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Abbiamo incontrato Paolo Bendinelli da tempo praticante triatleta, ora passato alla versione più estrema: la Ironman. Di ritorno dalla Sardegna, ci ha raccontato la sua esperienza.

Ciao Paolo! A 45 anni fai un’attività sportiva così impegnativa, cosa rappresenta per te lo sport?

Sono uno sportivo appassionato da quando ero molto piccolo. Gestisco con mia moglie Paola il panificio Pane Arte di Lugagnano che è il più antico della provincia di Verona, aperto nel 1893 da mio bisnonno Bernardo e da sempre sento l’esigenza di avere un piccolo spazio per “decongestionare”. Nella mia scaletta delle priorità il triathlon occupa forse il 5%, ma è una parentesi indispensabile per il mio benessere psico-fisico.

Facciamo un salto indietro. Come è nata questa passione?

Per la verità un po’ per caso… Dopo aver giocato a pallavolo tanti anni cercavo qualche attività che nei ritagli di tempo mi permettesse di mantenermi in forma all’aria aperta. Un amico mi ha parlato di triathlon chiudendo il discorso con un beffardo: ”ma ti no te Se gnanca bon!”. E così un po’ per caso e un po’ per sfida ho incominciato con le garette locali.

Perché hai scelto la variante più impegnativa: l’ironman?

Mi sono reso conto fin da subito che il mio “motore” è tarato per le distanze “endurance” e per lo sforzo prolungato. Pur affrontando prove di questo tipo che il 90% per cento dei triatheli non sopporta, io mi godo pienamente le 12 o 13 ore di gara passate nuotando, pedalando e correndo in contesti paesaggistici sempre estremamente suggestivi.

Come l’8 giugno scorso?

Certamente, in Sardegna sull’Isola dell’Asinara è stata un’esperienza molto bella. Io con altri 20 ironman, 6 apneisti e 14 medici- ricercatori del CNR di Pisa che ci hanno monitorato prima, durante e dopo la gara.

Quanto tempo dedichi all’allenamento durante la settimana?

Dipende molto dal mio lavoro. Lo spazio per il triathlon è pochissimo e và bene così, comunque riesco ad allenarmi 7-8 ore per settimana. Il fatto che con così poco allenamento debba poi affrontare prove da 12-16 ore rende la cosa ancora più interessante, vedi in una gara ironman la crisi metabolica dopo un po’ di ore arriva, è inevitabile, bisogna solo gestirla al meglio. Da lì in poi fino al traguardo è la testa che sostituisce il fisico.

Dove hai gareggiato su distanze ironman?

All’Isola d’Elba 3 volte, in Sardegna, ma i ricordi più belli sono legati al deserto di Dubai negli Emirati Arabi e a Embrun in Francia.

Come si fa ad affrontare prove così lunghe in situazioni così differenti?

La mia è stata un’evoluzione vissuta a tappe. Dopo lo shock muscolare del passaggio fra bici e corsa a Dubai con 46°C ho visto che il motore rispondeva bene , ho pensato subito di confrontarmi con una prova completamente diversa, da qui la scelta di Embrun, la gara ironman più lunga e più dura del mondo, un cocktail micidiale di salite per un totale di 5000mt. di dislivello positivo distribuito in 190 km con pendenze fino al 24% e una maratona finale su sentieri di montagna.

Quali sono stati i momenti più belli? Raccontaci qualche aneddoto sulle gare che hai fatto.

Faccio due gare all’anno e ogni volta conosco gente a dir poco incredibile. In distanze Ironman tutti gli atleti dai primi agli ultimi “raschiano il fondo del barile” per arrivare al traguardo.All’Elba nel 2006 due americani del Colorado in viaggio di nozze hanno improvvisato questa gara con biciclette noleggiate il giorno prima. Sono riusciti a tagliare il traguardo dopo 19 ore. Mi è capitato di vedere a Embrun in Francia nel tratto più impegnativo della salita, uno spagnolo “ubriaco” di fatica ribaltarsi addosso ad un tedesco, e nella stessa gara un mio amico di Bologna è finito sotto la tenda medica completamente disidratato, dopo essere stato rimesso in sesto con 6 litri di infusione per endovena, ha voluto riprendere la maratona finale per conquistarsi la maglia “Finisher” che è il premio per questa gara. Forse è la fatica condivisa che fa nascere legami forti anche con gente che non parla la tua lingua, da queste esperienze torno sempre con le” batterie cariche”. Cerco di spostarmi con la famiglia perché è un motivo di crescita per tutti.

Qual è il tuo prossimo obiettivo?

Rifaccio Embrun quest’anno con Mirco Cavallini di Lugagnano e con un gruppo di amici, poi i progetti sono tanti e tutti invitanti… si vedrà. Mi piacerebbe allungare la distanza ed essere il Primo veronese a concludere un doppio ironman , magari con la maglietta dell’AVIS sezione Massimo Boscaini di Lugagnano. Comunque io faccio il fornaio, ho tre figli e l’ironman nella famosa scaletta rappresenta le briciole.