Campo nomadi in zona Grande Mela: le aziende confinanti ricorrono al TAR contro il Comune di Sona

Il problema del campo nomadi inserito da tantissimi anni quasi nel centro di Lugagnano, in via Le Mase e a ridosso di una zona molta frequentata, che comprende gli impianti sportivi e la Casa di Riposo (foto sopra, nel tondo rosso il campo), è vicenda nota.

Cresciuto ben oltre i limiti previsti, quel campo suscita da tempo le vibrate proteste dei residenti di quella zona, a causa soprattutto delle condizioni in cui versa l’area.

Anche l’AC Lugagnano, che utilizza gli impianti adiacenti il campo nomadi, ha più volte segnalato come la presenza di quel campo costituisca un vero problema. L’ultimo sollecito vi era stato in occasione dell’inaugurazione dei nuovi impianti nell’ottobre 2017, quando con una comunicazione inviata al Comune la società calcistica della frazione segnalava la “difficoltà di accesso al nuovo campo da calcio: partendo dagli spogliatoi, vi è un percorso impervio e disagevole da percorrere a ridosso della tribuna e che poi prosegue verso nord passando addirittura all’interno dell’accampamento precario costituito da baracche fatiscenti, abitate da numerose persone e veicoli di ogni genere, fino ad arrivare finalmente all’entrata del nuovo campo sportivo”. Il Presidente della società calcistica Giovanni Forlin segnalava anche come i dirigenti dell’AC Lugagnano fossero “tempestati da continue lamentele dei genitori dei ragazzi, che lamentano l’insicurezza del passaggio, considerato che il transito per una parte avviene proprio all’interno dell’accampamento, rasentando baracche e altri mezzi abitati da persone. Senza dimenticare il problema dei palloni che spesso finiscono nell’accampamento e non sono più recuperabili”.

Recentemente l’Amministrazione comunale, anche a seguito delle tante segnalazioni pervenute, ha messo in cantiere un progetto per la creazione nella zona industriale adiacente alla Grande Mela, in via Liguria, di “un’area di sosta a lungo termine” che dovrebbe accogliere proprio quei nuclei famigliari che ora risiedono in via Le Mase. Progetto realizzato a seguito di una variante urbanistica approvata con delibere del Consiglio comunale.

Una decisione che ha incontrato il favore dei residenti di Lugagnano e, sembra, il consenso dei nomadi in quanto l’attuale collocazione è del tutto inadeguata, ma che, evidentemente non è piaciuta ad alcuni imprenditori che hanno la loro sede nei pressi dell’area individuata per la creazione della zona di sosta.

Con ricorso avanti il Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto dieci ditte hanno, infatti, impugnato i provvedimenti del Comune di Sona con i quali l’Amministrazione ha deliberato di creare quell’area.

“I ricorrenti – si scrive nell’atto notificato ieri 14 febbraio in Municipio – ritengono che l’operato del Comune di Sona sia abnorme in quanto utilizza illegittimamente ed in modo completamente distorto e sviato, delle disposizioni normative che hanno finalità ben diverse, distrae l’area dalle proprie finalità istituzionali (area destinata ad opere di urbanizzazione primaria) e che anziché valorizzare il patrimonio immobiliare del Comune lo svalorizza di almeno 8 volte il proprio valore. Inoltre, cosa assolutamente gravissima, maschera come zona F – servizi per attrezzature pubbliche e di pubblico interesse, una vera e proprio area residenziale dato che in 2000 mq. di terreno troveranno residenza almeno una ventina di famiglie nomadi, creando una vera e propria zona residenziale nel mezzo di un’ampia zona già satura di edifici commerciali e direzionali e con gravissime carenze di opere di urbanizzazione primaria (in particolare i parcheggi). I ricorrenti ritengono che l’operazione abbia un mero scopo elettorale in vista delle imminenti elezioni amministrative del maggio 2018.”.

“Non si contesta il diritto dell’Amministrazione di realizzare il campo nomadi – prosegue il ricorso – ma l’utilizzo improprio ed abnorme delle disposizioni di legge ed il tentativo di utilizzarlo come scorciatoia”.

Le dieci ditte che hanno promosso ricorso al TAR avevano presentato delle osservazioni alla decisione del Comune di spostare i nomadi nell’area della Grande Mela. “Tali osservazioni, seppur presentate nella procedura di approvazione della variante urbanistica – indica il ricorso – non sono state controdedotte con il provvedimento di approvazione della variante e sulle stesse non si è verificata nessuna votazione. Tuttavia, sollecitata dalla minoranza, nella discussione è emersa finalmente ed esplicitamente la reale finalità perseguita del Comune di Sona: creare un’area di sosta a lungo termine-campo nomadi per trasferirvi una famiglia, già residente a Sona da decenni, che ‘in questo momento trova una collocazione in un ‘area che non è corretta’. Dunque, dalla lunga discussione svoltasi in Consiglio Comunale è emerso che l’obbiettivo sotteso all’adozione/approvazione di questa variante è quello di trasferire nell’area di via Liguria, in piena zona industriale – commerciale e direzionale, alcune famiglie che sono residenti in un’altra area molto più piccola, localizzato in un’altra zona del Comune di Sona, già esistente da anni e autorizzato con dei provvedimenti dal carattere sostanzialmente definitivo. Va evidenziato, oltre alla circostanza che l’attuale area è di almeno un quarto inferiore a quella prevista, che diversi membri di queste famiglie risultano essere addirittura cittadini del Comune di Sona e, come si evince da quanto riferito dal Sindaco stesso nel verbale della riunione del Consiglio Comunale, sono residenti nel Comune sin dagli anni ’70, hanno figli minori che frequentano le scuole della zona, pagano le tasse e partecipano alla raccolta differenziata porta a porta. Inoltre non vi è miglior dimostrazione del fatto che si vuole dare una residenza ufficiale ai nomadi esistenti (oltre ai tanti altri che, inevitabilmente arriveranno) mediante la loro ‘ghettizzazione’ in un campo nomadi”.

Per questi motivi le dieci ditte hanno, quindi, deciso di ricorre al TAR, con lo scopo di annullare i provvedimenti del Comune e rendere irrealizzabile l’opera.

Le ditte chiedono, inoltre, al giudice da subito un provvedimento che sospenda l’efficacia degli atti impugnati, in attesa che il Tribunale Amministrativo stesso si pronunci sulla materia. Se accolto, come è possibile che sia, questo significherebbe per il Comune avere le mani legate e non poter procedere con la realizzazione dell’area di sosta fino a sentenza.

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.