Bussolengo, rifiuti e conti: il PEF passa, ma in aula esplode la domanda sul perché si paghi di più

Officials seated at a long conference desk in a formal meeting room, using laptops and microphones.

Certe parole in Consiglio comunale non restano mai chiuse dentro le delibere. “Rifiuti”, a Bussolengo, è una di quelle: appena viene pronunciata, smette di essere un tema tecnico e diventa un fatto di strada, di bidoni, di bollette.

Il 9 maggio l’aula ha affrontato due punti consecutivi che si tengono per mano: prima la presa d’atto del Piano Economico Finanziario per il periodo regolatorio 2026-2029, poi la determinazione delle tariffe TARI 2026. E se sul PEF il confronto è stato acceso, sulle tariffe la tensione è salita di un gradino, perché lì la discussione smette di essere previsione e diventa portafoglio.

La seduta del consiglio comunale arriva dopo un periodo politicamente molto teso a Bussolengo, a seguito della scelta del sindaco Brizzi di aderire alla lista Futuro Nazionale di Vannacci con le conseguenti turbolenze politiche che hanno portato alle dimissioni dell’assessora Rita Bin e al passaggio nei banchi della minoranza del consigliere Stefano Ceschi.

Sul PEF, l’assessore Federico Fontana inquadra l’atto per quello che è: una presa d’atto del piano validato dal Consiglio di Bacino Verona Nord, con il PEF del Comune di Bussolengo allegato. Il concetto chiave resta inciso: il PEF è il riferimento obbligatorio per calcolare la TARI. Il costo complessivo del servizio, per l’anno 2026, è indicato nel piano approvato dal Bacino e deve trovare copertura integrale nelle entrate tariffarie, salvo eventuali norme che aprano a finanziamenti aggiuntivi. Da qui anche l’urgenza: l’immediata eseguibilità viene motivata con le scadenze del MTR-3 e con la necessità di arrivare alle tariffe nei tempi di legge.

Il presidente della commissione bilancio, il consigliere Sebastiano Scamperle, spiega che in commissione il dossier è stato passato al setaccio e che l’orientamento è stato chiaro: maggioranza a favore, opposizioni presenti astenute. Ma in aula la presa d’atto si trasforma presto in un processo ai numeri e al servizio.

La consigliera Paola Boscaini riporta al centro un tema che torna come un’eco: il “tesoretto” legato ai contributi Conai e alla vecchia partita Verona 2. Il sindaco ricostruisce: una prima tranche sarebbe già arrivata ai Comuni, un’altra sarebbe ferma, bloccata da una discussione sulla ripartizione tra chi era socio del vecchio perimetro e chi oggi sta dentro un bacino più ampio. “Sono ancora lì, sono ancora lì fermi”, dice il sindaco, spiegando che la distribuzione, quando avverrà, seguirà criteri misti tra fatturato e popolazione. Quando Boscaini chiede se quelle risorse potranno alleggerire la tassa, la risposta resta prudente: “Non ho certezze, quindi non voglio dire magari qualcosa che poi vengo smentito”.

Poi entra nel merito il consigliere Stefano Ceschi, che porta dati pubblici e confronti tra Comuni. La domanda è semplice e pesante: “Non riesco a capire perché i cittadini di Bussolengo debbano pagare tanto di più la raccolta dei rifiuti rispetto a questi altri”. Ceschi punta l’attenzione su una voce specifica, la componente legata alla remunerazione del capitale (ammortamenti, mezzi, attrezzature, accantonamenti insoluti), e annuncia la sua scelta: “Io non voterò questo PEF proprio perché non ho chiarezza”. L’assessore Giovanni Amantia ribatte che i confronti sono sempre scivolosi perché ogni Comune ha storia, servizi e costi diversi, e richiama anche il tema delle rimodulazioni e dei limiti agli aumenti. Ma prende l’impegno: “Chiederemo anche noi un approfondimento”.

A quel punto il consigliere Gilberto Pozzani e la mette sul piano della coerenza politica, non dei decimali. Ricorda che quando conviene i paragoni con i Comuni vicini si fanno eccome, e lo dice senza giri di parole: “Gennaio di quest’anno me lo ricordo quando avete fatto il confronto con il Comune di Pescantina”. Poi la domanda scatta secca: “Perché non ci adeguiamo anche in questo senso a Pescantina?”.

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Il consigliere Davide Furlani mette a confronto Bussolengo e Pescantina parlando da residente: “Per la mia esperienza personale, per la mia impressione da cittadino, il servizio rispetto a Bussolengo è decisamente inferiore”. La consigliera Katia Facci porta un’immagine che taglia più di molti prospetti: cartelli di pulizia strade e mezzi che, arrivati all’imbocco, girano senza entrare. “Si capisce che non è stata pulita”, racconta, chiedendo più ascolto della voce dei cittadini.

Alla fine il PEF passa con i numeri della maggioranza: 16 votanti, 9 favorevoli, 6 contrari, 1 astenuto. Stesso esito per l’immediata eseguibilità. Ma la vera resa dei conti arriva subito dopo, al punto successivo.

Quando si entra nella TARI 2026, l’assessore Fontana spiega che l’atto adotta le tariffe per utenze domestiche e non domestiche secondo il prospetto allegato, applica il tributo provinciale e introduce le componenti perequative UR1, UR2 e UR3 in aggiunta al corrispettivo. La delibera viene dichiarata immediatamente eseguibile perché necessaria per emettere gli avvisi e riconoscere il bonus sociale nei termini. In commissione, ribadisce Scamperle, uffici e tabelle hanno accompagnato il passaggio: maggioranza favorevole, opposizioni ancora una volta in astensione.

Ma in aula la domanda diventa una: se i costi scendono, perché qui si parla di aumenti? La consigliera Stefania Ridolfi chiede dov’è l’inghippo e mette sul tavolo un numero che rimbalza tra i banchi: quei 100mila euro in più che andrebbero ribaltati sulle tariffe. Fontana risponde con nettezza: la copertura integrale del PEF è un obbligo. Poi quantifica l’effetto: “L’aumento medio è intorno al 4% sulla bolletta”.

La consigliera Boscaini, però, non ci sta e porta un’altra fotografia, fatta sui coefficienti: per alcune categorie vede rialzi intorno al 9% e ricorda che in commissione si era parlato di un aumento medio del 5. Fontana torna sui numeri nel dettaglio e scandisce percentuali diverse, anno su anno tra 2025 e 2026: famiglia di due componenti +3,37%, tre componenti +4,12%, quattro componenti +3,27%. Per alcune attività: bar/caffetterie/pasticcerie +6,10%, autorimesse-magazzini senza vendita diretta +6,06%, banche e studi professionali +5,90%, ortofrutta-pescherie-fiori-pizzerie al taglio +6,14%, ristoranti-trattorie-osterie-pizzerie-pub +6,14%. E spiega perché quel “4%” resta in piedi: è una media che tiene conto del peso numerico delle utenze domestiche rispetto al resto. “Massima disponibilità a confrontarci anche coi numeri”, aggiunge, aprendo alla verifica di eventuali dati che non tornano.

È qui che l’opposizione prova a spostare la partita sul terreno politico. Il consigliere Carlo Maraia rilancia la proposta: usare una parte dell’avanzo per evitare gli aumenti, o comunque trovare strumenti per dare una mano alle famiglie e alle attività in un momento di difficoltà. La consigliera Ridolfi insiste: un Comune con un bilancio sano dovrebbe individuare strade e strumenti per calmierare l’aumento per tutti, non solo con le agevolazioni legate al reddito. Scamperle risponde con un muro tecnico-politico, dicendo che la richiesta torna ciclicamente e che, finora, dagli uffici è sempre arrivato lo stesso verdetto: l’avanzo non si può usare così. “Se ci sarà una smentita da parte degli uffici io sono il primo che voterò favorevolmente”, aggiunge, ma intanto conferma il sì del gruppo.

Alla dichiarazione di voto, l’opposizione si schiera compatta sul no: Ceschi conferma la linea del punto precedente, Boscaini parla di aumento che colpisce famiglie e attività, Maraia ribadisce la contrarietà e Ridolfi chiude con un giudizio politico sul mancato tentativo di evitare l’ennesimo rialzo. Dall’altra parte, il consigliere Simone Brizzi vota a favore e ringrazia Ridolfi per aver riconosciuto che il bilancio è sano. Il risultato ricalca quello del PEF: 16 votanti, 9 favorevoli, 6 contrari, 1 astenuto. E anche qui passa l’immediata eseguibilità con gli stessi numeri.

Due votazioni in fila, una catena senza interruzioni: il piano dei costi e la bolletta che ne deriva. Il Consiglio approva, ma resta nell’aria una frattura evidente. Da una parte l’obbligo di coprire integralmente il servizio e i binari fissati da bacino e regolazione; dall’altra la domanda che, in aula, non è stata solo contabile: se Bussolengo paga di più, dove si può intervenire davvero, e chi controlla ogni giorno che il servizio valga fino all’ultimo euro.

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Erica Ederle
Giornalista pubblicista, vivo di parole, immagini e connessioni: la comunicazione è il mio habitat naturale, in tutte le sue forme — dalla carta ai social, dalle storie sussurrate a quelle che fanno rumore. Sono una sognatrice concreta, una che cambia prospettiva per capire meglio il mondo (e anche sé stessa). Mi muovo tra storie, trend e narrazioni digitali con curiosità e spirito critico, sempre pronta a rimettermi in gioco. Mi occupo dei canali social del Baco da Seta, dove unisco strategia e creatività ma, soprattutto, autenticità. Perché comunicare per me è anche ascoltare, interpretare e poi trovare il filo giusto per raccontare.