Campioni del Veneto con… giallo. “Gh’era ‘na olta el Gao”, cronache calcistiche del vecchio Lugagnano

Vintage black-and-white team photo: soccer players in matching dark jerseys with arms crossed, lined up in two rows on a grassy field, with a ball at their feet and coaches on the ends.

Prima di tutto, il pubblico. Quel pubblico. Forse mai più visto nella storia, prima e dopo. Era l’1 luglio ‘79, finalissima regionale di Seconda categoria. Il campo neutro di Camisano, avversari i padovani del Campetra. Il Lugagnano di Apostoli ha dominato il campionato ed eliminato gli avversari incrociati sulla via delle finali, Illasi, Casaleone e Villanovese, formazione rodigina.

Camisano diventa Lugagnano 2. Un carosello di macchine, bandiere, un pullman guidato ovviamente dal mitico Serafino (e chi, se non lui?), una tribuna troppo stretta per contenere l’entusiasmo di un paese che “sente” questa squadra e vuole vivere fino in fondo l’avventura regionale.

Guardatela bene questa foto qui sotto, è uno spaccato della Lugagnano di allora. E troppi amici, troppe facce, che vorremmo ancora qui con noi. A guardarla bene, ti mette addosso un bel po’ di malinconia. Ma ti fa pure pensare che il calcio, lo sport, possano essere, a volte, straordinari momenti di solidarietà, di amicizia.

La partita, dite? Si, c’ero anch’io, fortunato a vivere in quella squadra che Giancarlo Apostoli aveva costruito con la passione dell’allenatore competente e la pazienza dell’artigiano. Un pezzo alla volta, basta “incastrarli” bene, basta che il puzzle abbia le tessere al posto giusto. Quella squadra le aveva.

La partita, appunto. Il Lugagnano ebbe la forza di dominarla, ma non di farla sua. Succede, nel calcio. A volte giochi bene e non segni. E succede pure che a 5 minuti dalla fine un’incomprensione, la prendo io, prendila tu, dia via libera gli altri. In gol andò il Campetra, la delusione fu enorme. Ricordo una tribuna che si svuota lentamente, dopo la premiazione. La Coppa a capitan Calciolari, ma era la Coppa del secondo posto.

Capitan Calciolari alza la coppa del secondo posto.

Ricordo uno spogliatoio silenzioso, come raramente era stato. Tutti seduti, poca voglia di parlare, tutto a chiedersi in fondo “…che cosa potevo fare di più?”. Entrò Giancarlo Apostoli, il mister. Fece i complimenti a tutti, perché un allenatore prima di tutto è anche uno psicologo. Era il primo a essere deluso, ma l’ultimo che poteva farlo vedere. Il calcio sa essere impietoso a volte. Tornammo a testa bassa, “anche se il campionato l’abbiamo vinto e saremo comunque in Prima categoria”. Niente titolo di campioni del Veneto, peccato.

Ma, senza saperlo, la partita non era ancora finita. Il giorno dopo, una telefonata anonima raggiunse Giancarlo Apostoli. “Guardi che il Campetra ha schierato un giocatore che non poteva giocare. Se il Lugagnano fa ricorso, avrà partita vinta”. Apostoli ci pensò un attimo, combattuto tra quel senso di sportività che avvertiva e l’esigenza di giustizia e di rispetto delle regole.

S’informò, verificò, si confrontò con gli altri dirigenti, col presidente Residori. E il ricorso partí. “Il giocatore del Campetra Ceccato non poteva giocare la finale. Infatti il suo “prestito militare”, era finito il 30 giugno. La finale si era disputata il primo luglio. Chiediamo la vittoria a tavolino”, questo il senso del ricorso presentato alla Federazione veneta.

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Inevitabile la decisione che cambiò il risultato del campo. Il Lugagnano venne proclamato campione del Veneto. L’aveva meritato sul campo, sarebbe stato bello festeggiarlo con quel pubblico. Ma resta una tappa fondamentale nella sua lunga e felice avventura. Così come resta unica questa foto che l’obiettivo di Mario Pachera (chi, se non lui?) ha reso eterna.

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Raffaele Tomelleri
Firma storica del giornalismo sportivo veronese, ha al suo attivo anche numerosi libri sulla sport locale e sui suoi valori.