Ascolta questo articolo

La Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per ingiuria per un cittadino che durante un’assemblea pubblica, aveva interrotto il discorso del sindaco con espressioni di scherno.

I Giudici infatti, nella recente sentenza 4129, hanno sottolineato la necessità di porre dei limiti alla ‘continenza verbale’ che un cittadino deve mantenere per non offendere una persona e compiere reato. Nel caso in esame, il signore imputato di ingiuria aveva dileggiato il suo sindaco in un’assemblea convocata dallo stesso presso l’università locale, al fine di “chiarire gli equivoci sorti in merito ad una scelta amministrativa”.

Ci sarebbe molto da dire su una sentenza che quasi arriva a legittimare l’utilizzo di frasi ingiuriose verso chi rappresenta al massimo livello una comunità locale. Un’impostazione che non ci trova concordi proprio per il rispetto istituzionale che  riteniamo sempre deve essere riservato a chi incarna nella propria persona lo Stato, a qualsiasi livello.

Ma il passaggio fondamentale ed importantissimo della Sentenza n. 4129 è invece quello dove si sostiene che se un politico non mantiene le promesse fatte ai propri elettori, non attuando ciò che si era proposto di fare durante il suo mandato, non è reato dileggiarlo. Non si tratta, infatti, di critiche alla persona ma al suo operato politico-amministrativo.

Si tratta di un pronunciamento interessantissimo in quanto per la prima volta viene riconosciuto il principio che le promesse che i politici fanno in campagna elettorale non possono essere semplicemente la compilazione di una lista dei sogni per raggranellare qualche voto, ma sono un preciso e vincolante impegno che l’eletto prende con gli elettori. Non è giustificabile che per vincere un’elezione si promettano mari e monti, per poi bellamente dimenticarsene ad urne chiuse.

Abbiamo bisogno di persone serie che si impegnino seriamente, con programmi e progetti realizzabili e realisti. Le nostre frazioni non sono assolutamente in grado di sopportare cinque anni di inerzia amministrativa e di assoluta mancanza di programmazione. Perchè non andrebbe mai dimenticato – soprattutto da chi riveste cariche pubbliche – che la politica per alcuni può forse essere anche un gioco, ma la serietà è altra cosa.