“Balliamo sul mondo”. In morte di Luciano Ghezzi, un amico vero

“Urlando contro il cielo”.

Quante volte è successo di voler urlare la nostra rabbia, la nostra tristezza la nostra felicità contro questo cielo che sembra immobile, così statico da non accorgersi che qui succede un casino. Vite vanno e vengono.

Da quando muoviamo i primi passi cerchiamo la strada giusta, il percorso che renda la nostra esistenza più piacevole, cerchiamo persone che ci sostengono che ci restino vicino, la famiglia spesso è la nostra prima vera guida, alle volte può essere sostituita dalla persona che amiamo, spesso dagli amici, quelli nuovi che incontri per caso una sera e che sembra ti conoscano da sempre o quelli di lunga data che conosci sui banchi di scuola e che ti accompagnano per tutta la vita.

Non siamo fatti per starcene soli, anche l’individuo più solitario sente il bisogno di relazionarsi con qualcuno. Oggi è uno di quei giorni dove si ha bisogno di urlare.

“A che ora è la fine del mondo”.

Non è giusto! Non è mai giusto. Quando perdiamo qualcuno a cui vogliamo bene cerchiamo di consolarci in qualsiasi modo, se una mamma ci lascia dopo aver combattuto e perso una battaglia contro un male più grande di lei, arriviamo a dirci “meglio così, stava troppo male” non importa se lascia figli adulti o bambini che ancora avevano bisogno di lei, si deve andare avanti.

Quando un amico perde la vita per un incidente in moto e ha solo 17 anni e una vita davanti, quando a lasciarci è chi non trova la ragione di vivere e sceglie come via d’uscita quella di farla finita per non sentire quella solitudine che soffoca, oppure quando è il destino che decide, ti chiama facendoti addormentare per sempre, così senza preavviso. Eccola la fine del mondo, non potervi più rivedere, non potervi riabbracciare, cercando tra i ricordi qualcosa che vi tenga vivi, che ci consoli.

“Non è tempo per noi”.

Succede così che rimane il vuoto, le parole non dette, le cene rimandate le serate farcite di musica e buon vino che non ci saranno più, le risate, quelle vere spontanee, la voglia di rivedersi. Non è più tempo. Ti voglio immaginare in un posto dove ci sono tutti gli amici che come te amano fare musica, dove Antenore tiene il tempo suonando la batteria, mentre tu pizzichi le corde del tuo basso e una miriade di stelle della musica si alterna per suonare i brani più belli.

“Balliamo sul mondo”.

Ti ricorderò così, gentile e allegro, dedito alla famiglia a ogni costo tanto da tralasciare la musica. Amico da vent’anni, ho scritto di te nel mio primo articolo e ancora oggi scrivo ti te per darti quel saluto che avrei preferito non darti.

Il tuo basso suonerà nei nostri cuori ancora tante volte, forse nel brano che ti divertiva suonare con il Liga: “Marlon Brando” o quando saranno i Beatles a suonare, il gruppo che tanto amavi, ecco sarà lì che si affaccerà un sorriso e mi ricorderà di te.

Ciao Ghezzi fai buon viaggio, balla sul mondo.