AVIS Lugagnano: Mamma e figlia raccontano cosa le ha spinte a diventare donatrici di sangue

Anche nel 2021 e le donazioni della Sezione AVIS di Lugagnano mantengono un trend positivo, in aumento rispetto al 2020.

Per aiutare a capire l’importanza del gesto della donazione del sangue a chi non è donatore, abbiamo intervistato due donatrici dell’AVIS di Lugagnano, Antonella Marchesini e Rossella Ferrarini, rispettivamente mamma e figlia. Due esperienze vicine, ma molto diverse tra di loro che colpiscono ed incoraggiano. Nella foto Antonella e Rossella con la presidente della Sezione AVIS di Lugagnano Valentina Boscanini.

Quando avete deciso di diventare donatrici e cosa vi ha spinto a farlo?
Rossella: Poco prima di compiere 18 anni, ho visto su Facebook la foto di un ragazzo nel momento della donazione. Nel post invitava tutti a farlo perché “con la donazione fate del bene”. Questa frase mi colpì e così, dopo essermi informata e aver approfondito, decisi che appena avessi compito 18 anni sarei andata a donare e così è stato: un mese dopo il compleanno ho fatto richiesta e dopo le verifiche (analisi del sangue e visita) ho ottenuto l’idoneità per donare. Sull’esempio di quel ragazzo che mi spronò, anch’io dopo ogni donazione pubblico sui social qualcosa in merito, perché spero di suscitare in altri questo desiderio di fare del bene.
Antonella: Nella mia famiglia, mia mamma e mio fratello in particolare, sono stati per molti anni donatori attivi. Anche mia figlia, Rossella, appena compiuti i 18 anni ha voluto intraprendere questa strada. La cosa che però mi ha fatto maturare la volontà di donare è scattata durante l’inverno scorso, quando io e Rossella abbiamo contratto il Covid e abbiamo condiviso la camera per un mese. Durante questo periodo di quarantena abbiamo parlato molto, fra l’altro anche di donazione. Dopo poco arrivò a Rossella la lettera di convocazione per la donazione periodica, e questo mi ha spinto ad interessarmi per donare plasma iperimmune. Quando ho chiamato il numero dedicato, mi hanno comunicato che purtroppo non ero idonea per il plasma iperimmune, perché avevo partorito. In quel momento mi è venuto però l’istinto di chiedere se potevo diventare donatrice di sangue e l’operatore mi ha detto di sì. “Guardi che ho 56 anni… ne è sicuro?” gli risposi, ma subito mi ha rassicurata e anzi incitata ad intraprendere questo percorso. Così ho prenotato la visita e gli esami per l’idoneità e dopo poche settimane ho avuto la conferma che potevo donare! Ho pensato che così, anche se per pochi anni, avrei potuto dare anch’io il mio contributo! La prima donazione è stata singolare perché non riuscivano a trovarmi le vene. Sono tornata a casa con entrambe le braccia fasciate… sembravo una mummia! Ma questo non mi ha scoraggiata, anzi dopo tre mesi ho prenotato e sono andata di nuovo e non ho avuto più questo problema.

Rossella, qual è la sensazione e l’emozione che ti trasmette la donazione?
Mi sento orgogliosa di quello che ho fatto. Inoltre, adesso che studio infermieristica ho la possibilità di vedere “dove va a finire il sangue”: vedo la gente che sta male, chi soffre di malattie che richiedono trasfusioni continue. A Bussolengo proprio a fianco del centro trasfusionale vengono svolte le terapie a questi malati: è bello pensare che proprio il mio sangue possa farli sentire anche solo un po’ meglio. Ho fatto un tirocinio anche in chirurgia, dove l’utilizzo di sangue donato è essenziale per la buona riuscita degli interventi, per non parlare degli incidenti, dove può capitare che chi rimane coinvolto perda molto sangue che può essere reintegrato solo attraverso le trasfusioni. Tutto ciò mi ha fatto capire l’importanza di questo gesto ed è la motivazione e soddisfazione più grande, che m’incentiva a farlo appena possibile. Con la donazione doni davvero la vita a chi la sta rischiando!

Antonella, come trovi la donazione in termini di tempo, modalità, prenotazione, accoglienza al centro trasfusionale? Qual è la parte più dolorosa, se c’è?
La prenotazione è semplice e veloce e gli operatori molto professionali e gentili.  Al centro trasfusionale, quello di Bussolengo, che per me è quello più vicino, il personale ha un’attenzione per tutti davvero impeccabile: ti fanno parlare se ti vedono un po’ agitato e sono sempre sorridenti. L’atmosfera che si respira è davvero particolare, non ci si sente un numero bensì una persona che si trova in quel luogo per fare qualcosa di importante. Tutti, gli operatori, gli infermieri, i medici, continuano a ringraziarti, ti augurano una buona donazione… ci si sente proprio coccolati.  L’unica cosa che mi pesa un po’ è il modulo da compilare prima della donazione, perché molto lungo e dettagliato… e mi costringe a tirare fuori gli occhiali da vista! Ma a parte questo piccolo dettaglio per il resto non ci si può lamentare! La parte più dolorosa? Non è quando ti infilano l’ago, come molti potrebbero pensare, ma quando ti tolgono il cerotto al termine della donazione! E ho detto tutto!

Cosa diresti a chi è un po’ indeciso se diventare donatrice o donatore?
Penso che la scelta di andare a donare debba scattare da dentro, come è successo a me, bisogna esserne convinti! Quello che posso confermare però è che la donazione è una cosa che ti fa sentire bene, perché sei controllato periodicamente, perché stimola la produzione di sangue nuovo, ma soprattutto perché sai che farà del bene ad altri meno fortunati. Provare per credere!