Le note del Corpo Bandistico Città di Bussolengo hanno tagliato l’aria come un richiamo: fermarsi, guardarsi attorno, ricordare. Il 25 aprile, a Bussolengo, la Festa della Liberazione non è stata una ricorrenza “da calendario”, ma una mattinata costruita passo dopo passo attorno a gesti riconoscibili, quelli che una comunità usa per dire che i valori non sono parole astratte. Libertà, democrazia, pace: pronunciarli è facile, custodirli è più difficile. E proprio per questo la città li ha messi in scena, con rispetto e partecipazione.
Il ritrovo è stato fissato alle ore 9.45 sul sagrato del Santuario della Madonna del Perpetuo Soccorso, punto di partenza anche simbolico: un luogo che invita al raccoglimento prima ancora che alla cerimonia. Alle ore 10 la Santa Messa ha aperto la giornata con il tono della meditazione, mentre fuori si preparava la parte più visibile, quella che attraversa le strade e chiama la gente alle finestre.
Alle ore 10.40 la sfilata ha preso forma dietro la musica del Corpo Bandistico Città di Bussolengo: un corteo ordinato, fatto di volti e di passi, che ha portato la commemorazione nel cuore del paese. Pochi minuti dopo, alle ore 10.45, la tappa davanti al Monumento ai Caduti in Piazza della Vittoria ha dato il centro di gravità alla celebrazione.
Qui si è consumato uno dei momenti più densi: l’onore ai Caduti di tutte le guerre, il saluto alla bandiera, la deposizione della corona di alloro. Gesti essenziali, ripetuti ogni anno, eppure capaci di cambiare significato a seconda di chi li compie e di chi li guarda: perché la memoria non è mai uguale, cresce e si incrina con le generazioni, e va tenuta viva senza retorica.
A seguire, il passaggio al Monumento agli Ex Internati nei Lager ha allargato lo sguardo. L’alzabandiera, l’omaggio alle vittime della Seconda Guerra Mondiale, un’altra corona di alloro e gli interventi delle autorità hanno dato un nome preciso a un pezzo di storia spesso meno raccontato, ma decisivo: quello degli internati, dei deportati, di chi ha conosciuto l’umiliazione e la fame dietro il filo spinato. Ricordarli in un luogo dedicato significa rendere concreto ciò che altrimenti rischia di restare lontano.
Tra coloro che hanno partecipato, il sindaco Roberto Brizzi insieme ad assessori e consiglieri comunali, l’onorevole Paola Boscaini, le associazioni d’arma, il consiglio comunale ragazze ragazzi e tanti cittadini. Una presenza corale, che racconta una comunità capace di ritrovarsi su un terreno condiviso: non l’appartenenza di parte, ma la responsabilità della memoria. Perché il 25 aprile non chiede solo di commemorare: chiede di capire che cosa ha significato conquistare la libertà, e quanto costi perderla anche senza accorgersene.
A Bussolengo la mattinata si è chiusa così, tra bandiere, corone e musica. Con un messaggio semplice, ma pesante come pietra: la democrazia non è una scenografia. È un impegno quotidiano che comincia dal rispetto della storia e dal coraggio di guardarla in faccia.
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