Baby squillo? Sbagliato nascondere la testa sotto la sabbia

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Qualche giorno fa, l’otto marzo, le donne di tutto il mondo festeggiavano la loro giornata, ricevevano auguri e mazzi fiori, venivano portate fuori a cena, assecondate e coccolate. Un’immagine solo utopistica e del tutto distante da come stanno realmente le cose. La nuda e cruda realtà è che non tutte le donne vengono rispettate e, purtroppo, molte volte sono loro stesse le prime a non portarsi rispetto.

Qui vorremmo parlare proprio di questa categoria femminile: quella che sacrifica sé stessa e la propria dignità. Una donna che si sottomette al volere dell’uomo per compiacerlo e trarne pseudo vantaggi. Una donna che crede di non aver bisogno di essere amata, come se l’amore non fosse indispensabile per ciascuno di noi (che lo si voglia ammettere o no, questa è la verità).

Una donna che si concede per soldi viene definita prostituta. La prostituzione si sa, è il mestiere più antico del mondo. Già nell’antica Roma le donne e i giovani fanciulli diventavano oggetto di piacere sessuale per coloro che potevano permettersi il lusso di ripagare quei corpi con beni di altrettanto valore.

Un articolo apparso su L'Arena sul tema delle baby squillo a Verona e provincia
Un articolo apparso su L’Arena sul tema delle baby squillo a Verona e provincia

Se per la legge la prostituzione – o meglio, il suo sfruttamento – è diventata illegale, c’è chi ancora pensa di poterla praticare senza conseguenze. Ma la vera tragedia sta nel fatto che, come ci raccontano le numerose cronache anche di Verona degli ultimi mesi, siano ragazzine ancora non maggiorenni, anche di quindici anni, a vendere sé stesse per poche decine di euro. Vengono chiamate le baby squillo (cambiano i tempi, cambiano i soprannomi).

Queste fanciulle, si è appurato, vanno a scuola non con i libri, ma con minigonne e tacchi a spillo che indossano al termine delle lezioni per attirare l’attenzione soprattutto di uomini adulti che le caricano in macchina e richiedono prestazioni sessuali in cambio di pochi euro, magari quelli sufficienti per acquistare una ricarica dello smartphone. Tutto avviene nelle ore del pomeriggio, quando i genitori credono che le figlie siano ancora in giro con gli amici e non a saltare da un’automobile all’altra di persone squallide e poco raccomandabili.

Il fenomeno delle baby squillo sta dilagando velocemente, come si diceva, anche nella nostra città. A Verona e provincia ci sono già troppi casi documentati di ragazzine vendutesi anche solo per una ventina di euro.

E proprio qui sta una parte del problema. Penso che queste “baby squillo” nel profondo della loro coscienza più che cercare soldi temano in fondo di rimanere sole, di non avere nessuno, di non essere considerate. E quindi per attirare l’attenzione fanno ciò che più risulta facile: regalare all’uomo (pervertito oltre ogni limite, sia chiaro) ciò che più desidera. E così permettono all’offerente migliore di impadronirsi del loro corpo, della loro ingenuità e anche della loro vita.

È inutile lottare e recriminare per diritti e parità sessuale se poi siamo le prime a concederci a uomini disposti solo ad usarci e poi buttarci come una carta delle caramelle.

Svegliatevi fanciulle, createvi degli interessi, una cultura, con queste armi potrete avere chiunque ai vostri piedi. Un giorno non sarete più giovani e belle, la bellezza appassisce, la vostra anima e la vostra intelligenza invece saranno per sempre con voi.

Ma è necessari riflettere anche sull’altro aspetto del problema. Gli adulti in tutto ciò dove sono?

Parliamo degli uomini che se ne approfittano e recuperano le ragazze per strada, fuori dalle scuole e ai margini dei fast food. La perversione è chiaramente radicata nella loro essenza e a meno che non vengano esorcizzati o internati poco possiamo fare.

Ma i genitori di queste ragazze? Possibile che nessuno si accorga che le figlie acquistano minidress e quant’altro invece che materiale scolastico? Siamo tutti così fiduciosi che le nostre figlie, sorelle o cugine non rientrino in questa categoria? Possiamo metterci una mano sul fuoco? Forse è meglio evitare di avere la presunzione di dire che queste cose non ci toccano, perché i drammi sono sempre più vicini di quanto possiamo immaginare. Lo stesso discorso vale anche per tutti gli altri educatori, partendo dalla scuola in primis, ma anche la parrocchia e il mondo dello sport che i ragazzi frequentano. Ognuno deve essere responsabile della formazione ed educazione del prossimo. Sono il nostro futuro, vogliamo gettarlo nel cestino?

Ormai i giovani, maschi e femmine indistintamente, godono di una libertà quasi illimitata quando ancora non sanno stare al mondo (forse perché nessuno glielo insegna correttamente?) e come conseguenza abbiamo un aumento dei minorenni che fumano (non basta certo una legge a fermare il fenomeno), bevono (stessa storia) e, come se non bastasse, ora l’esplosione di questo terribile fenomeno della prostituzione delle ragazze minorenni.

È giunta l’ora di fare qualcosa? Io credo di si. E anche in fretta. E che ognuno si prenda le proprie responsabilità.

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