L’Arena di Verona è fatta di pietra e di fiato. Pietra antica, fiato contemporaneo: quello che sale dai gradoni quando una città decide di mettersi in ascolto. Venerdì 15 maggio torna “La Grande Sfida – InConTrArti”, seconda edizione di uno spettacolo che non si limita a mettere in fila canzoni e luci, ma prova a fare una cosa più difficile: trasformare un palco monumentale in uno spazio condiviso, dove la fragilità non è “tema”, è presenza reale, visibile, centrale.
E se la serata avrà un volto televisivo riconoscibile, con Amadeus alla conduzione e Federico Parlanti al suo fianco, il cuore dell’evento – quello che resta addosso – sta nelle traiettorie personali che InConTrArti intercetta e rilancia. Tra queste, oggi, è impossibile non guardare verso Lugagnano e verso la storia di Giovanni Signorato, un ragazzo che negli ultimi mesi ha portato il “qui” della provincia veronese dentro i luoghi simbolo della musica e delle istituzioni, senza chiedere scorciatoie.
Il suo salto a Sanremo all’Ariston, la sera del 25 febbraio scorso, non è stato il classico “momento a parte”. È stato palco vero, responsabilità vera, davanti al Paese. In quell’occasione ha interpretato “Si può dare di più” in una performance corale nata da un percorso che passa anche per Montecitorio, dove l’11 novembre aveva cantato durante la presentazione dello Special Festival.
Il punto non è inseguire la retorica del “messaggio”. Il punto è che il talento, quando viene preso sul serio, sposta i confini. Lo racconta lo stesso Giovanni, intervistato dal Baco il giorno dopo Sanremo: “Già il cuore mi era andato a mille cantando con Jovanotti in una data veronese in Arena. Ieri sera è stata una soddisfazione immensa”. Parole semplici, ma con dentro la scossa elettrica di chi sa cosa significhi conquistarsi lo spazio, centimetro dopo centimetro, sotto una luce che non perdona.
Ecco perché InConTrArti arriva al momento giusto. Perché mette in scena, con strumenti diversi, la stessa domanda che attraversa la storia di Signorato: chi decide dove finisce un limite? Sul palco dell’Arena, il 15 maggio, la risposta prende forma in un alternarsi di musica, performance e narrazione. Tra gli ospiti annunciati c’è Paolo Ruffini, di ritorno con un monologo inedito scritto apposta per l’occasione; ci sarà Francesco Renga; e una parte del cast di “Notre Dame de Paris” con Matteo Setti, Elhaida Dani, Camilla Rinaldi, Graziano Galatone, Vittorio Matteucci, Angelo Del Vecchio e Giò Di Tonno, oltre agli Oliver Onions.
Tra le esclusive pensate per l’anfiteatro, una delle immagini più attese è quella che lega voce e corpo in modo concreto: Matteo Setti interpreterà “Il Tempo delle Cattedrali” accompagnato da un passo a due con la danzatrice sorda Carmen Diodato e il ballerino Marco Fagioli. Accanto, ci saranno Lina Sastri con il pianista Adriano Pennino per un omaggio che attraversa Gino Paoli, Ornella Vanoni e Pino Daniele; e poi la pittura dal vivo di Francesco Canale, artista senza braccia che realizzerà opere sul palco. A sostenere l’onda sonora, l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana diretta da Diego Basso, con un segmento dedicato alle colonne sonore; e ancora la presenza di Simi Bianchi e del tenore Fabio Armiliato, con un omaggio a Daniela Dessì attraverso un duetto virtuale.
Ma InConTrArti, a Verona, non vive solo di nomi. Vive di destinazione: l’intero incasso sarà devoluto ai progetti promossi da ASD La Grande Sfida insieme a Caritas diocesana veronese e Unitalsi Verona. E dietro la parola “progetti” ci sono traiettorie precise: “Young Now” per la formazione dei giovani volontari, “Occhio al Futuro” contro la povertà educativa, e “Impariamo a vivere insieme”, che mira alla creazione di un gruppo appartamento per persone con disabilità intellettiva, con l’obiettivo di sostenere percorsi di autonomia.
Il Comune di Verona ha rivendicato il cammino avviato lo scorso anno, quando l’evento è entrato nella programmazione dell’Arena nell’anno dei trent’anni della Grande Sfida. E il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, ha legato idealmente la serata a quel 18 maggio, due anni fa, quando Papa Francesco arrivò in Arena in carrozzina: un’immagine che, nelle sue parole, ha aiutato a tenere accesa una riflessione sulla disabilità come tema quotidiano, familiare, comunitario.
In mezzo a questa architettura di musica e solidarietà, la storia di Giovanni Signorato, che anche in Arena si esibirà con Camilla (Corally), la sua compagna di palco, torna come una freccia che indica la direzione. Non perché “rappresenti” qualcuno, ma perché – tra Lugagnano, la Camera, La Spezia e l’Ariston – ha mostrato cosa succede quando una comunità smette di guardare la disabilità come un recinto e inizia a considerarla, finalmente, come parte del paesaggio umano. InConTrArti è questo: un monumento che si apre, e una città che prova a non lasciare nessuno fuori scena.
I biglietti sono disponibili su Ticketone e Box Office Live.
L’EDITORIALE DEL BACOL’amore esiste perché qualcuno domanda “Stai bene?”© 2026 Riproduzione riservata
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