Benedetti, dal Lugagnano alla serie A. “Gh’era ‘na olta el Gao”, cronache calcistiche del vecchio Lugagnano

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“Lo prendiamo”, dissero i tecnici del Verona. “El bocia le’ forte”. Il “bocia” è Romano Benedetti, ha 17 anni, ha appena vinto il campionato col Lugagnano ed è finito sul taccuino del Verona. L’Hellas è in B, bussa da tempo alla serie A, cerca giovani talenti. Qualche anno prima ne ha trovato uno a Bussolengo, si chiama Cesare Maccacaro.

Gli osservatori girano spesso la provincia, una volta si faceva così. “Quel Benedetti è forte, lo prendiamo”. E così, dopo una sola stagione da titolare, Benedetti arriva al grande calcio. Al Verona fa due anni di giovanili, in cui conferma tutto quello che s’era detto.

“Al torneo internazionale di Ginevra – raccontava tempo fa – fui premiato come miglior giocatore”. Il Verona capisce di aver fatto una scelta giusta. Giustissima. E più di tutti lo capisce mister Piccioli, l’allenatore. Benedetti viene così aggregato alla prima squadra, nel frattempo promossa in serie A. Si allena con Ghizzardi, col brasiliano Del Vecchio, Gundersen, Larini, Galassini, Basiliani, Bassetti. E con un ragazzo taciturno, un milanese della Bovisa. “Era Bagnoli – il racconto di Benedetto – parlava pochissimo. Diceva ‘parla poco e corri tanto’”.

Il Verona è in caduta libera, purtroppo. Proprio la malattia di Bagnoli (pleurite) è tra le cause della flessione che porta il Verona sull’orlo della retrocessione. Piccioli cerca forze fresche e non esita a lanciare proprio Benedetti, che gioca contro il Padova, il Torino, la Roma e la Lazio. Non bastano le sue buonissime prestazioni, il Verona è costretto agli spareggi col Bari, per rimanere in serie A.

Il nuovo allenatore, Gipo Viani, lo conferma nella gara di andata, ma il Verona non c’è più. Retrocede. E’ di nuovo serie B, dove Benedetti potrebbe partire titolare. Ma le vie del calcio sono strane. Arriva un altro allenatore che gli preferisce uomini più esperti. Benedetti preferisce andare a giocare, anche se in serie C. Va al Trento, lo convocano anche nella Nazionale di serie C, parecchie squadre lo “marcano” stretto, ma la sfortuna è in agguato.

Un infortunio lo mette ko: saltano i legamenti del ginocchio, in quegli anni un infortunio che ti rovina la carriera. La ripresa è infatti faticosa, lunghissima. E soprattutto, Romano non riesce più a tornare quello di prima. Così, decide di chiudere giovanissimo, “piuttosto di trascinarmi, meglio lasciar perdere il calcio”. L’addio è pieno di rimpianti, ma anche di bellissimi ricordi.

Romano, va detto, è il fratello maggiore di Omero, che del Lugagnano è stato a lungo colonna negli anni indimenticabili di Giancarlo Apostoli. Giocatore che per qualità tecniche e atletiche avrebbe meritato largamente categorie superiori.

Romano Benedetti nel Lugagnano, secondo in basso da sinistra, e sotto il titolo nell’Hellas Verona, penultimo in piedi a destra.

La storia di Romano Benedetti nobilita anche quella del Lugagnano, da cui era partito. Benedetti è infatti l’unico giocatore uscito dal Lugagnano, che abbia poi giocato in serie A. L’almanacco potrebbe indicare anche Federico Cossato, che qui giocò due stagioni, prima di passare al Valdagno e poi di arrivare in serie A col Chievo. Ma Cossato non è un prodotto del vivaio di casa.

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Altra storia quella di Nando Gasparini, che dalla serie A col Verona, giocò una stagione a Lugagnano, a fine carriera. Lui come Manganotti, attaccante nell’Hellas di serie B, prima di una brillante carriera tra i dilettanti.

Da Lugagnano, uscirono in tempi diversi Busatta e Adone Mazzi, senza però arrivare alla massima serie. In B e in C ha giocato a lungo Vittorio Zerpelloni, tornato poi a Lugagnano, in Eccellenza, con Apostoli. E nel Lugagnano di Adone Mazzi, vincitore in Terza categoria, il capitano era Remo Carletti, più di 100 presenze nel Verona in serie B, negli anni ‘60.

Da ultimo, vietato dimenticare Silvio Giusti, 400 e più partite tra i professionisti (anche nel Chievo), chiamato dal presidente Gigi Residori come allenatore/giocatore per una salvezza complicata ma riuscita.

Insomma, una storia piena di successi, ricca di episodi e giornate da ricordare. E nobilitata da nomi che hanno conosciuto e frequentato a lungo anche il calcio dei grandi. Un motivo in più per essere orgogliosi di questa storia semplice che riesce sempre a regalare emozioni.

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Raffaele Tomelleri
Firma storica del giornalismo sportivo veronese, ha al suo attivo anche numerosi libri sulla sport locale e sui suoi valori.