Discarica Cà di Capri a Lugagnano: il TAR Veneto boccia Zaia e blocca la riapertura della discarica

Dai giudici del TAR Veneto è arrivato oggi un importante stop nella lunghissima e tribolata vicenda della discarica Cà di Capri a Lugagnano.

Con sentenza pubblicata appunto oggi 22 maggio, ma decisa in camera di consiglio il 20 aprile scorso, i giudici della sezione terza del Tribunale Amministrativo Regionale hanno, infatti, accolto i due ricorsi proposti il primo da Legambiente e alcuni cittadini di Lugagnano ed il secondo dal Comune di Sona, dichiarando quindi nulla la Delibera della Giunta regionale del Presidente Zaia 1148/2016 con la quale la Regione aveva provveduto alla riapprovazione del giudizio favorevole di compatibilità ambientale e ad autorizzare nuovamente la riapertura della discarica di Lugagnano.

Con la stessa sentenza, inoltre, il TAR condanna la Regione Veneto, la Rotamfer s.r.l. e la Rottami Metalli Italia-R.M.I. s.r.l. anche al pagamento delle spese di lite, liquidate complessivamente in 4000 euro più spese accessorie.

Proviamo a riassumere le fasi finali di questa intricatissima vicenda.

La questione, molto preoccupante, della riapertura della Cà di Capri era ritornata di attualità a seguito della richiesta proposta dalla Rotamfer, la ditta che gestisce il sito, di vedersi approvato un nuovo piano di completamento. Piano che la Regione aveva poi effettivamente approvato nonostante il voto contrario del Comune di Sona nell’ottobre del 2013.

Il Comitato dei Cittadini di Lugagnano, a seguito di quanto era successo nel corso di una seduta del Consiglio Comunale di Sona che aveva deliberato di non proporre ricorso ma di fornire ogni sostegno tecnico e giuridico al Comitato, aveva deciso di presentare comunque ricorso solitario al TAR contro quella delibera regionale, con il supporto di Legambiente.

Si va in udienza e la sezione terza del Tribunale Amministrativo del Veneto con sentenza n. 1049/2013 accoglie il ricorso del Comitato del Cittadini e annulla la Delibera della Regione in quanto, si legge in quella sentenza, “con il progetto approvato si passa immotivatamente da una messa in sicurezza a un ampliamento della discarica esistente”.

Quella sentenza del TAR, come ampiamente previsto, viene successivamente impugnata avanti il Consiglio di Stato da Rotamfer e Regione Veneto. Anche questa volta a costituirsi è solo il Comitato dei Cittadini, con Legambiente, in quanto il Comune di Sona tra molte polemiche decide comunque di non affiancarsi al ricorso.

Nella prima seduta il Consiglio di Stato si limita ad emettere un’Ordinanza con la quale accoglie l’istanza di Rotamfer e Regione Veneto e sospende la sentenza del TAR in quanto ritiene troppo complessa la vicenda per una decisione immediata. Viene quindi ‘congelata’ la sentenza del TAR per evitare un vuoto – e conseguenti pericoli – nella gestione della discarica, fissando la successiva udienza per il 2 dicembre 2014, per poter entrare nel merito tecnico e puntuale delle richieste e delle istanze delle parti.

Il 2 dicembre si tiene l’udienza a Roma ma solo il 23 marzo 2015 arriva la decisione che sembra mettere una parola definitiva sulla vicenda, in quanto vengono pienamente accolte tutte le tesi del Comitato dei Cittadini di Lugagnano e di Legambiente.

Nella sostanza quella sentenza, che respingeva i ricorsi di Regione e Rotamfer, stabilisce che non vi potranno più essere ampliamenti della discarica, che non potranno mai più essere conferiti car fluff o rifiuti pericolosi e che l’unica condotta ora possibile per Rotamfer è quella di colmare la discarica esistente, ed esclusivamente con inerti.

Ed invece nel luglio del 2016 arriva, del tutto inaspettata come un fulmine a ciel sereno, la decisione della Giunta Regionale del Veneto che con delibera 1148 autorizza nuovamente l’apertura della discarica, sempre con il conferimento di car fluff.

Contro quella delibera della Regione ricorre al TAR la Giunta di Sona. Prima con la richiesta di una immediata sospensiva dell’esecuzione della delibera regionale di riapertura e, successivamente, con un ricorso nel merito della vicenda. Ricorso analogo viene presentato da Legambiente e dal Comitato Cittadini di Lugagnano, con Lucio Santinato, Oreste Avesani, Idelma Boscaini, Micaela Armani, Galdino Panetto e Andrea Gasparato.

Il 13 dicembre 2016 arriva la decisione della sezione terza del TAR Veneto che con proprie Ordinanze accoglie le richiesta dei ricorrenti e sospende la delibera della Giunta del Governatore Zaia.

In attesa di arrivare alla sentenza di merito che, come si diceva, è stata pubblicata oggi e che riunisce i due ricorsi – quello del Comune e quello di Legambiente e Comitato Cittadini – in quanto si oppongo agli stessi provvedimenti.

Nella sentenza i giudici amministrativi scrivono che “nel ricorso proposto da Legambiente, unitamente agli altri ricorrenti, viene dedotto che: ‘la delibera regionale n. 1148/2016 viola il giudicato amministrativo poiché ri-approva materialmente ed in toto il parere VIA impugnato con il ricorso avverso alla delibera regionale n.2814/2013 ed annullato dal Giudice Amministrativo’, allo stesso modo il Comune di Sona denuncia la circostanza che la Commissione regionale V.I.A. nel parere n.549/2015 abbia ti-approvato ‘addirittura in toto il parere n. 441/2013 quantunque lo stesso sia stato integralmente annullato dal Consiglio di Stato il che ancora una volta determina una palese violazione del giudicato’. Le censure – scrive nella sentenza il TAR – colgono nel segno. Risulta, infatti, palesemente violativo del giudicato, oltre che incongruo da un punto di vista logico-giuridico, procedere alla ‘ri-approvazione’ di un atto o di un provvedimento già annullato dal Giudice amministrativo e, pertanto, venuto meno ex tunc e non più esistente nel mondo giuridico. Di conseguenza sia il parere della Commissione regionale V.I.A. n.549 del 23.09.2015, sia la Delibera di Giunta Regionale n.1148 del 12 luglio 2016 (che ha recepito ed approvato tale parere) devono essere dichiarati nulli”.

Unico, piccolo, spiraglio che la sentenza sembra lasciare alle posizioni della Regione e di Rotamfer si rintraccia forse nel passaggio dove il TAR scrive che “sia il parere della Commissione regionale V.I.A. n.549 del 23.09.2015, sia la Delibera di Giunta Regionale n.1148 del 12 luglio 2016 (che ha recepito ed approvato tale parere) devono essere dichiarati nulli per violazione del giudicato in quanto, seppur rivolti a superare la carenza motivazionale in precedenza stigmatizzata dal Giudice amministrativo, lungi dal provvedere ex novo e funditus alla valutazione di impatto ambientale con l’emanazione di un provvedimento del tutto nuovo ed autonomo dai precedenti provvedimenti annullati e corredato da un proprio apparato motivazionale ben delineato, hanno ri-approvato il parere della Commissione regionale V.I.A. n.441/2013 già annullato dal Giudice amministrativo, seppur integrandone l’apparato motivazionale, in tal modo dando vita ad un agere amministrativo non lineare e direttamente in contrasto con il giudicato di annullamento”. Quindi pare di capire che una nuova e differente valutazione di impatto ambientale, del tutto slegata dalle precedenti, potrebbe avere fondamenti di legittimità.

Comunque sia, per ora la discarica non può riaprire. In attesa di un possibile (probabile?) ricorso avanti il Consiglio di Stato della Regione e di Rotamfer.

E con la consapevolezza, da non dimenticare, che nel frattempo quella discarica non è completata e quindi rappresenta ancora potenzialmente un pericolo per ambiente e cittadini.

Mario Salvetti

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 fonda il Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto.

Related posts