Antonio Ghiringhelli, da Sona alla Scala di Milano

Certamente tutti i cittadini del Comune di Sona si saran trovati almeno una volta, durante una loro visita a Milano, in Piazza della Scala ed avranno ammirato il complesso del più famoso Teatro del mondo pensato da Giuseppe Piermarini ed inaugurato il 3 agosto 1778 con la rappresentazione di un’opera di Antonio Salieri dal titolo “Europa riconosciuta”.

 

Alla maggior parte però sarà sfuggita la denominazione di uno spazio al lato sinistro del Teatro, là dove inizia pure la via dei Filodrammatici, richiamato da una targa di marmo murata sul Teatro stesso, che così recita: “LARGO ANTONIO GHIRINGHELLI 1903-1979”.

 

Ma chi avrebbe mai detto che questa importante figura di uomo è così legata al passato di Sona e benemerita nel ricordo di diverse persone anziane dei paesi del nostro Comune, alcune purtroppo già scomparse? Sono state proprio queste persone, con le quali da tempo ed a più riprese ho parlato, a convincermi che la loro ferrea memoria storica era più precisa di qualsiasi documentazione rintracciabile da uno storiografo. Anzi sono certo che altri, leggendo questo scritto, potrebbero ulteriormente confermarlo ed arricchirlo. E’ quindi sulle loro vive testimonianze che mi baso.

 

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto chi era Antonio Ghiringhelli per il Teatro della Scala di Milano. Fu Commissario straordinario dell’ Ente dal luglio 1945, subito dopo la fine della guerra. Nominato Sovrintendente del Teatro alla Scala nel 1948, rimase in carica fino al 1972.

 

Chi dal maggio del 1996 visita il Teatro o ci va per assistere in platea a qualche rappresentazione d’opera, può osservare e leggere nel lato destro del foyer, esattamente sopra la grande statua di Giuseppe Verdi, una epigrafe che recita così:

ANTONIO GHIRINGHELLI
CON ARDIMENTO LOMBARDO
FECE RISORGERE
IN MENO DI UN ANNO
DALLE MACERIE
DELLA GUERRA
LA SCALA
CHE EGLI TANTO AMO’
RESTITUENDOLA
ALL’ITALIA E AL MONDO
NEL SUO ANTICO SPLENDORE
19 MAGGIO 1946 – 11 MAGGIO 1996

 

E si capisce subito che il nome di questa persona è legato soprattutto alla ricostruzione post-bellica della Scala, cui fece fronte a proprie spese. Il Teatro infatti venne semidistrutto dai bombardamenti nel 1943.

 

Ma in quel di Lugagnano, Antonio Ghiringhelli possedeva – secondo le sopracitate “vive testimonianze” – più di 300 campi di terra veronesi distribuiti tra il territorio del comune di Sona e quello di Bussolengo, e tali fondi facevano capo a quella località che da tempi remoti i nostri antenati chiamavano “el Maràn”, attuale San Francesco e dove, su una parte di quei fondi ovviamente, ora sorge il complesso commerciale della “Grande Mela”.

 

Era quindi il proprietario del Maràn. Il toponimo di questa località merita un inciso. Esso deriva dal fatto che nel lontano Medioevo vi abitavano Ebrei convertiti al cristianesimo, che la plebaglia chiamava “marrànos”, al singolare “marràn”, termine insultante derivato dallo spagnolo ed equivalente a “porci”, e un marrano, in una comunità cristiana, era molto più sgradito di un ebreo praticante, per questo veniva emarginato ed era costretto ad accasarsi lontano dai centri abitati.

 

Tornando, al nostro Ghiringhelli, egli era il Padrone di questa grande azienda agricola, la quale, nei ricordi delle persone che, in giovane età, avevano trovato in essa un’occupazione fin dagli anni trenta, dava lavoro a 120 persone, uomini e donne provenienti anche dai paesi dei vicini comuni. Si lavorava tutto l’anno: nei campi e nei magazzini dove veniva conservata in grandi frigo la frutta per essere poi confezionata per la spedizione. Si coltivavano viti, peri, meli, peschi, albicocchi, susini, mandorli, ciliegi, fichi, fragole, foraggi, ecc… C’erano bestiame in genere e soprattutto cavalli. L’azienda era inoltre dotata di artigiani, tra cui in particolare il famoso “marangòn”, per le varie necessità. C’erano gastaldi e capi, di cui qualcuno ricorda ancora nomi e cognomi, e la loro intransigente severità. Ogni danno arrecato comportava l’immediato licenziamento. Ad esempio, se uno strappava involontariamente un rametto di pianta da frutto, lo nascondeva in fretta, se poteva, sotterrandolo.

 

L’azienda conobbe un periodo difficile durante gli ultimi anni della guerra, ma subito dopo, la ripresa fu repentina. Negli anni cinquanta ebbe inizio anche il lavoro stagionale. Si lavorava pure di domenica, salvo alle ore11 trovarsi tutti alla messa che veniva celebrata nella chiesetta di proprietà, dedicata a San Francesco. Dopo la guerra fu istituita anche la mensa. Alcuni operai ricordano che il signor Antonio andava di persona a salutarli. Una volta si avvicinò ad una operaia che stava caricando il letame e questa lo avvisò che si sarebbe sporcato, ma il signor Antonio non desistette, le diede la mano e le fece un complimento! Ricordano che non era sposato, non aveva figli, ma conviveva. Verso la fine degli anni cinquanta si fece sostituire nella conduzione dell’azienda dal fratello Amilcare.

 

Termino con la testimonianza di un bellissimo ricordo. Sul finire degli anni quaranta, il Padrone signor Antonio, organizzò una gita di due giorni a Milano per tutti i suoi dipendenti del Maràn, la quale comprendeva, tra l’altro, la visita ai suoi stabilimenti e la partecipazione, alle storiche ore otto di sera, alla rappresentazione, al Teatro alla Scala, dell’opera di Giuseppe Verdi: “La Forza del Destino”. “Non ho mai dimenticato quello spettacolo! Non saprei ricordare la data. So che era in primavera ed era di domenica. Che bello!”, mi confidò un’anziana testimone. Io le promisi che forse sarei stato in grado di risalire alla data precisa ricercando tra la documentazione storica delle rappresentazioni del Teatro. E infatti si riferisce alla seconda rappresentazione de’ “La Forza del Destino” della stagione operistica 1948-49, che ebbe luogo sabato 2 aprile 1949. E solo questa delle cinque rappresentazioni avvenne tra un sabato ed una domenica. Pertanto quella gita fu fatta il 2 e 3 aprile del 1949. Quella sera il direttore musicale fu Victor de Sabata e tra gli interpreti la Simionato e Siepi. Il Teatro alla Scala era stato restaurato dalle macerie della guerra e si può ben dire anche con il frutto del lavoro di tanti cittadini di Sona.

 

Ecco cosa può accadere, per caso, parlando con chi ha accumulato più memoria storica: che il Teatro lirico più famoso del mondo, che amo e frequento, attraverso uno dei suoi più grandi benefattori, il signor Antonio Ghiringhelli, fosse di casa senza saperlo! E spesso al Maràn nella bella stagione, questo storico sovrintendente ci portava anche cantanti, ballerini e ballerine. E chissà quali personalità ed artisti!