Penseresti mai di comprare una lavatrice e stupirti perché fa la centrifuga? O una Ferrari e rimanere di stucco perché sfonda la barriera del suono in centro e ti prendi la multa? No direi di no.
E perché allora ci stupiamo se il cocker di casa caccia il porcellino d’india, o se il nostro maremmano non fa più entrare in casa nessuno, o se il nostro border collie ci da delle pinzatine sulle caviglie o il nostro levriero, dopo che lo abbiamo salvato da una vita terribile, sospira affranto sul divano e non fa amicizia con gli altri cani? Ci stupiamo, se non abbiamo idea di cosa siano le motivazioni di razza.
Facciamo un passo indietro. Non vi racconterò la storia della coevoluzione uomo-cane, promesso, ma è chiaro che dal primo proto cane che si è avvicinato ai nostri insediamenti tendati, al volpino in borsetta della celebrità di turno, beh qualcosa nel mezzo deve essere successo. E quel qualcosa nel mezzo, si chiama selezione genetica.
Per farla breve, come spesso facciamo noi umani, abbiamo preso ciò che la natura ci offriva, e l’abbiamo modellata per le nostre esigenze. Ci servivano cani più grossi per venire in guerra con noi? Più piccoli per infilarli nelle tasche e lanciarli dai cavalli quando la volpe era bloccata in tana? Più leggeri per correre sulla neve? Bianchi per mimetizzarsi e proteggere le pecore? Agguerriti per la caccia? Detto fatto.
Abbiamo creato poco meno di 400 razze, secondo la Federation Cynologique Internationale adatte a qualsiasi attività di cui l’uomo dovesse avere bisogno. So cosa pensate, ma anche se viene difficile crederlo, chihuahua, carlini, bulldog, volpini… hanno un passato genetico glorioso. Ma fanno parte del gruppo dei cani da compagnia, che se mi permettete è un lavoro duro al pari di gestire una mandria di vacche. Soprattutto se il tuo familiare umano è affetto da iperaccudimento.
Scegliere un cane non è facile, ci sono diversi tipi di classificazione delle razze. La maggior parte delle quali si basa sull’aspetto fisico. Ma io vi chiedo, ok che l’occhio vuole la sua parte, ma davvero la scelta di intraprendere una relazione si può basare solo ed esclusivamente sull’aspetto fisico? Ebbene, per i cani la risposta è spesso si. E ci tengo a precisare, che spesso le relazioni che abbiamo con i cani sono tra le più longeve!
Non sarebbe carino invece, dato che ci stiamo orientando su una razza capire cosa c’è stato messo dentro? Mangereste mai una bella torta senza sapere gli ingredienti? Con i cani è lo stesso. Possono piacervi esteticamente ma non essere assolutamente adatti alla vostra famiglia. E quindi che si fa? Lo prendiamo lo stesso perchè lo vuole nostro figlio? Ce l’ha il suo amico? L’ho visto in tv? In braccio allo youtuber di turno?
Se volete partire con il piede sbagliato, siete sulla strada giusta. Una strada fatta di incomprensioni, di quelli che vengono chiamati dispetti, figure educative più o meno accreditate, amarezza, frustrazione, cane che finisce col rimanere sempre a casa e così via.
C’è un modo per sapere cosa il vostro cane di razza vorrà dalla sua e dalla vostra vita. Cosa lo farà alzare felice alla mattina. Cosa vorrebbe fare tutto il giorno: soddisfare le sue motivazioni di razza. Roberto Marchesini ha introdotto per primo questo concetto, teorico ma applicabile nella pratica, con tutte le sfumature del caso dovute all’individualità (non tutti i boxer sono uguali, così come non lo sono tutti i border collie, i lupi cecoslovacchi ecc..).
Vediamole nello specifico: cinestesica, cioè il bisogno di muoversi, ci sono cani pacifici e cani che se non li portano a sgambare impazziscono. Perlustrativa ed esplorativa: mappare e prendere informazioni da un territorio, tipiche ma non solo, dei cani da caccia. Sillegica: prendere in bocca le cose, pensate a un labrador o un golden che hanno sempre qualcosa in bocca. Ricerca: cercare qualcosa finchè non l’ha trovata, e se pensiamo ai cani da soccorso, direi gran bella motivazione. Per gli spacciatori, forse un po’ meno.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di semprePredatoria: i cani nascono come predatori. Negli anni si è lavorato molto per smussare questa attitudine, mantenendola viva nei cani da caccia e da pastore che però sono stati geneticamente programmati per non arrivare a mangiarsi nessuno. Affiliativa: il piacere di stare in famiglia. Comunicativa: ci sono cani imperscrutabili come le razze giapponesi con cui è difficile capirsi. Epimeletica ed et-epimeletica: prendersi cura degli altri e richiedere attenzioni per sé. Somestesica: di pulizia del proprio corpo e di quello degli altri. Sociale, intra e inter specifica, cioè la socialità del cane rispetto agli altri cani e rispetto alle altre specie, noi compresi. Collaborativa: ci sono cani a cui non interessa fare “cose” con noi. E’ inutile arrabbiarsi.
E poi ci sono quella territoriale, ottima nei cani da guardia ma un’arma a doppio taglio se non ben gestita, idem per la possessiva. Se il vostro cocker decide che il gioco di vostro figlio è suo, voglio vedervi a fargli cambiare idea. Competitiva, molti cani vengono istigati a competere per le risorse, anche ingenuamente. Se tra i suoi ingredienti c’è un’abbondante dose di questa motivazione, direi che siete spacciati.
Questo è solo l’elenco. Ogni razza le ha quasi tutte, più o meno sviluppate. Inoltre se il cane ha un disturbo comportamentale, può enfatizzarne di diverse rispetto a quelle pensate per lui. Per esempio i setter inglesi, se non soddisfano le loro motivazioni vanno in disequilibrio sulla motivazione et-epimeletica e diventeranno delle cozze.
Ancora convinti di sceglierli perché si intonano al colore del divano o perché li avete visti per venti secondi alla pubblicità? Spero di no.
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