Bussolengo, colonnine Enel X Way: rinnovo a dieci anni e canone triplicato

A Bussolengo le colonnine non sono più solo un dettaglio tecnologico infilato tra i parcheggi. Sono diventate, nero su bianco, una questione di regole uguali per tutti e di soldi che entrano – pochi, ma con un segnale politico chiaro – nelle casse del Comune. Il 16 aprile la Giunta comunale ha approvato la delibera che ridefinisce le condizioni di concessione del suolo pubblico per le infrastrutture di ricarica di proprietà Enel X Way Italia Srl, quelle già presenti e attive in tre punti strategici del paese.

Il contesto è semplice: il vecchio protocollo d’intesa firmato nel 2018 con Enel X Mobility Srl – quello che portò le colonnine “a costo zero” per il Comune – sta per arrivare al capolinea. La scadenza è stata il 24 aprile. E quando un accordo finisce, o si spegne l’interruttore, o si riscrive la cornice.

In questi otto anni l’operatore ha installato e gestito tre impianti: in Piazza Nuova (potenza 22 kW), in Via Molinara/Via Catullo nell’area parcheggio degli impianti sportivi (75 kW), e in Via Ospedale (75 kW). Tre piazzole che, nella vita quotidiana, significano una cosa molto concreta: la possibilità di attaccare l’auto alla spina mentre si passa in centro, si va allo sport o si entra ed esce da una zona sensibile come quella dell’ospedale.

Nel frattempo, però, a Bussolengo è cambiato anche il “mercato” della ricarica: nel novembre 2024 la Giunta ha dato mandato di cercare altri operatori con un avviso pubblico, individuando una lista di aree comunali dove installare nuove colonnine. E soprattutto ha fissato un principio: concessioni a titolo oneroso, durata dieci anni, base di canone annuo 200 euro per singola colonnina. Da quella procedura, chiusa con una determinazione di fine settembre 2025, gli spazi sono stati concessi alla UAU Srl, risultata la più vantaggiosa.

Ecco il punto: con più soggetti sul territorio, lasciare in piedi condizioni diverse per chi fa lo stesso mestiere non regge più. La delibera lo dice in modo esplicito: l’Amministrazione vuole “uniformare” le condizioni applicate agli operatori, nel rispetto di imparzialità e parità di trattamento. Tradotto: niente corsie preferenziali, niente accordi “storici” che valgono più delle regole nuove.

È in questo quadro che arriva la richiesta di Enel X Way Italia Srl: il 6 marzo la società – nata dalla riorganizzazione del gruppo Enel e subentrata nella gestione della rete prima in capo a Enel X Mobility – chiede una proroga per garantire continuità del servizio, proponendo quindici anni di durata e un canone annuo di 400 euro più IVA per ogni infrastruttura.

La risposta della Giunta è un “sì, ma” che pesa. Sì al canone offerto (che, rispetto ai 200 euro fissati come base d’asta per le nuove concessioni, alza l’asticella), ma no ai quindici anni. La durata viene ricondotta a dieci anni, “come per analoghe concessioni già stipulate”. Qui sta la scelta: tenere il servizio, ma con un orizzonte temporale uguale agli altri e quindi più controllabile, più rinegoziabile, meno “blindato”.

Il risultato economico è scritto senza giri di parole: 400 euro l’anno oltre IVA per ciascuna infrastruttura, per un totale annuo di 1.200 euro oltre IVA. Non una cifra che cambia da sola un bilancio, ma un passaggio simbolico importante: quelle porzioni di suolo pubblico non sono più “concesse gratis” perché l’operatore installa un servizio. Da qui in avanti, il suolo ha un valore e quel valore viene formalizzato.

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