La tromba d’aria aveva scoperchiato case, abbattuto alberi e costretto famiglie a lasciare le proprie abitazioni. A tre mesi dal 10 giugno, a Bussolengo resta aperta la questione del riconoscimento dello stato di emergenza regionale, negato dalla Regione Veneto.
Stefano Ceschi, della Lista Bussolengo al Centro (nella foto di Marco Bonfichi) chiede di ripresentare il quadro completo dei danni e ottenere una rivalutazione. Il sindaco Roberto Brizzi (nella foto di Mario Pachera) condivide la contestazione e annuncia di avere coinvolto anche la parlamentare di Bussolengo Paola Boscaini per tentare di riaprire il confronto.
Al centro delle due prese di posizione c’è un interrogativo: la capacità del Comune di affrontare rapidamente l’emergenza con le proprie risorse ha pesato sul mancato riconoscimento? Ceschi chiede di chiarirlo e attende di leggere integralmente le motivazioni della Regione. Brizzi, sulla base della risposta ricevuta, contesta quello che considera un paradosso: aver messo tempestivamente in sicurezza il territorio non può diventare un elemento penalizzante nella richiesta di sostegno.
Per capire la portata della vicenda bisogna tornare a quel pomeriggio. Intorno alle 18 del 10 giugno, vento e grandine investirono Bussolengo provocando danni in diversi punti del paese. In via Catullo un’abitazione rimase quasi completamente senza copertura; vicino allo svincolo della tangenziale, all’altezza di Martinelli, venne scoperchiato un capannone, con dispersione di lamiere. Alberi caddero davanti ai campi sportivi, a Ca’ Filippi e in via Martiri delle Foibe. La Protezione civile intervenne subito, rimuovendo anche l’albero davanti agli impianti. È il quadro documentato dalla cronaca pubblicata dal Baco quella sera.
Ceschi ricorda 18 famiglie evacuate, oltre ai danni a edifici pubblici e privati, parchi e strutture sportive. Nella sua ricostruzione, il Comune presentò entro i termini la richiesta di riconoscimento, riportando gli interventi e le spese dell’immediatezza. Altri danni emersero successivamente, mentre dopo alcune settimane arrivò la risposta negativa della Regione.
“Ho chiesto di acquisire la documentazione ufficiale e attendo di leggerne integralmente le motivazioni. Ma se fosse confermato che il mancato riconoscimento deriva sostanzialmente dal fatto che Bussolengo è riuscita a fronteggiare l’emergenza con le proprie strutture, le proprie risorse e la Protezione civile, saremmo davanti a un paradosso difficilmente comprensibile. Un Comune non può essere penalizzato perché ha reagito bene”, afferma Ceschi.
Il riferimento è al lavoro svolto nelle ore più difficili da dipendenti comunali, tecnici, volontari, Vigili del fuoco e Protezione civile, impegnati nella sicurezza delle persone e nel ripristino delle condizioni di accessibilità del territorio.
“Se proprio questa capacità di intervento fosse diventata il motivo per negare lo stato di emergenza, più che un premio all’efficienza sarebbe una beffa”, sostiene Ceschi. La sua preoccupazione riguarda anche le prospettive di sostegno ai privati: “E non è una questione che riguarda soltanto le casse comunali. Il riconoscimento dello stato di emergenza consente anche di avviare la ricognizione dei danni subiti da famiglie e attività economiche e può aprire la strada a successive misure di ristoro. Senza quel riconoscimento, anche questo percorso diventa molto più difficile”.
Da qui la richiesta di aggiornare la domanda con i danni e i costi emersi dopo la prima comunicazione, senza fermarsi al diniego ricevuto. Ceschi richiama inoltre precedenti regionali di successive estensioni dello stato di emergenza. “Per questo chiedo al sindaco di non considerare chiusa la questione e di presentare alla Regione una richiesta di rivalutazione della nostra domanda, aggiornando il quadro con tutti i danni e i costi emersi dopo la prima comunicazione. Credo sia doveroso tornare a bussare alla porta della Regione e chiedere che Bussolengo venga riesaminata”.
La risposta di Brizzi, raccolta dal Baco, conferma che anche l’amministrazione contesta l’esito della richiesta. Il sindaco si dice profondamente amareggiato e concentra la critica sul rapporto tra tempestività dei soccorsi e necessità di un sostegno successivo.
L’EDITORIALE DEL BACOTutti abbiamo bisogno di una tazza“Quello che facciamo fatica a comprendere è il principio che sembra emergere dalla motivazione ricevuta: se un Comune, grazie al lavoro dei propri dipendenti, dei tecnici, della Protezione civile e di tutti coloro che sono intervenuti, riesce a gestire rapidamente un’emergenza e a ripristinare la sicurezza del territorio, questo non può trasformarsi in un elemento penalizzante quando si chiede un sostegno per i danni subiti”, dichiara.
Brizzi porta il ragionamento alle sue conseguenze, con una critica esplicita: “Perché, seguendo questa logica, la prossima volta un’amministrazione dovrebbe forse intervenire meno, aspettare che la situazione si aggravi e chiedere aiuto da ogni parte, nella speranza che questo renda più evidente la necessità di un intervento sovracomunale. È una logica che, francamente, riteniamo assurda e che rischia di mandare un messaggio completamente sbagliato agli amministratori locali”.
Per il sindaco, la rapidità della risposta non cancella il peso dei danni rimasti sul territorio. “Noi abbiamo fatto semplicemente quello che un Comune deve fare: di fronte a un’emergenza, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo messo in campo tutte le nostre risorse per proteggere le persone e riportare il territorio alla normalità nel più breve tempo possibile. Questo senso di responsabilità non può diventare una ragione per negare un eventuale sostegno successivo”.
Sul piano delle iniziative, il Comune sta cercando una strada per ottenere una nuova valutazione, considerando anche le spese e i danni accertati dopo i primi interventi. Brizzi riferisce di avere chiesto il coinvolgimento di Paola Boscaini, parlamentare di Bussolengo, per un’interlocuzione con l’assessora regionale alla Protezione civile Elisa Venturini. Entrambe, ricorda il sindaco, appartengono a Forza Italia.
“Le abbiamo chiesto di farsi parte attiva nei confronti dell’assessore, non per chiedere trattamenti di favore, ma semplicemente per verificare se sia possibile riaprire un confronto sulla nostra richiesta e comprendere se ci siano margini per una diversa valutazione”, spiega Brizzi.
“Il nostro obiettivo non è alimentare polemiche politiche. È tutelare Bussolengo e le persone che hanno subito danni. Per questo continueremo a bussare alla porta della Regione e a chiedere che la nostra situazione venga valutata nuovamente con attenzione”, conclude Brizzi. “Essere stati capaci di reagire bene a un’emergenza dovrebbe essere considerato un merito, non una colpa”.
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