Da martedì primo settembre, per numerosi cittadini di Bussolengo cambierà qualcosa di molto concreto nella vita quotidiana: non avranno più il loro medico di famiglia. Il dottor Antonio Zocca cessa infatti la propria attività e, per i suoi assistiti, si apre una fase nella quale l’assistenza sarà garantita, ma senza che sia ancora definito un nuovo riferimento stabile.
L’ULSS 9 Scaligera ha predisposto un Servizio medico distrettuale presso la Casa della Comunità di Bussolengo, dove saranno presenti tre professionisti. Una risposta che evita che centinaia di persone restino improvvisamente senza assistenza sanitaria di base, ma che lascia aperta una domanda destinata a pesare soprattutto per anziani, malati cronici e pazienti con terapie complesse: quanto durerà questa fase e quale sarà la soluzione definitiva?
A porre il tema è il consigliere comunale Stefano Ceschi (nella foto di Mario Pachera), che parte da un dato preciso: il pensionamento di Zocca non è arrivato all’improvviso. “Il pensionamento del dottor Zocca era conosciuto con largo anticipo e la carenza di medici nel Distretto 4 era già stata segnalata pubblicamente nei giorni scorsi anche dallo SPI CGIL. Per questo oggi la domanda non può limitarsi a come affrontare l’emergenza dal 1° settembre: bisogna capire quale prospettiva avranno questi cittadini nei prossimi mesi”, afferma Ceschi.
Il punto, quindi, non è soltanto avere una porta alla quale bussare per una prescrizione, una visita o un certificato. La medicina di famiglia vive anche sulla conoscenza accumulata nel tempo: patologie, esami, terapie, precedenti clinici, fragilità spesso difficili da racchiudere interamente dentro una cartella elettronica.
Il servizio organizzato dall’ULSS prevede la presenza di tre medici e consente di mantenere aperto il canale dell’assistenza territoriale. Resta però da capire come verrà organizzata concretamente la presa in carico degli assistiti e, soprattutto, se ogni paziente potrà avere all’interno del gruppo un professionista di riferimento con una certa continuità.
“Per un anziano, un paziente cronico o una persona con terapie complesse non è indifferente avere un medico che conosce la sua storia oppure incontrare professionisti diversi a seconda del turno. Gli strumenti informatici consentono di condividere i dati clinici, ma serve capire se agli assistiti potrà essere garantito anche un riferimento il più possibile stabile all’interno del team”, sottolinea Ceschi.
È proprio qui che la vicenda esce dalla dimensione dell’emergenza di questi giorni. Il Servizio medico distrettuale viene infatti indicato come una soluzione temporanea, pensata per coprire il periodo necessario a colmare la carenza lasciata dalla cessazione dell’attività di Zocca.
Temporanea, però, è una parola che ha bisogno di un termine. Ed è su questo confine che Ceschi chiede chiarezza: sapere se sia già partito il percorso per individuare un medico destinato a subentrare e quali possano essere, realisticamente, i tempi. “È questo il punto che va chiarito: se sia già stato avviato il percorso per individuare un medico che possa subentrare e quali siano realisticamente i tempi. La risposta predisposta dall’ULSS è importante, ma non dovrebbe trasformarsi senza una prospettiva definita nella nuova normalità”.
Una questione che a Bussolengo si inserisce in un problema più largo, quello della carenza di medici di medicina generale nel Distretto 4. Una difficoltà che non nasce con il pensionamento di un singolo professionista e che rende ancora più delicato ogni passaggio di consegne: quando un medico termina l’attività, infatti, il rischio è che il posto lasciato libero non trovi immediatamente qualcuno pronto ad occuparlo.
Da qui l’ultimo interrogativo sollevato da Ceschi, che guarda oltre l’emergenza di settembre e chiama in causa la capacità di programmare con anticipo il futuro della medicina territoriale. “Dopo quanto sta accadendo credo sia utile conoscere anche quante cessazioni di medici di famiglia siano già prevedibili nei prossimi anni. Se sappiamo oggi che altri professionisti si avvicinano alla fine dell’attività, dobbiamo evitare di trovarci nuovamente a gestire il problema soltanto quando il medico chiude l’ambulatorio”.
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”La vicenda del dottor Antonio Zocca, quindi, mette insieme due piani. Quello immediato riguarda gli assistiti che dal 1° settembre potranno rivolgersi al servizio predisposto presso la Casa della Comunità. Quello più difficile guarda invece ai mesi e agli anni che verranno: riuscire a trasformare una risposta necessaria all’emergenza in un ponte verso una nuova presa in carico stabile, evitando che la medicina territoriale proceda di pensionamento in pensionamento, inseguendo ogni volta una carenza già annunciata.
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