Ci sono vite che, quando arrivano a cento anni, smettono quasi di poter essere raccontate soltanto attraverso un numero. Perché dentro quel numero finiscono famiglie, partenze, incontri, amori, città cambiate sotto gli occhi e una quantità di ricordi che sembra impossibile tenere tutti insieme.
Ida Piccini, invece, quei ricordi li tiene stretti. E soprattutto li racconta. All’Ipab di Bussolengo nei giorni scorsi la festa è stata tutta per lei, terza centenaria celebrata quest’anno all’interno della struttura. Un compleanno speciale, vissuto tra sorrisi ed emozione, reso ancora più sorprendente dalla lucidità con la quale Ida ha ripercorso episodi e passaggi della propria lunghissima storia personale.
Una storia che parte lontano da Bussolengo e dal Veronese. Ida Piccini è originaria di Abbadia San Salvatore, nel Senese, paese adagiato sulle pendici del Monte Amiata. Ma Verona è diventata casa sua ormai da ottantuno anni: praticamente un’altra vita intera trascorsa nella terra che l’ha adottata.
Ed è proprio scavando dentro questa distanza enorme, geografica prima ancora che temporale, che durante la festa sono riaffiorati racconti capaci di restituire il sapore di un’Italia profondamente diversa da quella di oggi.
Tra questi anche quello di un amore nato in altri tempi, con modi, attese e consuetudini che appartengono ad un mondo che nel frattempo è cambiato quasi completamente. Ida lo ha raccontato con naturalezza, accompagnando i ricordi con quella vitalità che ha colpito chi le era accanto.
A rendere omaggio alla centenaria è arrivato anche il sindaco di Bussolengo Roberto Brizzi, che ha portato a Ida Piccini gli auguri dell’amministrazione comunale e della comunità.
Ma il cuore della giornata è rimasto inevitabilmente lei. Perché compiere cento anni significa avere attraversato epoche che oggi sembrano lontanissime, e riuscire ancora a trasformarle in parole significa regalare a chi ascolta qualcosa che va oltre una festa di compleanno. È memoria viva.
All’Ipab di Bussolengo quella di Ida Piccini è già la terza candelina numero cento accesa dall’inizio dell’anno. Tre persone, tre storie differenti e tre secoli di vita messi insieme.
Quella di Ida porta con sé il viaggio dalla Toscana al Veronese, ottantuno anni trascorsi nella terra diventata casa, un amore da ricordare e soprattutto una mente ancora pronta a riaprire, una dopo l’altra, le stanze di una vita straordinariamente lunga. Cent’anni, alla fine, sono anche questo: poter raccontare un mondo che quasi nessuno può più ricordare direttamente. E farlo ancora sorridendo.
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