Anche a Sona si celebra la Giornata della Vita, perché senza famiglia non esiste futuro. Ma servono progetti forti, non slogan

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“La pandemia fa sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà e fa riflettere sul senso della libertà in rapporto alla vita”. Domenica 7 febbraio, prima domenica del mese, da 43 anni la chiesa italiana celebra la Giornata per la vita.

Quest’anno il tema è “Libertà e vita” che si collega all’altro documento “Alla sera della vita. Riflessioni sulla fase terminale della vita terrena” della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, sul tema del morire. In questo frangente drammatico per il nostro Paese, la Chiesa dialoga “con gli operatori sanitari credenti e non credenti, con coloro ai quali è affidata la cura pastorale, con le famiglie che stanno accanto ai malati nella fase finale della vita e con chi affronta la sofferenza”.

Temi forti, e sicuramente centrali nelle nostre esistenze segnate pesantemente dalla pandemia, sia a livello comunitario che e a livello personale.

Sul nostro territorio la Giornata della Vita ci impegna a ricordare, e sostenere, il Centro Aiuto Vita di Lugagnano, che opera dal 2013 nei Comuni di Sona, Bussolengo e Pescantina. Un lavoro paziente, prezioso, costante, umile ma efficace di tanti volontari di sostegno alla vita nascente e alle famiglie in difficoltà. Un’emergenza diventata drammatica nell’ultimo decennio, e che il Covid ha reso addirittura epocale.

Una sfida, quella del sostegno alla famiglia come istituzione e ad ogni famiglia nel concreto quotidiano, a cui siamo tutti chiamati, soprattutto in questo presente nel quale l’emergenza sanitaria e quella economica stanno stritolando, come le due ganasce di una tenaglia, troppe giovani famiglie prive di alcuna rete di sostegno e troppe donne che vivono nell’abisso di una nera solitudine esistenziale la loro neo maternità.

In questi giorni a Roma sta prendendo forma un nuovo governo. Tra le scelte che andranno prese non devono assolutamente essere dimenticate vere politiche a favore delle famiglie, che per ora sembrano del tutto assenti nel dibattito in corso su recovery fund e su quali direzioni di futuro vogliamo dare al nostro Paese.

Quello di cui abbiamo bisogno non sono certamente i soliti e triti slogan con i quali farsi (elettoralmente) belli ma concrete decisioni, progetti forti e che soprattutto abbiano gambe autonome sulle quali camminare.

Interventi che diano finalmente vita ad una robusta articolazione di aiuti economici, sostegni strutturali e tutele sociali, riportando al centro dell’attenzione pubblica quello che è il nucleo fondante del nostro essere persone e comunità, la famiglia.

Come scrive Cammillo Langone, dove sono una mamma e un bambino non c’è altro da guardare, e nient’altro da sperare. Nient’altro da augurarsi e da augurare. Buona giornata della vita, a chi crede nella vita.