972,84. Bloccando in questa maniera ogni eventuale prescrizione.

Ed ecco la sentenza pubblicata il 29 gennaio scorso con la quale il giudice, ritenendo provato l’indebito arricchimento per motivi di fatto e di diritto, condanna il Comune di Sona al pagamento della somma di 719.575,81 euro, oltre agli interessi e alle rivalutazioni a valere dal 18 novembre 2003. Il giudice, inoltre, condanna il Comune a pagare anche le spese processuali per un importo di circa 23mila euro.

“E’ chiaro che stiamo parlando di una questione che parte prima del nostro mandato, ai tempi dei Sindaci Tomelleri e Bonometti – dichiara il Sindaco Mazzi, sentito dal Baco -, e che oggi dobbiamo gestire nel migliore dei modi affinché il Comune non debba pagare questo importo. Dispiace che a distanza di vent’anni torni a riemergere la vicenda della Casa di Riposo di Lugagnano: non voglio commentare quanto venne fatto allora ma voglio invece assicurare che oggi faremo quanto possibile per evitare un pagamento così oneroso su una vicenda che arriva a giudizio con una interpretazione dal mio punto di vista errata”.

Il Comune di Sona ha già dato mandato all’Avvocato Rinaldo Sartori di proporre appello contro la sentenza.