Cà di Capri e Rotamfer: dopo otto anni arrivano le condanne

Arrivano dopo quasi otto anni le condanne del procedimento giudiziario conseguente al blitz del Corpo Forestale alla Rotamfer del 2007.

Ieri 12 marzo, infatti, il tribunale ha condannato ad un anno e dieci mesi il presidente di Rotamfer Romano Cordioli, il procuratore speciale Stefano Salvi Marchetti, il direttore dello stabilimento di Castelnuovo Edorado Pani ed il controllore indipendente per la discarica Ca’ di Capri Manlio Caliari. Per tutti comunque la pena è sospesa. A due anni è stato poi condannato Alberto Freddo, controllore indipendente per Ca’ di Capri.

La sentenza pertanto accoglie quanto dimostrato dall’accusa – sostenuta dal Pubblico Ministero Beatrice Zanotti – nel processo penale, cioè che nell’impianto di Castelnuovo del Garda e in quello di Arese arrivava materiale di ogni genere e non solo i rottami ferrosi per i quali vi era l’autorizzazione. E che, soprattutto, dopo che erano stati miscelati quei materiali diventati rifiuti tossici e pericolosi venivano conferiti nella discarica Cà di Capri di Lugagnano, con alterazione del codice CER che li faceva fraudolentemente risultare come “fluff, frazione leggera e polveri, non contenenti sostanze pericolose”.

Nel corso degli anni del processo molti reati contestati sono nel frattempo andati prescritti, ma è rimasta in piedi la vicenda più grave, quella che riguarda appunto la gestione illecita di quei rifiuti con conseguente rilevante vantaggio economico per la Rotamfer. Anche su questo comunque pende la mannaia della prescrizione ed infatti si estinguerà tra pochi mesi.

La sentenza di ieri prevede inoltre il risarcimento a Legambiente anche il Ministero, la Regione e la Provincia oltre a diversi Comuni veronesi e lombardi – che si erano costituiti parti civili – ed il ripristino dei luoghi.

Con lo stesso provvedimento arriva anche l’assoluzione – chiesta dallo stesso Pubblico Ministero – per Salvi Marchetti, Beltrame e Freddo dall’accusa di non aver impedito il propagarsi di un incendio in discarica. Assolti infine dall’accusa di aver collaborato nei vari reati con Rotamfer Santo Cuzzola, Davide Bianchi, Fabiano Zamboni, Pietro Celico, Andrea Ogheri, Fabio Beltrame, Daniele D’Orto e Franco Gandini.

Nel frattempo invece si resta in attesa della sentenza del Consiglio di Stato – dopo l’udienza tenutasi lo scorso 2 dicembre, più di tre mesi fa – che metterà la parola fine anche sulla intricata ed infinita vicenda della gestione della discarica di Lugagnano.

Si dovrà vedere se il massimo tribunale amministrativo accoglierà la tesi della Regione e di Rotamfer, e permetterà la ripresa dei lavori nella discarica in forza del piano presentato dalla ditta che gestisce il sito, o farà propria la tesi del Comitato dei Cittadini e di Legambiente secondo il quali quel piano non è altro che un ampliamento mascherato e che invece la discarica deve essere definitivamente chiusa.

 

Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.