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Un sogno nel quale Arlecchino immagina di poter finalmente comandare e mettere in riga i mille uffici pubblici con i quali si è trovato a scontrarsi per ottenere i famigerati “pezzi di carta” necessari ad andare in scena. E’ con questo quadro che si chiude la travolgente commedia “Arlecchino e la burocrazya” messa in scena ieri sera a Sona dalla Compagnia Overlord Teatro.

Il contesto è quello della bellissima rassegna teatrale “Storie al Chiaro di Luna” proposta da SpazioMio Teatro e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Sona presso Villa Trevisani.

La commedia, su un testo di Alessandro Albertin (che in scena è poi Arlecchino) e con la regia esperta di Michela Ottolini, si snoda attraverso un serratissimo e fisico dialogo tra Arlecchino e le mille facce della burocrazia italiana, tutte rappresentate dalla poliedrica Francesca Botti. A far da cornice un palco completamente spoglio di qualsiasi cosa se non della fisicità dei due attori.

Francesca Botti. Sopra, un momento della commedia a Villa Trevisani a Sona
Francesca Botti. Sopra, un momento della commedia a Villa Trevisani a Sona

Arlecchino, dopo la chiusura della sua compagnia teatrale presso Il Piccolo di Milano, deve trovare il modo di riportare in scena uno spettacolo e inizia un vero e proprio calvario (“comune a tutti gli italiani”, come ha spiegato la regista Ottolini presentando la commedia) per ottenere permessi, certificati, timbri e autorizzazioni.

Un claustrofobico e divertentissimo viaggio negli uffici della nostra Italia, tra Comuni che non rispondono, INPS che esaspera, SIAE che scoraggia, uffici regionali in gondola, ProLoco demotivate e montagne di carte da compilare.

Arlecchino-Albertin è, al solito, uno straordinario interprete pur confrontandosi – forse per la prima volta – con un testo comico. Un’interpretazione completa la sua, che sa mettere assieme la tradizione di Arlecchino, scardinandola poi ad uso del testo. Ma la vera mattatrice della serata è sicuramente la Burocrazia-Botti. Francesca Botti, di Lugagnano, è ormai da tempo diventata attrice vera e di grande spessore.

In tournée lo scorso inverno con Natalino Balasso con la commedia “La cativissima epopea di Toni Sartana”, Francesca Botti ieri sul palco ha saputo dare voce, viso e corpo (letteralmente) a tutte le schizofrenie della tentacolare burocrazia italiana, modificando con un ritmo travolgente e camaleontico accenti, tic, manie, dialetti e nevrosi e trascinando i tantissimi spettatori (più di 250) in un labirinto di follia contagiosa.

La commedia non ha una morale e non vuole insegnare nulla. Ma sa aprire uno spaccato tanto divertente quanto reale sul quotidiano di tutti noi. Coinvolgendo e strappando vere risate, andando ben oltre il rischio di cadere in qualche banale stereotipo che il tema poteva suggerire.

Una commedia, ieri alla prima rappresentazione assoluta, del tutto originale, che sa rileggere addirittura, come si diceva, un mostro sacro ed intoccabile del teatro povero qual è Arlecchino. Ora girerà l’Italia raccogliendo, ne siamo certi, un meritato successo.

Prima della commedia, come al solito, molto gradito l’aperitivo con i vini della Cantina Poggio delle Grazie dei fratelli Brutti di Lugagnano e con gli stuzzichini della pizzeria MorePizza, sempre di Lugagnano.