Bussola presenta il suo libro sulla paternità a Sona, in tantissimi al MAG ad ascoltarlo

La differenza tra adulti e bambini sta nel fatto che “i bambini vedono il mondo, invece gli adulti hanno smesso di vederlo.”

Questa è una delle affermazioni di Matteo Bussola, durante la presentazione di “Notti in bianco, baci a colazione”, avvenuta all’interno del MAG Festival sabato 27 agosto nella splendida cornice di Villa Romani a Sona.

L’autore infatti è stato intervistato a proposito del suo libro d’esordio, edito da Einaudi, che sta avendo un enorme successo e che è nato dalla pagina Facebook, usata in forma di diario, dove narra la sua vita di genitore alle prese con la crescita e la gestione quotidiana delle sue tre figlie. I suoi racconti sul social network, molto sinceri ed emozionanti, hanno goduto di un enorme ed inaspettato seguito, che ha portato la casa editrice Einaudi ad interessarsi a lui e a chiedergli di trasformare il suo diario in un vero e proprio romanzo (LEGGI QUI LA RECENSIONE DEL BACO).

Come spiega Matteo Bussola, il successo del libro si spiega con il fatto che a parlare di figli, di famiglia, di genitorialità non è una madre o uno psicologo ma un padre, che fa l’insolito mestiere di disegnatore e accudisce, anche contemporaneamente, le sue bambine, accompagnandole a scuola, imparando a far loro le trecce, cullandole di notte quando hanno la febbre alta.

Il libro parla delle gioie della paternità, di come spesso gli uomini credano, prima di avere figli, che la loro vita cambierà in peggio all’arrivo della prole, sottraendo loro tempo ed energie. Non che essere genitori sia facile e poco impegnativo, anzi, ma Bussola spiega che nel suo caso l’arrivo delle tre figlie è stato un arricchimento, quindi ha aggiunto, non tolto.

Quando gli viene chiesto che cosa pensa dell’orrendo neologismo “mammo”, dice di sentirsi un genitore, e basta. In una famiglia oggi i compiti dovrebbero essere equamente distribuiti; non ci sono “cose che fa solo la mamma” e “compiti solo del papà” ed è per questo che racconta come sia sempre lui a cucinare in famiglia perché la compagna non è portata ma in compenso è lei che cambia le lampadine.

A suo modo questo libro contribuisce, in maniera sempre ironica e piacevolissima, a sfatare certi pregiudizi sui ruoli e a dimostrare come l’idea tradizionale di famiglia, in cui il padre va al lavoro tutto il giorno e solo la madre si occupa di nutrire e crescere i figli sia tramontata da tempo.

Una delle parti più interessanti di “Notti in bianco, baci a colazione” è legata alle domande, a volte insistenti e continue, che le figlie gli rivolgono, spesso nei tragitti in macchina casa-scuola. Queste domande, che vanno dai motivi legati al passaggio delle stagioni al senso della morte e sono anche una delle parti più divertenti ma nel contempo profonde del libro, pongono un genitore di fronte a due strade.

Una è quella di sfuggire la domanda e magari ripiegare sul comodo evergreen “Chiedi alla mamma”, l’altra invece è quella di affrontarla immediatamente.

Cerco di lasciarmi condurre da loro, di osservare in maniera diversa le cosedice Bussola –  perché i bambini vedono la realtà da una differente angolazione rispetto all’adulto. La paternità ha funzionato su di me come una lente. Prima vedevo sfuocato, ora ho la vista più acuta, guardo più a fondo.

Diventare genitore è coinciso anche con un cambiamento di lavoro, per lo scrittore, che ha lasciato un impiego da architetto in comune per dedicarsi a quella che è stata da sempre la sua grande passione ma che solo ad un certo punto ha avuto il coraggio di far diventare un lavoro a tempo pieno: i fumetti. Lasciare il posto fisso ben pagato per la professione di disegnatore certo è rischioso ma Bussola ci racconta di svegliarsi ora col sorriso e di essere felice della sua scelta, che non è un caso sia coincisa con l’arrivo della prima figlia.

Adesso mi sento responsabile non solo per me stesso ma anche per la mia famiglia e questo implica forza e caparbietà.

Di questo deve tanto a Paola, la sua compagna e famosa sceneggiatrice di Dylan Dog, di cui si dimostra innamoratissimo. Quando gli viene chiesto cosa rappresenti lei, quale sia la sua definizione d’amore, Matteo Bussola risponde che l’amore è “stare lì”, esserci. Paola per lui è stata la donna che gli ha fatto venir voglia per la prima volta di “stare lì”, perché “se tu resti, se tu stai lì le cose succedono, ma devi restare per vedere quello che accade ed impegnarti”.

Queste e molte altre sono state le risposte date dall’autore a Irene Pachera e Nicola Dal Maso, che hanno guidato l’intervista davanti ad un folto pubblico, seduto per l’occasione in mezzo al prato della villa su coperte e cuscini colorati, in un’atmosfera rilassata e piacevolissima.

Quella organizzata dal Progetto Wiki e dal Progetto Gutenberg della Biblioteca di Sona all’interno del MAG Festival, gestito da Emporio Malkovich e Röcken, è stata proprio una serata riuscita.

A dimostrarlo la forte partecipazione di pubblico e la fila lunghissima di giovani, ma anche di  genitori con bambini nel passeggino o per mano, che si è creata dopo l’incontro davanti alla postazione della Libreria Libre Verona, per acquistare il volume, e davanti a Matteo Bussola, per scambiare con lui qualche parola e per avere il suo autografo.

I racconti delle mie figlie o dei nostri viaggi in macchina o delle visioni laterali e buffe sul mondo sono forse un tentativo di prestar loro ascolto. Di ricordarmi che il mio ruolo di adulto e di padre non è quello di avere ragione, ma quello di riconoscere le ragioni. […] Che i bambini non hanno ragione in quanto bambini, ma hanno diritto alle loro ragioni.