Il rubinetto delle restrizioni sull’acqua potabile a Bussolengo si chiude prima del previsto. Dal 16 di agosto, non sono più in vigore i divieti straordinari introdotti appena sei giorni prima dal comune per contenere i consumi idrici. Una decisione che riapre il confronto politico sulla gestione dell’emergenza e sulla necessità di adottare regole uniformi tra i comuni della provincia.
Il Baco ha dato ieri la notizia della nuova ordinanza numero 33 firmata dal sindaco Roberto Brizzi con la quale viene sospesa con effetto immediato e fino a nuovo provvedimento l’efficacia dell’ordinanza numero 32 dell’11 agosto. Tornano così possibili anche alcuni utilizzi dell’acqua potabile che erano stati fortemente limitati, come l’irrigazione di giardini e prati ornamentali e il lavaggio di aree esterne e veicoli privati. La sospensione non prevede una scadenza precisa: le limitazioni restano congelate in attesa di ulteriori valutazioni da parte dell’Amministrazione e di eventuali nuove misure che tengano conto delle indicazioni dell’ATO Veronese.
È proprio la sospensione dell’ordinanza a riaccendere il confronto politico a Bussolengo. A intervenire è Stefano Ceschi (nella foto di Mario Pachera), consigliere di minoranza – uscito dalla maggioranza qualche settimana fa a seguito della decisione del sindaco Brizzi di aderire a Futuro Nazionale di Vannacci – che chiede all’amministrazione maggiore coerenza nelle decisioni adottate di fronte all’emergenza idrica.
Secondo Ceschi il principale interrogativo riguarda i tempi della decisione: l’11 agosto il comune aveva ritenuto necessario introdurre limitazioni agli usi non essenziali dell’acqua potabile, salvo poi sospendere integralmente il provvedimento pochi giorni più tardi. Una scelta che, secondo il consigliere, merita di essere spiegata anche alla luce del fatto che il quadro regionale di criticità non risulta sostanzialmente mutato.
“È comprensibile la richiesta avanzata dall’amministrazione di arrivare a regole più omogenee tra comuni confinanti. Di fronte a una stessa emergenza – spiega Ceschi al Baco – avere ordinanze molto diverse da territorio a territorio rischia di creare confusione tra i cittadini. Ma la strada dovrebbe essere quella di chiedere con forza un coordinamento sovra comunale e una maggiore uniformità delle misure”.
La Regione Veneto mantiene infatti lo stato di emergenza per deficit idrico e il livello di severità della situazione resta classificato come alto. Da qui la richiesta di Ceschi di chiarire quali siano gli elementi che abbiano portato il sindaco Brizzi a ritenere non più necessarie le restrizioni precedentemente introdotte.
Il consigliere richiama anche il codice di autodisciplina sui consumi idrici del Consiglio di Bacino veronese, precisando che il documento riguarda principalmente i consumi delle amministrazioni comunali e non introduce automaticamente divieti per i cittadini. Per limitare specifici utilizzi dell’acqua da parte dei privati sono infatti necessarie apposite ordinanze sindacali. Il codice, sottolinea Ceschi, rappresenta comunque una cornice di riferimento: in presenza di un livello di severità classificato come alto, prevede l’adozione di un’ordinanza per la limitazione dei consumi.
Il nodo dunque, secondo il consigliere di minoranza, è soprattutto politico e amministrativo: se la situazione era sufficientemente critica da rendere necessarie restrizioni l’11 agosto, perché quelle stesse misure sono state sospese a distanza di pochi giorni senza che il livello ufficiale di emergenza fosse cambiato? “La gestione dell’acqua richiede responsabilità, proporzionalità e soprattutto coerenza”, queste le parole del consigliere, secondo cui la richiesta di regole uniformi è condivisibile, ma non dovrebbe trasformarsi nel motivo per rinunciare a qualsiasi limitazione.
Ceschi chiede infine che le decisioni dell’amministrazione siano comprensibili e motivate, soprattutto quando riguardano una risorsa essenziale come l’acqua. Se l’emergenza continua, anche le scelte devono essere coerenti con quella situazione.
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