Ancora una notte prima degli esami

Desk lamp-lit study desk with open books, a notebook bearing an Italian motivational quote, pens, a mug, and a stack of books by a window at dusk.

C’è una notte che torna per tutti. Anche per chi l’ha attraversata da anni, anche per chi oggi la guarda da lontano, con la tenerezza un po’ malinconica di chi sa che certe paure, quando passano, diventano ricordi luminosi. È la notte prima degli esami. Una notte fatta di libri ancora aperti, penne sparse sulla scrivania, messaggi che arrivano tardi, ripassi improbabili, silenzi improvvisi, sorrisi nervosi. Una notte in cui il futuro sembra bussare alla porta con più forza del solito.

Domani comincia la maturità. E ogni anno, quando arriva questo momento, sembra di rivedere la stessa scena: ragazzi e ragazze sospesi tra l’ansia e l’attesa, famiglie che fingono calma, insegnanti che ripensano al cammino fatto, scuole che per qualche giorno diventano il centro emotivo di una comunità. Perché l’esame di maturità non è soltanto una prova scolastica. È un rito collettivo, uno di quei passaggi che restano addosso anche quando i dettagli si sbiadiscono.

Ai maturandi delle mie redazioni scolastiche e de Il Baco da Seta ho provato a dirlo con parole semplici: domani non vi chiederanno di essere perfetti. Vi chiederanno di dimostrare ciò che avete imparato in questi anni. E forse è proprio qui il punto più importante. La maturità non misura soltanto nozioni, date, formule, autori, collegamenti. Misura anche la capacità di stare dentro una prova, di respirare quando la pagina sembra troppo bianca, di scegliere da dove cominciare quando tutto pare enorme.

Nel giornalismo la pagina bianca fa paura a tutti, anche ai professionisti. Lo sa chiunque abbia dovuto scrivere un articolo quando le idee sembravano correre troppo veloci o, al contrario, non arrivare affatto. Poi però succede qualcosa. Si mette giù una parola, poi una frase, poi una domanda. Si cerca un attacco, si trova un filo, si capisce dove portare il lettore. E poco alla volta il pezzo prende forma.

L’esame, in fondo, somiglia a questo. Non bisogna pensare subito all’intero percorso, alla montagna da scalare, a tutte le risposte da dare. Bisogna pensare alla prima riga da scrivere, alla prima domanda da affrontare, al primo passo da compiere. Il resto arriva camminando. Magari con qualche esitazione, magari con una cancellatura, magari con il cuore che batte forte. Ma arriva.

In questi anni le mie ragazze ed i miei ragazzi – mi permetto di chiamarli così – hanno imparato qualcosa che va oltre la scuola e oltre il giornale. Hanno imparato che non conta sapere tutto, perché nessuno sa tutto.

Conta saper osservare. Conta ragionare. Conta verificare. Conta trovare le parole giuste per raccontare un fatto, difendere un’idea, spiegare un dubbio, dare ordine al caos. Sono qualità preziose, più resistenti di qualsiasi voto, più utili di molte certezze imparate a memoria e dimenticate troppo in fretta.

C’è una frase di Seneca che sembra scritta proprio per queste ore: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili”. La maturità sta anche qui, in quel momento esatto in cui si decide di osare. Non con arroganza, non con incoscienza, ma con quella forma gentile di coraggio che serve per dire: ci provo, comincio, vediamo dove riesco ad arrivare.

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La sbandata controllata

Domani non entreranno in aula ragazzi perfetti. Entreranno ragazzi veri. Con le loro paure, le loro fragilità, le loro notti insonni, ma anche con tutto quello che hanno raccolto lungo il cammino. Le lezioni ascoltate e quelle perse nei pensieri. Le interrogazioni andate bene e quelle finite male. Gli appunti presi in fretta. Le amicizie nate tra i banchi. Le corse nei corridoi. I professori amati, temuti, contestati, ricordati. Le mattine storte. Le scoperte inattese. I giorni in cui sembrava tutto inutile e quelli in cui, invece, qualcosa si accendeva.

Ecco perché questa notte ha un sapore speciale. Perché chiude una stagione e ne apre un’altra. Perché costringe a voltarsi indietro e, nello stesso tempo, a guardare avanti. Perché dice a ogni maturando che il tempo della scuola, almeno in quella forma, sta finendo. Ma dice anche che nulla di ciò che è stato vissuto va perduto davvero.

A chi domani affronterà la maturità, allora, va un augurio affettuoso. Entrate con curiosità, preparazione, lucidità e un pizzico di coraggio. Fate come un buon giornalista davanti a una storia importante: osservate, ascoltate, scegliete le parole, non fatevi paralizzare dalla paura della prima riga. Perché spesso le notizie migliori arrivano proprio dopo aver superato una scadenza che sembrava impossibile.

E questa, comunque vada, sarà una delle vostre prime grandi notizie.

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Mario Salvetti
Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è tra i fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Nel tempo libero suona (male) la batteria.