Buon ritorno a scuola ragazzi. Imparate il libero pensiero e a vedere i bisogni della comunità

“Per fortuna ho finito i compiti, altrimenti sarei ancora qui a farli e non potrei riposarmi un po’!” disse un (dolcissimo ma disgraziato) ragazzino l’11 settembre 2022 all’incirca a metà pomeriggio in un appartamento di Lugagnano ben consapevole di aver chiuso il libro delle vacanze esattamente mezz’ora prima e che l’indomani avrebbe iniziato l’ultimo anno delle elementari.

Questa introduzione che mi auguro non legga mai mio figlio, inconsapevole di avere una mamma altrettanto disgraziata da raccontare i fatti suoi, è la perfetta sintesi di quanto il vivere in emergenza sia una costante in gran parte delle famiglie alle prese con il rientro dei figli a scuola.

Anche quest’anno. Come sempre. In tempi sicuramente non facili, ci affacciamo al rientro a scuola dei nostri eroi del futuro: ho usato appositamente la parola eroi perché tali sono tutti gli studenti che sono il nostro futuro, la nostra rivincita in un mondo che ha in sé qualcosa di polveroso e stantio, bisognoso di rinnovamento.

Il contesto politico nazionale è un buon indicatore del livello di urgenza con il quale capire quanto la situazione attuale necessiti di innovazione (o rivoluzione?) e credo che meglio dei nostri ragazzi non ci sia assolutamente nessun altro che possa farlo. Sono le nostre sinapsi personali sul mondo, i nostri ricettori che immediatamente ci riportano sensazioni, emozioni, contributi personali freschi, scevri di pregiudizi ma carichi invece di buoni propositi con il loro entusiasmo e la loro buona dose di ribellione e spavalderia (che serve, serve molto).

Ci ricordiamo un po’ quando lo eravamo noi, così scellerati e maldestri? Io sì, ed anche se molto spesso la parte noiosa e bacchettona che è in me se lo dimentica ci pensano i miei ragazzi a ricordarmelo. E quindi mi chiedo cosa ci impedisce di attuare un’inversione di rotta andando alla ricerca di come abbia fatto il meccanismo dell’investimento sul futuro delle nostre menti pensanti ad incepparsi e prevalga invece il pensiero che ancora una volta non siamo assolutamente in grado di ascoltarli.

Vero anche che sento moltissime voci pronte a smentire quanto dico ribadendo quanto siano invece numerosi i neo diplomati o laureati che non vogliono mettersi in gioco adattandosi a ciò che il mercato chiede (ed ora chiede, eccome) dettando piuttosto condizioni che noi o i nostri genitori non ci saremmo mai permessi di porre. Tuttavia sono persuasa che la colpa non è solo loro ma della società, delle istituzioni che hanno permesso un’espressione errata in tal senso.

Un cane che si morde continuamente la coda, che infonde un profondo sconforto e che costringe ad un’analisi. Dov’è che sbagliamo ed in quale modo possiamo sterzare e cambiare modalità facendo in modo che queste nuove identità abbiano a loro disposizione gli strumenti giusti per dimostrarci che investire sulle loro capacità è la più potente forma di amore e fiducia in nostro possesso per dar loro fiducia ed ottenere in cambio innovazione, futuro, certezze, azioni positive e concrete?

Le strategie a nostra disposizione ci sono, nell’ambito scolastico come in quello familiare, eppure abbiamo ancora molta strada da fare; il bisogno di formazione alla collettività, di spirito imprenditoriale di se stessi e alla condivisione di ideali e progettualità da cui attingere senza pregiudizi ci mantiene in allerta e così dev’essere per non perdere di vista l’obiettivo.

Ecco che forse così rischieremmo di ottenere cervelli svegli ed allenati al libero pensiero, con un’attenzione ai bisogni degli altri e della comunità. Non so voi ma io questo rischio lo vorrei correre, anche con discreta curiosità aggiungerei.

Buon inizio di anno scolastico ragazzi (e mamme e papà, nonni, insegnanti, educatori…), buona ripartenza a tutti con la consapevolezza che uniti possiamo concretizzare questo progetto che si chiama vita. E di vite che oggi ricominciano ce ne sono moltissime ed aspettano ansiose che insegniamo loro ad amare, prima di ogni altra cosa.

Da quasi 15 anni Lugagnano è per me e la mia famiglia divenuta casa. Sono nata il 6 aprile 1981, mamma pasticciona, mi definisco un’accanita fan della vita. Mi piace modificare la mia prospettiva sul mondo e sulle cose e considero i cambiamenti fonte di potenti opportunità (ovvero adoro mettermi continuamente in discussione).