“Caro Padre Giampaolo”, San Giorgio in Salici saluta il parroco Mortaro. E domenica fa il suo ingresso don Bendinelli

Caro Padre Giampaolo, sicuramente ti ricorderai quel sabato sera di ottobre del 2015, il 3 per essere precisi, quando facesti l’ingresso nella nostra chiesa di San Giorgio in Salici.

L’emozione era palpabile, sia da parte tua che da parte nostra. Nel giro di pochi anni avevamo cambiato parroco già due volte, salutando dapprima don Giuseppe e poco dopo don James. Quando arrivasti tu, assieme ai tuoi due collaboratori, Padre Giancarlo Ramanzini e Padre Luigi Codianni, avevamo sperato che per un po’ di anni la nostra parrocchia avrebbe potuto smettere di preoccuparsi di chi potesse essere la guida spirituale a capo della comunità, e avremmo potuto iniziare a costruire qualcosa che potesse generare un solido legame.

Il tuo ingresso non è passato certo inosservato: hai modificato l’assetto della chiesa spostando l’altare e i banchi, hai iniziato a parlare dell’Africa, continente in cui hai predicato come missionario e a cui sei tuttora particolarmente legato.

Ma cosa più importante hai iniziato a parlare di Dio in modo diverso, hai fatto capire a chi ancora era restìo, che bisognava distaccarsi da quel pensiero antico che vedeva Dio come un giudice e l’uomo come un peccatore. Così, mentre annunciavi la Parola di Dio alimentando la fede, la speranza e l’amore in chi era disposto ad accoglierla, sapevi aspettare in silenzio coloro che ancora titubavano a comprenderla, nel massimo rispetto del pensiero altrui. Tuttavia, come tutto ha un inizio deve avere anche una fine.

La messa di sabato sera, oggi, sarà un saluto, un arrivederci. Il tuo mandato si è concluso e noi, seppur a malincuore, lo sapevamo. Abbiamo tentato di chiedere una proroga ma i tempi sono maturi e da domenica inizia per te una nuova avventura, diversa da quella vissuta in Africa, in Sud Sudan, ma anche da quella trascorsa qui a San Giorgio. Un nuovo inizio, prima nella casa dei padri missionari comboniani di Verona e poi, probabilmente, in Trentino.

“Mi sono sentito subito accolto e anch’io ho imparato a voler bene a voi – spiega padre Giampaolo Mortaro al Baco – l’inizio la gente era un po’ frastornata perché ho cambiato l’assetto della chiesa, ma poi ho fatto capire che il mio intento era quello di ricreare la Chiesa-Famiglia. Penso che una Chiesa senza contatto umano non sia neanche cristiana, e quello che manca nella Chiesa di oggi è l’umanità, il senso di famiglia. In Sud Sudan veniva a messa chi voleva e dopo la celebrazione, fuori dalla chiesa, le donne preparavano qualcosa da condividere e si stava insieme. Anche Gesù nell’Ultima Cena ha spezzato il Pane e ha bevuto il Vino assieme ai suoi discepoli: l’importanza della condivisione. A San Giorgio ho imparato a “fare missione” in modo sicuramente differente rispetto all’Africa. L’Africa ha ancora ritmi lenti, fatta di persone povere ma unite; qui invece c’è tanta ricchezza ma anche tanta solitudine ed incomunicabilità. Anche se andrò via continueremo a trovarci, ci saranno sicuramente molte altre occasioni per poterci rivedere”.

Ma San Giorgio in Salici non resta, fortunatamente, senza parroco. Infatti, domenica 27 alla celebrazione delle 10,30, animata dal gruppo catechistico del paese, e alla presenza dei rappresentanti delle associazioni paesane, fa il suo ingresso ufficiale don Giovanni Bendinelli (nella foto sotto, di Mario Pachera).

Sacerdote diocesano originario di Lugagnano, don Giovanni ha trascorso cinquant’anni in missione: cinque a Quilmes (Argentina), per poi prendersi una pausa di tre anni, trascorsi a Roma per studi biblici. Poi è ripartito per altri venticinque anni a Guichon (in Uruguay), per poi spostarsi per un anno a Cuba e farne ancora quindici a Quilmes.

Benvenuto don Giovanni, nei prossimi giorni andremo a raccontare su queste pagine il suo ingresso e sul prossimo numero della nostra rivista, in uscita da sabato 17 dicembre, proporremo una sua lunga intervista, per conoscere il sacerdote e anche l’uomo.

Nasce il 28 febbraio 1985 e risiede a San Giorgio in Salici da sempre. Si è laureata in Lingua e Letteratura Moderna e Contemporanea per poter insegnare: ciò che ha sempre sognato. Ora insegna Letteratura e Storia presso l'Istituto Tecnico di Bussolengo. E' sposata con Carlo, un collega di università, e ha due bambini.