Cà di Capri e Rotamfer. Quattro passi in libertà. Guai per il Geologo Freddo che era agli arresti domiciliari

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La vicenda è nota. Tutto era partito da un esposto presentato in Procura della Repubblica da Legambiente. Esposto che – dopo lunghe indagini – ha portato a una delle più massicce operazioni relative allo smantellamento del traffico di rifiuti speciali. Il 2 ottobre scorso infatti sono stati messi i sigilli alla Rotamfer a Castelnuovo, alla sede di Arese e alla discarica Ca’ di Capri a Lugagnano.

Contemporaneamente sono scattati anche alcuni provvedimenti restrittivi della libertà personale: carcere per Romano Cordioli, 41 anni di Valeggio, e per Cesare Salvi Marchetti, 53 anni originario di Brescia, rispettivamente legale rappresentante e procuratore speciale della Rotamfer e arresti domiciliari per altre sette persone. Tra questi anche geologo Alberto Freddo. Della vicenda Rotamfer si era occupato anche il Consiglio Comune di Sona.

La novità di lunedì mattina scorso è che il Geologo Freddo ha lasciato l’appartamento di Pastrengo poco prima dell’arrivo dei carabinieri di Peschiera per il periodico controllo della sua presenza agli arresti domiciliari. Dopo una veloce ricerca Freddo è stato rintracciato a Peschiera, dove è stato fermato e immediatamente è scattata l’accusa di evasione.

Sembra che Freddo – interrogato dai Carabinieri – non abbia fornito alcuna giustificazione in merito al suo aver abbandonato gli arresti domiciliari. Sulle motivazioni verrà sentito dal giudice Federica Tondin.

Il processo per direttissima è stato però rinviato al prossimo anno per permettere al difensore dell’indagato, l’avvocato Giulio Oppi che ha chiesto tempo, di impostare la difesa. Nel frattempo, il giudice l’ha scarcerato per questo procedimento e pertanto Freddo torna agli arresti domiciliari.