Buon inizio scuola a noi genitori: Impariamo a collaborare per valorizzare l’unicità dei nostri figli

Settembre e l’aria frizzante del mattino. Settembre ed i nuovi inizi. Settembre e la scuola che riparte. Settembre e quei visi assonnati e quegli occhi stropicciati. Settembre e i capelli arruffati dei ragazzi. Settembre e le prime, tragiche sveglie. Settembre e le corse e le rincorse.

A me piace pensare a questo mese come all’inizio di una nuova avventura e con essa la possibilità di rinascere, di reinventarsi, di riscoprirsi. Un nuovo capodanno, settembrino però.

Sono una mamma che ripercorre gli anni della propria infanzia e dell’adolescenza attraverso le esperienze dei suoi bimbi, stando loro accanto e chiedendo loro cosa provano, cosa si aspettano da questi nuovi inizi. Mi ritrovo, ahimè, anche ad essere di un’invadenza imbarazzante e sto aspettando il momento in cui mi diranno “ok mamma, siamo noi che andiamo a scuola, non tu!”.

Tant’è. Lasciatemi questa gioia, questa positività, credo che tutti ne avremmo bisogno. Il bisogno di quella sana agitazione che mi pervade soprattutto oggi e che vorrei trasmettere a tutti quei ragazzi che nell’incertezza fisiologica dell’età hanno bisogno di essere compresi ed ascoltati: ecco a loro dovremmo dire “sì, ti capisco.” Perché’ non sempre il nuovo anno scolastico è sinonimo di felicità ma molte volte lo è di preoccupazione e sconforto, anche per un’estate che ci si è lasciati alle spalle e con essa ritmi più lenti, la spensieratezza, i sogni, la magia di una dimensione che ora deve farsi piccola e chiudersi in un cassetto e che deve invece far spazio ai libri, alle interrogazioni, ai compiti in classe… anche purtroppo alla competizione.

“Si, ti capisco anche per quella continua gara al voto più alto”, come se un 10 rendesse un bambino oppure un ragazzo una persona migliore, una persona giusta. Personalmente inciampo di continuo in chiacchiere così superficiali che, talvolta, penso forse a cosa racchiude davvero tutto questo.

Sull’etichetta del bambino perfetto cosa ci dovrebbe essere scritto, secondo voi? Cosa fa sì che un individuo sia migliore di altri? Uno sterile giudizio? Capiamoci, tuo figlio che ti porta a casa un bel voto è fonte di orgoglio, ti rende felice, ovviamente.

Ma quella deve essere la sua felicità perché ha lavorato sodo secondo le sue capacità e le sue potenzialità, non per soddisfare esigenze nostre. Perché di bambini ne esistono tantissimi e, tutti, valgono. Eccome.

C’è quello seduto al banco, con un libro in mano, preso a risolvere difficili quesiti matematici con una tale energia. C’è quello che con aria sognante si perde letteralmente tra le nuvole osservando fuori dalla finestra. C’è quello che fermo proprio non ci sa stare. C’è quello che non smette un attimo di chiacchierare. Quello pronto ad aiutare il compagno, lasciando indietro il suo compito. Quello che sente di essere un passo indietro ma non ha il coraggio di alzare la mano per chiedere aiuto. Quello spavaldo che maestra o prof scansati, posso prendere il tuo posto.

Esistono un’infinità di caratteri, una miriade di sfumature così delicate che non dovremmo avere la presunzione di giudicare, perché quello che prova un bambino, un ragazzo oppure un genitore non deve mai essere sottoposto al giudizio di nessuno.

Ho compreso (ah, che meraviglia la vita, non si finisce mai di imparare) che la nostra unicità ce la dobbiamo tenere stretta e che nessuno conosce davvero ciò che proviamo fino a che non decidiamo di condividerlo e, questa, è la forma migliore per evolvere. Una formula efficace che ci permette di capire quanto insieme possiamo fare.

Un nuovo inizio per tutti che mi auguro (e sono sicura) porterà importanti cambiamenti, siano essi positivi oppure al contrario avversi perché anche questi ultimi saranno un bagaglio importante da custodire. Stringiamoci forte, tra noi genitori, e diamoci quel supporto di cui abbiamo bisogno, facciamolo in particolar modo per i nostri ragazzi che si apprestano a questo nuovo capitolo della loro vita.

Buon settembre, quindi, ai nostri “giovani di belle speranze” (come dice sempre la maestra del mio piccolo uomo). E anche a noi genitori.