Dorme all’aperto, accanto al recinto, con le lampade a batteria che illuminano il gregge. Per Alessandro Pachera, allevatore tornato dall’alpeggio di Novezza con duemila capi, la discesa dalla montagna non ha significato la fine delle predazioni. Secondo quanto denuncia Coldiretti Verona, in appena dieci giorni dodici animali, tra pecore adulte e agnelli, sono stati uccisi in attacchi attribuiti ai lupi nelle vicinanze del centro abitato di Caprino Veronese.
A rendere particolarmente pesante la vicenda è il fatto che le protezioni fossero già presenti. L’associazione descrive una recinzione elettrificata alta un metro e mezzo, affiancata da quattro cani da pastore maremmani addestrati. Difese che, nella ricostruzione fornita, non sono bastate: i predatori avrebbero superato la barriera e raggiunto gli animali. Da qui la decisione di Pachera di restare anche durante la notte al fianco del gregge, nel tentativo di scongiurare altre perdite.
Il rientro da Novezza, sul Monte Baldo, era stato anticipato proprio per le difficoltà incontrate in quota. Alla presenza dei lupi si era aggiunta la siccità, che nelle ultime settimane aveva ridotto le risorse dei pascoli. Una volta riportate a valle, le pecore erano state tosate e sistemate nei recinti mobili vicino al paese. Ma anche questa fase della transumanza è stata segnata dagli assalti.
Il danno, racconta Pachera, non si esaurisce nel numero degli animali persi. “La conseguenza diretta di questi attacchi ripetuti”, spiega, “è uno stato di frustrazione e disillusione. Molti allevatori, stanchi di iter burocratici complessi e risarcimenti insufficienti o tardivi, stanno smettendo persino di denunciare le predazioni subite generando un pericoloso circolo vizioso”.
È un problema che riguarda anche la possibilità di conoscere le dimensioni del fenomeno. Coldiretti teme che la rinuncia a segnalare le perdite produca dati ufficiali inferiori alla reale frequenza degli attacchi e, di conseguenza, una sottovalutazione delle difficoltà degli allevamenti. Alla richiesta di proteggere gli animali si affianca così quella di rendere sostenibile il lavoro di chi continua a praticare la pastorizia sul territorio veronese.
Sulla vicenda interviene il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini (nella foto), che torna a sollecitare la politica, richiamando anche le richieste avanzate durante la visita sulle montagne veronesi del presidente nazionale Ettore Prandini. “Non possiamo accettare che gli allevatori, pur applicando con ingenti sforzi tutte le misure di prevenzione prescritte, non abbiano ancora risposte concrete da parte della politica”, afferma.
Per gli attacchi al gregge di Pachera, Vantini ipotizza la presenza di un animale recidivo e ne propone l’abbattimento. “In questo caso, con tutti i sistemi di prevenzione messi in campo e la cronicità delle predazioni siamo di fronte a un possibile caso di soggetto recidivo che andrebbe abbattuto ma servono risposte immediate, interventi di contenimento concreti e un piano di gestione nazionale efficace per ripristinare la sicurezza di chi vive e lavora sul territorio”. Quella del soggetto recidivo è dunque un’ipotesi avanzata dal presidente dell’associazione, sulla quale si fonda la sua richiesta di intervento.
La denuncia di Coldiretti si estende al quadro più ampio del Monte Baldo. L’organizzazione segnala avvistamenti di orsi tra Ferrara di Monte Baldo e Brentino Belluno e richiama i danni provocati dai cinghiali a pascoli, colture e terreni di fondovalle. Presenze e problemi differenti, che l’associazione riunisce nella richiesta di una gestione più efficace della fauna selvatica.
A Caprino, intanto, la difficoltà ha una misura concreta: dodici animali persi in dieci giorni e un allevatore che, dopo aver ricondotto il gregge a valle, si trova a trascorrere le notti accanto al recinto.
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