Aperti al mondo: diario di una missione in Brasile

Cari lettori del Baco, in questo breve articolo proverò a raccontarvi il viaggio missionario che ho vissuto quest’estate in Brasile: non è facile condensare in poche righe i tanti volti, i luoghi, le realtà incontrate in un punto del mondo così lontano e distante dal nostro.

Cercherò quindi di fare del mio meglio. Anzitutto, nell’esperienza che ho vissuto in Brasile ho avuto sette compagni di viaggio: Mario, Linda, don Luca, Irene, Ginevra, Davide, Monica. Questi sono i primi volti che ho incontrato: un viaggio sono anche le persone che porti con te. Quelle con cui parti; quelle con cui torni. Per questo, ora, il mio racconto diventerà il nostro racconto.

Durante la prima settimana siamo stati ospitati nella periferia di Joao Pessoa, capitale del Paraiba, nel nord est del Brasile. Una terra povera, ma ricca di umanità. Qui il progetto Beira da Linha (Il binario del treno) da anni è diventato il punto di riferimento di un quartiere un tempo centro di violenze, spaccio e degrado. Siamo stati accolti da padre Dario Vaona e abbiamo vissuto lì diversi giorni, incontrando giovani e adulti, bambini e anziani: ognuno ha dato la sua testimonianza, chi con la parola, chi con piatto di buon cibo, chi con un abbraccio, chi con un sorriso.

Spesso pensiamo che andare in missione significhi dover partire per aiutare i più poveri, perché noi abbiamo di più, stiamo meglio e quindi sappiamo come si fa. Il progetto Beira da Linha ci ha invece mostrato che essere missionari significa prima di tutto ascoltare e accogliere chi abbiamo davanti. E qui ti rendi conto che il povero sei tu davanti a loro: sei tu quello che riceve, che poi torna a casa più ricco di esperienze, di immagini, di ricordi, di emozioni. Dov’è quindi la vera ricchezza? Forse, in chi è capace di donare di più.

Padre Dario e i fondatori del progetto hanno iniziato ad accogliere i bambini che vivevano lungo la linea del treno, da lì poco distante, per dare loro la consapevolezza che, grazie all’educazione, una vita fondata sui valori buoni è possibile; che si può alzare la testa da una condizione di povertà per poter guardare più in alto e più lontano; che un futuro migliore è possibile. E la semina negli anni ha dato i suoi frutti: tra quelli che ieri erano quei bambini, oggi ci sono gli educatori del progetto. Molti hanno intrapreso la carriera universitaria. Tanti hanno cambiato vita.

Oggi il centro è diventato il punto di riferimento non solo per i bambini ma anche per apprendisti, anziani e sportivi: il bene è contagioso, ed è bello vedere che un luogo che prima era centro di spaccio e di violenza sia diventato il punto di riferimento positivo per una comunità.

La seconda settimana ci siamo spostati in campagna, a Cruz do Espirito Santo, un piccolo paese a circa un’ora da Joao Pessoa. Qui abbiamo incontrato padre Gabriele Giacomelli e i giovani della comunità. Immerso in una distesa infinita di piantagioni di canna da zucchero, il nuovo progetto in cui siamo stati accolti, l’ACRF, è un centro rurale di formazione che svolge moltissime attività, tra cui il sostegno ai bambini e giovani con difficoltà di apprendimento e disabilità non gravi.

Se dovessi sintetizzare quello che abbiamo vissuto nella seconda settimana, direi che a Cruz abbiamo sperimentato la cura dei più piccoli e l’accoglienza: abbiamo imparato la lingua dei segni brasiliana per poter fare delle attività con i giovani sordi del posto; abbiamo fatto visita in campagna alle piccole realtà contadine che con fatica, giorno dopo giorno, portano avanti il loro lavoro; siamo stati ospitati nelle case dei giovani, che una sera ci hanno anche portati in università con loro.

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Personalmente, mi ha colpito molto la storia delle campagne brasiliane: qui i contadini hanno dovuto lottare a lungo con i grandi proprietari terrieri per riuscire a ottenere un appezzamento di terra da coltivare. E solo in pochi, poi, hanno le forze per poter portare avanti una vita così faticosa. Quello che però i contadini ci hanno voluto mostrare è stata la semplicità e la bellezza della vita in campagna con i frutti del loro lavoro e delle loro conquiste: una vita che va avanti di generazione in generazione, un’accoglienza semplice e frugale ma piena di cura.

A conclusione del nostro viaggio abbiamo visitato il piccolo borgo storico di Olinda, nel Pernambuco. Una perla coloratissima affacciata sull’oceano, che è stata casa anche di padre Helder Camara, un grande vescovo brasiliano che, assieme a molti altri, ha lottato contro il regime dittatoriale negli anni settanta del novecento.

Sono arrivato alla fine di questo breve racconto, cercando di tracciare una piccola linea di quella che è stata la nostra esperienza. Spero che queste poche righe possano essere da una parte un trampolino di lancio per chi abbia il desiderio di qualcosa di simile; dall’altra, per chi ha già fatto un viaggio come questo, che possa risvegliare un ricordo vissuto poco o tanto tempo fa.

Un grazie speciale va ai miei compagni di viaggio, a padre Dario, a padre Gabriele e al centro missionario diocesano di Verona, che ogni anno dà ai giovani l’opportunità di fare esperienze alla scoperta del mondo e dei suoi mille volti.

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Riccardo Chesini
Nato a Negrar il 18 novembre 1995, si è diplomato nel 2014 al liceo classico Scipione Maffei di Verona. Ha conseguito nel 2019 il diploma tradizionale in pianoforte presso il conservatorio di musica E.F. Dall’Abaco di Verona. Collabora con Il Baco da Seta dal 2014.